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L’eredità dei Nirvana

Amati, odiati, discussi, rinnegati, riscoperti. I Nirvana dalla morte di Cobain sono entrati di diritto nell’olimpo del rock, lasciando un vuoto notevole all’interno del panorama ‘mainstream’ mondiale. Indipendentemente dalle valutazioni personali, alla band di Aberdeen va dato il merito di aver sfruttato al meglio il loro impressionante successo, ad esempio dando visibilità a band che non la avrebbero mai avuta a certi livelli. E non parliamo di Sonic Youth, Dinosaur jr e Mudhoney, che di certo giovarono anche dell’ottima pubblicità fatta da Cobain, Novoselic e Grohl; ma di Daniel Johnston, Melvins, Flipper, Urge Overkill, Jesus Lizard e tantissimi altri. 
I Nirvana non furono il gruppo più originale della loro epoca, tantomeno il primo gruppo indipendente ad approdare ad una major (prima di loro R.E.M. , Husker Du, Sonic Youth, ma anche Soundgarden e Screaming Trees), ma furono quelli che cambiarono la storia della musica. E’ indubitabile che nella storia della discografia mondiale c’è un pre-Nevermind e un post-Nevermind. Lo dimostra il vergognoso assalto delle major a qualsiasi gruppo proveniente dall’area di Seattle, nella speranza di sfruttare l’onda lunga della pseudo-scena proveniente dallo stato di Washington. Fanculo al modello ‘Sub Pop’, fanculo alla scena indipendente, fanculo alla crescita artistica delle band, bisogna fare soldi e farli subito. Chi è venuto dopo Nevermind ha dovuto fare i conti, e si è prestato, allo sciacallaggio delle grandi etichette che hanno proposto ingaggi record a band emergenti, per poi licenziarle una volta fallito il tentativo di ripetere le strepitose vendite di Nevermind. I Nirvana sono stati il detonatore e la condanna di un’intera scena. Probabilmente senza di loro alcune band sarebbero state per sempre relegate a un pubblico di nicchia, ma sarebbe stato veramente così drammatico? Ci saremmo risparmiati Bush, Silverchair, e, ancora peggio, le svolte pseudo-grunge di Poison, Motley Crue, L.A. Guns, Warrant, band ‘hair-metal’ letteralmente spazzate via dall’estetica grunge, diametralmente opposta a quella festaiola e sessista delle band che dominarono le vendite rock negli anni ’80.
I Nirvana ebbero parzialmente lo stesso effetto del punk nel ’77. Dopo anni in cui il rock si era molto allontanato dalle sue origini rock n’ roll, arrivò qualcuno che recuperò la semplicità degli inizi, con una ruvidezza del tutto sconosciuta al grande pubblico ma allo stesso tempo con una capacità ‘pop’ fuori dal comune. Ma, forse, a quasi vent’anni dalla morte di Cobain, la vera eredità preziosa dei Nirvana è l’aver risposto a un disco dall’inaspettato successo con ‘In Utero’, episodio grezzo, onesto, estremamente cupo. Un gruppo che ha preteso di fare l’opposto di un Nevermind bis, che se n’è fregato dei giudizi e delle resistenze della sua casa discografica, facendo un disco non per le milioni di persone raggiunte con il disco precedente, ma piuttosto per i fan della prima ora. Una lezione di libertà artistica, a dimostrare che non esistono ‘compromessi obbligatori’ o ‘gabbie’ anche se sei una gallina dalle uova d’oro.
Luigi Costanzo

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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