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Cogito ergo volo

Quello che facciamo lo facciamo perché lo vogliamo. Quello che vogliamo non è sempre quello che facciamo. Tenendo presente questo concetto base del vivere quotidiano si può approcciare in maniera più serena alle cosiddette “menti brillanti”. In realtà questa definizione è calzante solo in parte al tema che voglio affrontare oggi.


Tutto è cominciato con una telefonata di Jacopo che mi suggeriva di documentarmi in merito alla figura e al lavoro dell’ingegner Carlo Ratti, di cui, sinora, avevo solo sentito parlare. Costui rappresenta un po’  per tutti gli ingegneri o aspiranti il punto di arrivo, l’acme di una carriera brillante tutta da costruire ed in continuo divenire. Vi invito ad innamorarvi di curricula vitae emozionanti cominciando proprio da questo: 

http://www.carloratti.com/people/cv/CVCarloRatti19Mar2009.pdf




Perché questo elogio quasi smodato? Vi starete sicuramente chiedendo. Ebbene per quello che riguarda la nostra rubrica sulla città e il suo modo di vivere e svilupparsi non c’è niente di più appassionante della filosofia di questa “mente brillante” (e per aver conferma di ciò, a mio parere, è sufficiente dare un’occhiata ad uno dei suoi progetti: Visual Exploration of Urban Mobility – http://senseable.mit.edu/visual-explorations-urban-mobility/touching-bus-rides.html – un estratto del quale è riportato nel video soprastante). 



Carlo Ratti nel 2004 ha fondato il MIT Senseable City Lab, uno spin-off del Massacchusset’s Institute of Technology, nato per trovare soluzioni ai problemi più comuni delle nostre grandi, caotiche e policentriche città. Uno dei progetti che maggiormente riguarda la dinamicità del vivere metropolitano è il Real Time Rome. Un progetto, questo, sviluppato nel 2006 sulla città di Roma che mirava ad analizzare il “battito cardiaco” della nostra città. Si sono estrapolati e aggregati dati i più diversi e se ne sono ricavate, ad esempio, le principali direttrici di traffico nelle diverse ore della giornata. Non solo. Analizzando in tempo reale, per l’appunto, i dati dell’utilizzo di telefoni cellulari uniti ai dati forniti dai rilevatori di traffico pubblico e privato, si è potuto dare un volto alla vita produttiva di Roma. Si è dimostrato come sia facile poter mettere in relazione, connettendoli virtualmente tra di loro, tutti i cittadini di Roma e dare loro, quindi, informazioni rilevanti su come gestire al meglio uno spostamento e di conseguenza ridurne le inefficienze. So che il concetto può sembrare banale. Qualcuno di voi potrebbe obbiettare che sono tutte informazioni di cui già disponiamo e che non aggiungono nulla al nostro vivere quotidiano. Ed è proprio così. Mi spiego meglio. Con il tema di oggi vi vorrei far entrare in un mondo che non è quello che tutti noi conosciamo ed in cui ci muoviamo. Il mondo di cui vi vorrei parlare è quello della pianificazione. Proprio così: il buon decisore ha in mano dei dati che gli vengono forniti da idee geniali come quella di Carlo Ratti, ha a disposizione una serie di strumenti che gli vengono dalla tecnica, ma far dialogare queste due realtà afferisce alla sfera delle competenze e dell’intuito. I dati che si ricevono sono chiaramente eterogenei, non completi, spesso inapplicabili anche al più avanzato dei modelli. È il buon pianificatore che deve sapere quali ipotesi possono essere rimosse senza intaccare gravemente la qualità dell’opera, e quali anomalie nei dati sono frutto di errori di rilevazione od evidenziano criticità. Immaginate di partire da zero. Immaginate una città con le sue strade ed i suoi punti di interesse, con le sue zone da salvaguardare ed i suoi monumenti da preservare. Eliminate tutti gli abitanti e tutte le macchine ed i motorini. Sembra tutto perfetto no? Silenzio ovunque, aria pulita e serenità. Ma per chi? Bene. Pensate ora di gettare sulla strada macchine, moto, bici, autobus, pullman turistici, furgoni, taxi, auto blu, pedoni, tutti allo stesso momento. Il panico. Che dati ci vengono forniti a questo punto? Nessun dato rilevante se non quello che bisogna fare qualcosa, bisogna dare delle regole. Queste regole sono generalmente emanate in maniera disorganica, poco efficiente, ed è questo il motivo per cui ci ritroviamo molto spesso ad inveire o, per i più audaci, a bestemmiare contro la pubblica amministrazione.



Un progetto che ha sempre catturato la mia attenzione e affascinato (si lo so sono matto, ma faccio ingegneria dei trasporti) è quello della ZTL. Le Zone a Traffico Limitato nascono da una parte dall’esigenza di preservare per le generazioni future zone di interesse storico e artistico, dall’altra per semplificare la vita quotidiana di chi si trova a lavorare e vivere in tali zone. Quello che mi affascina è la possibilità di adattare l’apertura e la chiusura della zona interessata in funzione del numero di macchine che ci sono all’interno. Si predispongono generalmente delle cosiddette spire induttive, ossia dei fili di rame annegati nell’asfalto in corrispondenza dei varchi di accesso alla ZTL. Questi, se attraversati da corrente, producono un campo magnetico che viene modificato al passaggio di una massa metallica (la vostra macchina) al di sopra di essi. Bene. In città con sistemi appena appena più avanzati e curati della nostra i veicoli vengono contati e il loro ammontare va a modificare i risultati di un algoritmo che determina la tariffa, ovviamente crescente con il numero di veicoli in circolazione, di accesso alla ZTL. Questo simpaticissimo sistema con cui l’amministrazione comunale potrebbe da un lato fare cassa e dall’altro scoraggiare coloro i quali vogliano a tutti i costi accanirsi a parcheggiare “a castello” per le vie del centro, si chiama Congestion Charge. Concetto semplice, a costo zero da poter essere immediatamente implementato nella nostra città. Invece noi preferiamo chiudere a tutti l’ingresso in centro per un numero insufficiente di ore, e poi aprire le gabbie, lasciando entrare chiunque voglia e si sia appostato furtivamente e furbescamente all’ingresso aspettando la fatidica congiunzione “non”, che appare tra Varco e Attivo alle 18 di qualunque giorno della settimana, esclusa la domenica, naturalmente! Questa è un’altra piccola dimostrazione di quanto poco scontato sia essere un buon pianificatore.


A tentare di porre rimedio a queste inadeguatezze strutturali e ad esaltare il fascino della tecnica contribuiscono centri di ricerca come Senseable City Lab, sui cui progetti avremo modo di ritornare.



Federico Giubilei

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