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Alberto Burri. Quando dalla sofferenza nasce la magia.

Pochi artisti sono stati interpretati in maniera così discordante come Alberto Burri. E’ stato acclamato e criticato, ammirato e disprezzato, amato e spesso, ingiustamente, sottovalutato. Tutte queste divergenze da parte della critica artistica sviluppatesi nei circoli intellettuali dei salotti novecenteschi, sono state superate in seguito all’esplosione artistica di Burri negli anni cinquanta, in cui finalmente la critica ha realizzato che, indipendentemente dal pensiero estetico personale nei confronti di tale autore, l’emozione che suscita questo artista alla vista di una sua opera, è qualcosa di difficilmente spiegabile. Le emozioni suscitate dall’artista sono forti, violente, intense, tanto da lasciare per un attimo come attoniti. L’osservatore viene catturato dall’opera in una sorta di ipnotica contemplazione.

Per comprendere efficacemente le motivazioni interiori che hanno delineato lo stile artistico di Alberto Burri, è importante conoscere alcune vicende che hanno determinato il corso della sua vita. Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1940, Alberto Burri si arruola giovanissimo come ufficiale medico nell’esercito italiano, in seguito allo scoppio del secondo conflitto mondiale. Durante tali anni, egli vive probabilmente l’esperienza che maggiormente segnerà la sua esistenza e che lo priverà della tranquillità e serenità sempre desiderata ma mai raggiunta.

L’incontro tra Alberto Burri e l’arte avviene in modo casuale. Durante i combattimenti in Africa, l’artista viene catturato in Tunisia dai soldati dell’esercito americano e deportato nel campo di prigionia di Hereford, Texas. Durante tale periodo, riceve in regalo una tela con dei colori, ed è così che l’artista da inizio al suo estro creativo. Quando viene rilasciato al termine della guerra, Burri decide di abbandonare definitivamente la professione medica, suo primo amore, per dedicare completamente la sua anima all’arte. Il successo arriva rapidamente. Nel 1947 Burri espone le prime opere astratte “Bianchi e Catrami”, nel 1955 è già un artista di fama internazionale, sviluppando in modo imprevedibile tutta la sua incredibile creatività, una creatività sempre dinamica, che andrà incontro a varie modifiche nel corso degli anni in un crescendo di intensità ed originalità. Ogni elemento aggiuntivo alle sue opere, è una nota di potenza e di anticonformismo. Tali caratteristiche porteranno la visione artistica di Burri a rappresentare un unicum nel panorama dell’arte del novecento.

Le opere emblematiche dello stile di Burri, ovvero le rappresentazioni corrispondenti al periodo di massima maturità di tale artista (seconda metà del novecento), sono composizioni ottenute mediante l’impiego della materia. Burri utilizza sacchi di tela, legno, materiali plastici bruciati dalla fiamma ossidrica, terra, ferro, che si intersecano e si mischiano al colore rosso del sangue. L’artista sceglie di utilizzare come sfondo, tinte violente come il rosso e il nero, talvolta ricorrendo all’uso dell’oro. E’ evidente che dalla sua esperienza di chirurgo, unita alla violenza della guerra, è scaturita la tendenza ad utilizzare materiali semplici con colori accesi e superfici demolite dal fuoco per rievocare i ricordi della sofferenza, della violenza, del sangue grondante dalle ferite di guerra, delle ustioni provocate dai colpi d’arma da fuoco. E’ dalla violenta sofferenza inflitta dai ricordi derivanti dalla guerra, che scaturisce l’esigenza dell’artista di rappresentare le stesse immagini che tormentano i suoi incubi. Rievocare e rivivere per superare. Da tale percorso di vita originano le tele di Burri. L’arte figlia della sofferenza e del dolore.

Molto importante per Burri è l’utilizzo della materia. I materiali scelti, sono materiali poveri (anticipando il movimento artistico dell’arte povera propiamente detta, sviluppatasi successivamente negli anni sessanta) rovinati dal tempo, scartati e abbandonati dall’umanità. A tali materiali, l’artista restituisce dignità, rendendoli portatori di un messaggio dolente. Le rappresentazioni di Burri sono “informali”, prive di significato figurativo. Non importa cosa l’opera rappresenti, importa ciò che suscita nell’osservatore. L’utilizzo sovente della linea perpendicolare, richiama il desiderio dell’artista di superare, andare oltre la visione superficiale della materia, per penetrare il vero significato delle cose. Burri non ha mai avuto maestri,è dal suo istinto che nasce uno stile artistico così particolare e suggestivo.

Abbandonare i contorni per rappresentare le dolorose sensazioni sotto forma di cruente lacerazioni. Disegnare sanguinose ferite fisiche, mai rimarginate, che richiamano le ben più profonde e dolorose ferite dell’animo umano. Creare un’opera d’arte che rappresenti emozioni pure ed impetuosamente rabbiose. Scavare a fondo nella sofferenza per carpirne l’essenza. Questo è Alberto Burri.

 

Giovanni Alfonso Chiariello

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