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Riscaldamento globale, armi, povertà ed infanzia: l’assordante silenzio di Obama e Romney

Alle volte il silenzio è il più forte degli urli. Nell’analisi politica alcuni silenzi assumono un valore particolare, capaci di essere indicatori delle strategie adottate da ogni singolo candidato. Nella campagna elettorale alle Presidenziali statunitensi del 2012 quattro silenzi salgono alla ribalta.

RISCALDAMENTO GLOBALE – Il “Climate change”, tema discusso e affrontato in ogni campagna elettorale occidentale, dalle Presidenziali degli Stati Uniti d’America sembra non essere pervenuto. Se nel 2008 Obama aveva parlato di un amministrazione dedita alla ricerca di fonti alternative, la mancata ratifica del Trattato di Kyoto, la crisi economica e la costruzione di una pipeline in uno degli stati in bilico (l’Ohio), ha reso il tema sul “riscaldamento globale” troppo scomodo per essere affrontato dai democratici. Diametralmente opposto l’approccio del fronte repubblicano alla questione “clima”, ove si ritiene non necessaria la possibilità di agire contro una minaccia che essi ritengono non provata. Nel giugno del 2010 un indagine interna della NASA ha dimostrato come molti dati riguardanti il “climate change” fossero stati celati al fine di proteggere l’amministrazione repubblicana di George W. Bush durante le elezioni del 2004. Inoltre, molta della campagna repubblicana in passato si è basata sull’eccessivo allarmismo di esponenti democratici quali l’ex Vice Presidente degli Stati Uniti Al Gore, premio Oscar per il documentario “Una scomoda verità”.

ARMI – Lo scorsa estate in un cinema del Colorado, durante la proiezione del film “Batman – Il ritorno del Cavaliere oscuro”, l’America si ritrovava ancor una volta troppo vulnerabile a causa della prolificazione delle armi da fuoco. Eppure, a distanza di tredici anni sono ben nitidi i ricordi del massacro della Columbine High School. Agli occhi di noi europei appare incomprensibile la facilità con la quale, in gran parte degli Stati Uniti d’America, è possibile acquistare un’arma. Bisogna partire da lontano per capire il fenomeno della libera vendita delle armi tra i civili. Questo perchè se negli Usa esiste un “diritto alla felicità”, esiste anche un emendamento che riguarda il diritto di ogni uomo libero ad armarsi. Il tema scomparso dalla campagna elettorale è riemerso durante il secondo faccia a faccia tra i due candidati alla presidenza dopo la domanda di una donna tra il pubblico. Durante tale confronto il candidato repubblicano Mitt Romney, ha chiaramente ribadito un parere negativo ad una qualsiasi modifica dell’attuale legislazione in merito. Mentre, l’attuale Presidente Barack Obama si è reso disponibile a considerare un nuovo “bando delle armi d’assalto”, ma ha taciuto nel merito di possibili cambiamenti sulla libera vendita delle armi. Difatti, sul fronte democratico, il tema della “libera vendita delle armi” si aggira come uno spettro. Ancora è nitido tra i Democratici il ricordo della disfatta alle elezioni per la Camera nel 1994, quando in seguito ad un bando sulle armi d’assalto e alle restrizioni sulla vendita delle armi promulgate dall’amministrazione Clinton, persero moltissimi seggi. Da qui deriva la prudenza dello staff dell’ex senatore dell’Illinois nell’affrontare la questione, sia nella campagna elettorale che in sede legislativa.

POVERTA’ – Da sempre le fasce più deboli della popolazione sono quelle che negli Stati Uniti incidono di meno sul risultato finale delle elezioni, poiché non si recano alle urne. Per questo motivo vengono snobbate da democratici e repubblicani. Sebbene la campagna elettorale ha avuto come unica grande protagonista l’economia e la tassazione, nessuno dei due candidati alla presidenza si è fatto portavoce del malcontento dei più poveri. Ciò è avvenuto per due motivi. Il primo risiede nello spettro del socialismo che da sempre spaventa “l’America del fare”. Il secondo motivo è intrinseco nella riforma sanitaria, ribattezzata “Obamacare”, che non pochi problemi ha creato alla “fundraising democratica”, per l’assenza dei finanziatori legati ai gruppi di pressione farmaceutici. Eppure, come sempre accade nella storia di ogni paese, gli equilibri stanno o potrebbero cambiare. Dal 2007 ad oggi più di dieci milioni di americani sono scesi sotto la soglia di povertà e la disoccupazione è cresciuta a livelli allarmanti. I “battleground states”, ovvero gli stati in bilico dove si gioca l’intera partita elettorale, hanno visto un incremento della povertà nell’ultimo lustro pari al 27,9%, un dato al di sopra della media nazionale. In questi stati il numero dei nuovi o quasi poveri supera di gran lunga il margine di vittoria che assicurò a Barack Obama l’elezione nel 2008.

INFANZIA – E’ vero che temi quali le adozioni gay, l’aborto, la famiglia e l’educazione da sempre sono i pilastri ed i cardini delle differenze tra il Partito Democratico e del Partito Repubblicano. Senza ombra di dubbio si avvicinano al tema dell’infanzia taciuto dai due candidati, eppure ne rimangono estremamente lontani. In ciò risiede in generale la mia più grande critica al paese guida del mondo. Infatti, gli Stati Uniti d’America sono assieme alla Somalia, l’unico paese al mondo a non aver ratificato la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. In tale convenzione sono stabiliti i diritti civili, politici, economici, sociali e culturali dei bambini. Pur comprendendo l’inutilità ai fini strettamente elettorali dei minori, ritengo assordante il silenzio di chi si candida alla Presidenza del paese che da un secolo scrive il futuro dell’umanità.

Questi sono quattro dei temi taciuti o quasi nella campagna elettorale per le Presidenziali del 2012. Quattro temi che riguardano nello specifico gli Stati Uniti d’America e il suo futuro, che poi alla fine è anche il nostro.

Antonio Maria Napoli – AltriPoli

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Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd bevendo un bicchiere di Nikka.

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