Home / Cinema / I used to be carried in the arms of cheerleaders

I used to be carried in the arms of cheerleaders

Una campagna elettorale, come qualsiasi altra forma di competizione, è un evento intrinsecamente molto spettacolarizzabile. Gli americani di questo se ne sono accorti prima degli altri, ed è da molti anni ormai che le presidenziali a stelle e strisce si sono trasformate in una sorta di reality show con protagonisti i candidati, in qualità di uomini e comunicatori ben più che di leader politici.
Stupisce solo fino a un certo punto dunque che a soli quattro anni di distanza dalle elezioni del 2008 sia stato realizzato dalla HBO (emittente via cavo nota per numerosi sceneggiati di successo) un film su quello che è stato uno dei ticket elettorali probabilmente più dimenticabili degli ultimi anni, inesorabilmente eclissato dall’ascesa di una superstar come Obama.
Tratto dall’omonimo libro, “Game Change” racconta della bizzarra campagna elettorale condotta da John McCain e Sarah Palin nel 2008 vista principalmente attraverso gli occhi di Steve Schmidt, che di quella campagna fu uno dei principali strateghi ed artefici.
Appoggiandosi fortemente sulle tre performance centrali di Julianne Moore (Palin), Woody Harrelson (Schmidt) ed Ed Harris (McCain) il film si concentra sull’aspetto umano e psicologico dello sforzo elettorale repubblicano, descrivendo in maniera piuttosto convincente il rapporto tra persone private e personaggi pubblici nel contesto del terrificante stress-test che è la corsa a due delle poltrone più importanti del mondo.
Sotto questo punto di vista è molto curioso il fatto che sia McCain sia la Palin abbiano pubblicamente rinnegato libro e film, mentre Schmidt e Nicolle Wallace, un’altra importante consigliera della campagna, si siano spinti a definirlo “un’esperienza extra-corporea” sostenendo la sostanziale veridicità della drammatizzazione rispetto agli eventi reali. Curioso perchè “Game Change” dipinge McCain in una luce favorevolissima di persona per bene, dai saldi valori e in possesso di un pragmatismo non cinico. Della Palin invece, pur essendo lei stigmatizzata come fondamentalmente inadatta per competenze e personalità al ruolo per cui era stata candidata, viene sicuramente esaltato il carattere materno ed energico che l’avevano resa uno degli amministratori locali più popolari d’America.
Questo iato tra ciò che al giorno d’oggi un politico può considerare come buona pubblicità e quello che una persona qualsiasi accetterebbe come un’equa o addirittura positiva rappresentazione di sé è un aspetto su cui riflettere man mano che la linea che separa i programmi politici dai piani di marketing si assottiglia e il controllo che un potenziale candidato ha sulla sua immagine deve raggiungere i livelli di quello che un’impresa ha su un suo prodotto o brand.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

Check Also

album

L’album, una specie in via d’estinzione?

Una delle differenze più ovvie tra gli appassionati di musica casual e i nerd più ...