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Surfin’ U.S.A.


Tutta la storia del ‘900 – in particolare dal secondo dopoguerra in poi- è stata indiscutibilmente dominata dagli Stati Uniti d’America. Politicamente e socialmente, gli U.S.A hanno influenzato e dominato l’intero globo, esportando i propri miti e modelli facendoli diventare tali anche oltre i confini della Repubblica federale più importante al mondo. Insomma non è un caso che ascoltiamo tutti il rock n’roll, il pop, il jazz, il soul, hip hop e così via.

Dal punto di vista strettamente entomusicologico, l’incontro fra schiavi africani e immigrati europei ha portato in America un insieme straordinario di diversi bagagli musicali, che creerà inizialmente delle incredibili realtà caratteristiche di determinate aree, o città, e in seguito porterà a delle magnifiche commistioni che si imporranno durante tutto il XX secolo. La nascita delle diverse tradizioni della musica popolare a stelle-e-strisce fu, fin dall’inizio, influenzata da tutte le micro-realtà presenti nella società americana, fossero esse comunità etniche o classi sociali. Non bisogna cercare esempi remoti nella storia per capire quanto le differenze e le tensioni sociali siano sempre stati il motore della popular music; basti pensare come la musica degli afro-americani sia la spina dorsale di ogni genere musicale nato nel secolo appena trascorso.

Non basterebbe un saggio per tracciare in modo esaustivo il percorso della musica americana, ma vi basti pensare a un quinquennio qualsiasi in cui la musica popnon ha avuto come portavoce un artista americano, e difficilmente lo troverete. Le colonne sonore di qualsiasi rivoluzione culturale sono americane, o quanto meno sono fortemente influenzate da un sound che poggia le proprie radici negli States. Si va da Bob Dylan, ai Velvet Underground, passando per Woodstock, e si arriva sino all’hardcore, all’heavy metal, la new wave, al post-rock; e ci stiamo soffermando solo su quello che sempre più impropriamente viene definito rock,evoluzione della musica di Chuck Berry, Bo Diddley, Little Richard, e portata al successo dalla figura di Elvis Presley. Musica che a sua volta viene dal blues, da sempre legato e contaminato al jazz, sempre e comunque musica che viene dall’amata-odiata America. Insomma non bisogna scomodare Gershwin, o i grandi avanguardisti come John Cage, Charles Ives, Elliott Carter, o citare l’influenza epocale di artisti jazz come Miles Davis, John Coltrane, Thelonious Monk, per far comprendere come gli Stati Uniti siano (stati) il centro fondante della musica del ‘900, ma piuttosto è necessario comprendere come la temperie culturale americana, sempre magnificamente impacchettata per il mercato europeo, si sviluppi su tutti i fronti. Da non dimenticare, in questo potpourri di artisti citati, il canone che gli statunitensi hanno imposto nella musica per film, creando un vero e proprio modello che curiosamente verrà a contaminarsi con il rock nei tardi anni ’90 in band come Godspeed You! Black Emperor, e in generale nel post-rock che predilige grandi crescendo orchestrali (anche se qui, a dire il vero, si deve tanto – tantissimo – al nostro Morricone).

Anche quando la cultura ufficiale crollava sotto la pressione della censura e del mercato, gli artisti americani hanno sempre trovato spazi e luoghi dove esprimersi e creare la propria realtà, a dimostrazione di come la controcultura possa ritagliarsi spazi privilegiati anche all’interno delle società più ottuse. E se il punk, prettamente inglese, dopo anni dominati da un rock acculturato e borghese – quello che oggi chiamiamo progressive– riportò il rock su un terreno immediato e popolare, fu l’hardcore americano a compiere la vera rivoluzione, attraverso personaggi come Ian MacKaye, Bob Mould, Henry Rollins, attraverso la logica che ormai si è rivelata vincente del Do It Yourself. Insomma gli States che ci piaccia o no sono stati modello nel panorama musicale mondiale sia in ambito mainstream che nell’undeground, contrastati solo in parte dall’immensa grandezza degli inglesi (e dalle folli sperimentazioni dei tedeschi).

Luigi Costanzo

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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