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La guerra tra USA ed IRAN si combatte nel cyberspazio

Nella storia dell’umanità di pari passo alle guerre è progressivamente avanzata la tecnologia. Con i secoli si sono venuti a modificare sia gli armamenti che i modi di combattere battaglie. Con il XX secolo e la divisione del mondo in grandi blocchi, le superpotenze hanno intensificato le cosiddette “guerre sottotraccia”. Per avere un quadro completo della nuova frontiera della “guerra sottotraccia” c’è bisogno di analizzare il quadro macro e geopolitico che riguarda il Vicino Oriente e l’Asia, in particolar modo il caso Iran.

Con una scelta molto discussa dalle diplomazie ed al tempo stesso ignorata dai media, nel 1998 il Consiglio delle Nazioni Unite, decise di concedere la possibilità di avere armi nucleari al Pakistan, legittimando di fatto l’arsenale indiano. Grande vicino e paese dall’importanza strategica nello scacchiere mondiale è l’Iran, che sebbene da anni è al lavoro nella realizzazione di un progetto per l’arricchimento dell’uranio per fini ufficialmente dichiarati civili, provoca un forte scetticismo al riguardo tra le potenze occidentali. Nel tempo le rassicurazioni poste da Teheran sul proprio programma nucleare non hanno convinto l’opinione pubblica internazionale ed in particolar modo destano particolari attenzioni da parte del blocco atlantico.

Le preoccupazioni maggiori riguardano lo Stato d’Israele. Le ragioni della preoccupazione israeliana sono facilmente comprensibili, date le continue minacce del Presidente della Repubblica Iraniana Mahmud Ahmadinejad di voler letteralmente “cancellare Israele dalle cartine geografiche”. Inoltre, da decenni il paese iraniano rilascia grandi elargizioni di fondi ed armamenti a favore delle organizzazioni che si battono per la causa palestinese.

Ora, sebbene il Premier israeliano Benjamin Netanyahu da lungo tempo si dica pronto ad attaccare militarmente l’Iran, la vera battaglia da anni la stanno giocando gli Stati Uniti d’America, i quali con l’amministrazione Obama negli ultimi mesi hanno scongiurato un intervento militare da parte di Tel Aviv. Tel Aviv che da quanto dichiarato da fonti dello Tzahal sarebbe secondo i piani capace di concludere l’attacco militare a Teheran nel tempo massimo di una settimana. Eppure, la vera battaglia, il nuovo modo di condurre una guerra sottotraccia è quello informatico. Da Washington a Teheran negli ultimi mesi tutto si gioca nel cyberspazio. Sembra fantascienza, un film che dovrebbe esser raccontato dal critico Lorenzo Peri il venerdì sulla rubrica del cinema, eppure è la realtà.

Negli ultimi mesi, dopo anni di arretratezza tecnologica, Teheran ed i suoi hacker avrebbero, secondo fonti del Pentagono, concluso con successo molti attacchi informatici. Il Wall Street Journal di recente ha affermato che sarebbero stati registrati attacchi informatici ad obiettivi sensibili delle major petrolifere e del settore energetico nel Golfo Persico. Anche banche d’affari statunitensi, come Bank of America Corp JPMorgan Chase & Co e Citigroup, avrebbero subito attacchi ai propri sistemi informatici. Il segretario della Difesa ancora in carica, Leon Panetta, ha riferito che gli Usa sono di fronte alla possibilità di subire una ‘cyber-Pearl Harbor’ poichè i sistemi informatici di network finanziari, o di impianti di produzione dell’energia, o di gestione dei trasposti sono sempre più vulnerabili a possibili attacchi simultanei da parte di hacker stranieri o di “una nazione ostile”. Secondo analisti militari gli attacchi avrebbero al loro interno una sorta di “firma” che rivendicherebbe la provenienza degli attacchi nel cyberspazio.

Gli Stati Uniti d’America, da oltre settanta anni leader della tecnologia militare, anche nello cyberspazio assumono la funzione di leader. Infatti, l’amministrazione di George W. Bush, successivamente gli attacchi dell’undici settembre, avviò uno specifico programma di attacco e difesa militare chiamato “Olympic Games”. Questo fu intensificato e rilanciato dall’amministrazione di Barack Obama con un finanziamento annuo pari a 3 miliardi di dollari. Il programma “Olympic Games” sarebbe capace di ‘infiltrarsi’ nei computer che gestiscono i principali impianti iraniani per l’arricchimento dell’uranio attraverso un virus denominato Stuxnet. Da fonti anonime della NATO, alcuni analisti militari avrebbero evidenziato come questo virus si sarebbe reso capace di ritardare di due anni il programma di arricchimento dell’uranio iraniano. Recentemente il Ministro per i Servizi segreti iraniano Heidar Moslehi ha affermato che l’Iran viene bersagliato ”ogni giorno” da attacchi informatici alle proprie infrastrutture, ma che il paese è capace di assicurarsi valide difese.

Analizzando i dati e le dichiarazioni finora raccolte in questa breve trattazione sulla cyber guerra iraniano-statunitense, confido nel fatto che questa realtà assomigli solamente ad un film di fantascienza, perchè sottotraccia qualcuno vorrebbe una guerra simile a quella di “Apocalypse Now”, il cui esito è tutt’altro che scontato. Ma, questa semmai sarà un’altra guerra.

Antonio Maria Napoli – AltriPoli

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Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd bevendo un bicchiere di Nikka.

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