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Tame Impala live @ Magazzini Generali (Milano) 26.10.2012

Lo scorso 26 Ottobre a Milano sono stati di scena i Tame Impala, band australiana balzata all’onore delle cronache con il loro esordio Innerspeaker, un convincente mix fra psichedelia di stampo beatlesiano, garage, e vaghi echi stoner. Ripartiti in tour con alle spalle il nuovo Lonerism, cercano di riconfermarsi dopo quell’esordio che aveva destato l’interesse di tutti gli appassionati di rock psichedelico e non solo. Michele, a cui va un ringraziamento speciale, ha deciso di condividere con noi le sue impressioni di questo attesissimo live.
L.C.
“21st century problems” dice Kevin Parker trafficando tra cavi ed effetti a metà del concerto.
Dopo poco più di un anno i Tame Impala tornano in Italia con un nuovo album in repertorio, ai Magazzini Generali di Milano.
L’estate scorsa sono stati a Torino: concerto davvero d’impatto, a cui ho partecipato un po’ per caso, e un po’ per caso ho scoperto lo straordinario potenziale musicale ed esecutivo dei quattro ragazzi di Perth. Capite dunque che le aspettative per questa sera volano alte.
A Milano piove. Arrivo al locale e, non appena entro, cominciano. La prima è “Be Above It”. Con non poca fatica riesco a guadagnare la zona intermedia fra  pubblico e palco. I primi suoni che percepisco chiaramente sono quelli della batteria, tratto distintivo del brano, con un ritmo che ti picchietta ossessivamente in testa. Il pubblico subito si scalda, investito dal sound inconfondibile dei Tame Impala, bandiera dello psych-pop di ultima generazione.
Sono colpito da un fatto: il quartetto australiano che conoscevo non è più un quartetto, ora sono in cinque. Kevin Parker (voce e chitarra), Dominc Simper (basso), Nick Allbrook (tastiere e chitarra) rimangono invariati ai loro strumenti, Jay Watson invece va ai synth e alla seconda voce, con il subentrante Julien Barbagallo alla batteria.
Dopo il brano d’apertura segue “Endors Toi”, e ciò mi fa pensare che suoneranno Lonerism dall’inizio alla fine. Non ho neanche il tempo di formulare il pensiero che la band attacca con “Solitude is bliss”, un classico che fa esaltare un pubblico già su di giri. Sempre più ragazzi (me compreso) cercano di avvicinarsi il più possibile al palco. Ma, causa sold out, è impossibile avanzare molto, quindi sospiranti ci tocca rimanere sul posto maledicendo il fatto di esser arrivati troppo tardi. I sospiri non durano più di qualche secondo perché questa musica è una terapia psichedelica, tutti sono amici di tutti e nessuno si arrabbia se per sbaglio gli spingi la ragazza o magari gli passi davanti.
Quando arriva il momento “Elephant”, protesa per il doppio della durata effettiva, realizzo che sto assistendo ad un’esibizione che non ha nulla da invidiare a quella torinese, anzi forse è ancora più d’effetto.
Arriva anche il momento di “Feels like we only go backyards”, episodio più pop della serata. Kevin oscilla quasi impercettibilmente la testa, mentre tiene le sue classiche movenze. I lunghi capelli ondeggiano leggeri e suona la sua Rickenbacker forse perché davvero “si sente come un elefante che scuote la sua grande proboscide grigia solo per il gusto di farlo”.
Dominic si è tinto i capelli di nero e sta in disparte, vicino alla batteria.
I cinque australiani sembrano in una sorta di altro mondo, totalmente in pace. Continuano proponendo un corretto mix fra vecchio e nuovo repertorio. Le attessissime hit vengono suonate tutte: “Desire be desire go”, “Why won’t you make up your mind”, fra le più acclamate. Anche i pezzi nuovi riscuotono molto successo, alcuni fra tutti meritano una menzione speciale: “Keep on lying” e “Apocalipse dreams”.
La performance si può riassumere come una fusione di chitarre ondeggianti e synth spaziali.
Tornati sul palco per il bis, i Tame Impala chiudono lo show con l’irrinunciabile “Half glass full of wine”. La allungano, dura quasi tre volte di più rispetto alla versione originale e il tempo si dilata. Non sono più le 22.00 del 26 ottobre 2012. O almeno ce lo dimentichiamo tutti. E’ una “Fantastic explosion of time” come potrebbero dire i loro cugini Pond, o meglio, una “Fantastic explosion of Tame” . E noi, per un ora e mezza, esplodiamo con loro. BOOOM.
Michele Apicella

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