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“E lei, signora, ce l’ha il biglietto?”

Dopo l’abbuffata di presidenziali americane che tutti noi speriamo abbiate gradito, si torna alla routine quotidiana, anzi settimanale, e si continua con la nostra rubrica sulla città.
Oggi più che affrontare un tema nuovo vorrei raccontarvi una storia, anzi qualche aneddoto che ci aiuterà nell’inquadrare una realtà che, per lo meno a me, interessa enormemente. Tra le tante attività complementari all’università c’è stata anche la parte “operativa”, sul campo. Si è trattato prevalentemente di svolgere compiti per delle società di consulenza incaricate dal fornitore del trasporto pubblico romano, l’Atac, di ottimizzare o semplicemente analizzare alcuni aspetti del traffico o del TPL (Trasporto Pubblico Locale). Per qualche settimana sono stato “l’addetto rilevatore”. Me ne andavo in giro su linee di autobus prestabilite a rilevare il funzionamento del servizio, per l’invidiabile compenso di 11€ l’ora. Principalmente si trattava di contare le persone salite e discese alle fermate, controllare la regolarità del servizio e, ma questo non lo dite ai sindacati altrimenti mi denunciano, di mia iniziativa, registrare i ritardi. Quest’ultima attività in Italia non è consentita e quindi tutto quello che ho rilevato sui ritardi me lo sono tenuto per me. Tuttavia, non ho potuto fare a meno di notare che a mio avviso è una grande anomalia e spiegherò il perché: tutti i veicoli Atac da tre o quattro anni a questa parte sono dotati di un dispositivo di “geo localizzazione”, conteggio delle corse e rilevamento degli orari di partenza ed arrivo a ciascuna fermata, denominato AVM (Automatic Vehicle Monitoring). Con questi presupposti non si riesce a capire che senso abbia non richiamare gli autisti che fanno ritardo alla partenza dal capolinea o vanno troppo lenti quando la via è libera. Lasciatemi esprimere qualche perplessità sulla trasparenza, alle volte, dei sindacati, specialmente quelli che si occupano del trasporto pubblico.

Dopo questa piccola parentesi polemica possiamo addentrarci nell’argomento che più mi preme trattare, ossia quello della sorveglianza delle irregolarità e della civiltà in genere. Un pomeriggio piovoso di novembre. Ero su un autobus che faceva servizio sulla Cassia a svolgere diligentemente il mio incarico di rilevatore. La linea non è molto frequentata: il mio compito infatti era rilevare quanti passeggeri trasportava proprio per vedere se fosse possibile sopprimerla. Parlavo coll’autista, per la serie “vietato parlare al conducente”. Mi chiedeva che dovessi fare, se ero mandato dall’Atac a controllarlo e via discorrendo, tutte domande che mi facevano capire quanto poco inclini ad un miglioramento del servizio siano coloro i quali se ne occupano. Ad una delle prime fermate di via Cassia sale una signora che, noncurante, si siede distrattamente. Comincia a guardare fuori, poi con un fare pigro comincia a guardarsi intorno e dare un’occhiata agli altri passeggeri quando, orrore degli orrori, il suo sguardo si posa sul mio cartellino Atac. Si irrigidisce e comincia frettolosamente a rovistare nella borsetta. Poco dopo mi si fa vicino chiedendomi, grande “prontezza di spirito”, se vendessi i biglietti, aggiungendo che quella linea la prendeva tutti i giorni per tornare a casa e che “proprio quel giorno” si era dimenticata di comprarlo. Bene. Sarò stato cattivo, antipatico, stronzo, quello che volete, ma mi aveva indispettito a tal punto che le ho risposto: “beh, se la prende tutti i giorni, dovrebbe sapere che qui non si vendono i biglietti no?” “e quindi? Che devo fare?” “non lo so, che ne dice?” “vabbè, mi sa che scendo…” “eh si, mi sa che è meglio”. Ok forse non avrei dovuto farlo, non rientrava nelle mie mansioni, però mi ha dato da riflettere questo semplice episodio. Ho pensato che la gente, ora, si lamenta tanto che il biglietto è passato da 1€ ad 1.50€, e le risposte sono sempre del tipo: “ma con questo servizio è una vergogna!”, “qui aumentano i biglietti, ma non migliora niente!” e la più bella di tutte: “1.50€? ma perché devo pagarlo?”. Il perché è semplice: il biglietto non lo pagavi quando costava 1€ tanto quanto non lo paghi ora che costa il 50% in più, e il servizio, a sentire te, faceva tanto schifo allora, quanto ora, ma tu lo usavi e perciò era giusto che tu lo pagassi tanto quanto è giusto che lo paghi adesso.

Nel nostro Bel Paese non c’è la cultura dei servizi pubblici, della vita pubblica e del senso civico in genere. Si ha spesso l’impressione che tutto ci sia dovuto, senza dover dare nulla in cambio. L’esempio dei trasporti pubblici è lampante: il servizio è scadente perché non c’è la cultura del rigore e della cura del pubblico, ma le tariffe sono davvero basse, basse quanto difficilmente si possono trovare in Paesi più o meno sviluppati. Nonostante questo ci lamentiamo che le cose non funzionano: non sarebbe più facile pagare per quello che usiamo, tanto più che le tariffe sono così accessibili?

Facciamo un raffronto che può sembrare banale: i costi della nostra auto (trasporto privato) con quelli del trasporto pubblico. La benzina costa di media 1.85€ al litro. Lo spostamento medio dentro Roma che ognuno di noi fa quotidianamente per recarsi al lavoro o all’università è di 16km andata e ritorno. Mediamente una autovettura in città percorre 8 km con un litro di benzina, 10 per i più accorti. Ne consegue che per effettuare il nostro sposamento quotidiano abbiamo bisogno di 2 litri di benzina, o, di nuovo, per i più accorti di 1.6 litri. Senza considerare tutti i c.d. costi ambientali si ha semplicemente che avremo una spesa giornaliera per la sola benzina di 3.7€ o 2.96€ al giorno. Oltre a questi vanno considerati i costi di parcheggio, che magari non tutti sono tenuti a pagare, i quali possono essere, pertanto, stimati attorno ai 2.5€ al giorno. Il totale è presto fatto: 6.2€ al giorno e 5.5€ per i “piedi da tassinaro”. L’abbonamento mensile per l’intera rete senza limitazione alcuna costa 35€, dunque 1.17€ al giorno. Inoltre c’è da considerare il “cane che si morde la coda”. Più macchine circolano, più la congestione aumenta, più la velocità media diminuisce, più i tempi per lo spostamento aumentano, anche per il trasporto pubblico. Per fare un raffronto con una città che sicuramente ha un servizio migliore del nostro, ma che, altrettanto certamente, applica delle tariffe non proporzionali alla differenza di efficienza tra le due città vi invito a dare un’occhiata alle tariffe che si applicano a Londra. Riflettete gente!

Vi voglio comunque lasciare con il sorriso parlandovi degli autisti romani. Ultima corsa della giornata. Io al primo posto seduto e lui al volante. Nessun altro a bordo. L’orologio segna mezzanotte. Lui mi guarda di sottecchi ed esordisce: “mo reggite, che lo metto su du’ rote!”. Piazzale Agricoltura (EUR) – Stazione Termini 13minuti netti!



Federico Giubilei

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