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JTB

Quando possiamo dire di avere «conoscenza» della verità di un fatto? Una buona risposta potrebbe essere: «Quando abbiamo una credenza vera e giustificata della verità di quel fatto». La risposta sembra ragionevole. In effetti non è mia. Una simile definizione di conoscenza deriva da un’interpretazione della filosofia anglosassone di un passo del Teeteto, un dialogo della tarda maturità del filosofo greco Platone.
In questo dialogo, Platone fa dire a Socrate che la conoscenza è «δόξα ὀρθή μετὰ λόγου» («retta opinione con ragione», in inglese «justified true belief»). In realtà, nel testo platonico una simile definizione è problematica, ciò nonostante, la tradizione angloamericana la accolse senza troppi problemi. Almeno fino al 1962.
La facoltà di filosofia della
Wayne State University.
Gettier è il secondo da sinistra. Fila centrale.

Ci troviamo nello stato americano del Michigan, nella città di Detroit. Presso la locale Wayne State University insegna Edmund L. Gettier, giovane professore di logica al primo incarico. Era qualche tempo che il Nostro non presentava una pubblicazione e la cosa iniziava a creare qualche problema amministrativo alla facoltà. È per questo che i colleghi di Gettier lo spinsero a scrivere qualcosa per salvare le apparenze. Un mero pro forma dunque. Il risultato fu un articoletto di tre pagine. In queste tre pagine veniva messa in discussione la definizione di conoscenza come «justified true belief» (per gli amici JTB).

Vediamo brevemente qual è l’argomentazione del Nostro (con qualche aggiunta narrativa mia)1.
Mr Smith e Mr Jones sono amici e colleghi di lavoro. Durante una pausa caffè, Smith ha fatto due chiacchiere con il suo capo, il quale gli ha assicurato che Mr Jones otterrà una promozione.
Durante la pausa caffè successiva, Smith e Jones si trovano davanti al distributore automatico: Jones vuole un espresso macchiato, il cui costo è di 90 centesimi. Inserisce una moneta da un dollaro e, mannaggia, la macchina restituisce un resto di dieci monete da un centesimo. Vabbe’, dice Jones, è andata così.
Fermiamoci un secondo: a questo punto Smith potrebbe tranquillamente pensare: «Jones verrà promosso e Jones ha in tasca 10 monete». Chiamiamo questo pensiero (a).
Altrettanto legittimamente, Smith potrebbe concludere «colui che verrà promosso ha in tasca 10 monete»2. Chiamiamo questo pensiero (b).
Immaginiamo, adesso, che il capo di Smith abbia appena ricevuto una telefonata dalla sede centrale con la quale è stato informato di un cambio di programma: non sarà Jones a ottenere la promozione, ma Smith stesso. Immaginiamo anche che, a sua insaputa, il caro vecchio Smith abbia in tasca dieci monete (nulla vieta di pensarlo).
Ora, secondo la teoria classica per cui conoscenza è JTB, (b) esprime una conoscenza propriamente detta, poiché:
(b) è un’opinione (belief), in quanto Smith crede a quanto detto da (b).
(b) è un’opinione giustificata (justified), in quanto Smith ha delle ragioni per credere a quanto detto da (b). Ha infatti parlato con il capo e contato le monete di Jones.
(b) è un’opinione vera (true), in quanto, effettivamente, colui che ha in tasca dieci monete verrà promosso.
In altri termini, (b) è a tutti gli effetti «justified true belief» (JTB) eppure, possiamo dire che sia una conoscenza? Possiamo dire che Smith conosca quanto espresso dalla proposizione (b)? Chiaramente no! Smith ha infatti basato il proprio ragionamento sul computo delle monete presenti nelle tasche di Jones, quando avrebbe dovuto focalizzarsi su quanto presente nelle proprie. Per non parlare poi dell’improvvida petulanza del capo chiacchierone.
In conclusione: is justified true belief knowledge (così recita il titolo dell’articolo di Gettier, pubblicato nel 1963)? No.
«Is justified true belief knowledge», non sto neanche a dirvelo, sollevò un vespaio nel mondo filosofico anglosassone, costringendo a una riflessione sul paradigma epistemologico allora vigente. Mi piace ricordare tutto ciò per tenere a mente quanto la forza di un’idea, la forza del lavoro intellettuale, non risieda nella quantità del “prodotto finito” – ricordo: Gettier (1963) è lungo appena tre pagine – quanto piuttosto nella qualità delle proposte e delle argomentazioni3.

Giulio Valerio Sansone


1. Delle due argomentazioni originali proporrò la prima. 

2. Per chi di voi si interessa di logica possiamo, con qualche banalizzazione, formalizzare come segue:

(a) P(j) ∧ M(j)

(b) M(x) → P(x)

Dove:

“P” denota la proposizione “ottenere la promozione”.
“M” denota la proposizione “avere in tasca dieci monete”.
“j” denota l’individuo “Jones”.
“x” denota l’individuo “qualsiasi – colui che”.  

3. Trovate il testo dell’articolo di Gettier qui: Gettier (1963).  

About Giulio Valerio Sansone

Giulio Valerio Sansone
Triennale in Filosofia a Roma, studente di Economia dell'Innovazione a Milano. Orgogliosamente parte della ciurma di Polinice dai suoi gloriosi albori. Vi fracassa le scatole un mercoledì ogni quattro.

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