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Money trees is the perfect place for shade

L’avvento dei canali di file-sharing ha rappresentato per quasi tutte le industrie culturali un vero e proprio terremoto. La prima di queste industrie a sentire gli effetti di queste tecnologie e della nuova mentalità che esse hanno instillato nei consumatori è stata certamente quella discografica, ma al giorno d’oggi editoria, industria videoludica e cinematografica si trovano dinnanzi ad un’analoga sfida che a sentire certi Nostradamus ne metterebbe a repentaglio la stessa esistenza.
La situazione è ormai da anni un campo di battaglia di retorica da quattro soldi, e tra un ridicolo appello alla moralità del consumatore e un contrito tentativo di farlo sentire in colpa si perde spesso di vista il nocciolo della questione, che è molto più pratico e ha a che fare principalmente con le modalità di distribuzione dei prodotti e la consapevolezza di dove e come sia possibile fare soldi.
La massiccia promozione dei film in 3D è un esempio lampante di questa necessità di trovare nuove strade: la tecnologia stereoscopica non è assolutamente una novità -i primi tentativi di diffonderla sono vecchi di decenni- ed è tuttoggi ad un livello di perfezionamento lungi da un auspicabile optimus, ma il supplemento sul biglietto che viene così imposto è la principale tattica con cui gli studios cercano di contrastare la crisi del mercato home-video nonché i sempre maggiori rischi legati al finanziamento di molte mega-produzioni che per tenersi al passo con le aspettative del pubblico riguardo a effetti speciali e production values si espongono a rischi molto maggiori che in passato.
Ora, al di là dell’opinione che si può avere della tecnologia a livello pratico e/o artistico il 3D è una scappatoia applicabile ad un numero molto ristretto di film e non può rappresentare, come spesso abbiamo sentito, “il futuro del cinema” per il semplice fatto che anche i più ferventi sostenitori della tecnologia non potrebbero non rendersi conto che essa non è in grado di apportare un contributo significativo a film di più basso profilo (una commedia qualsiasi), in cui la dimensione cinetica degli oggetti su schermo non assume una particolare importanza.
La vera partita su cui si giocherà il futuro del medium è quindi quella della distribuzione digitale, un passaggio da molti ingiustificatamente temuto ma sul quale ci saranno guadagni incalcolabili per chiunque riuscirà a stabilire per primo uno standard come in altri campi sono riusciti a fare iTunes, Spotify o Steam.
Che si voglia ricorrere ad una forma di noleggio digitale, ad un abbonamento flat o a qualche altro modello, questo verrà stabilito dal mercato, ma il primo dato di fatto da prendere in considerazione è che nel 2012 ancora non esiste una maniera di guardare legalmente e ad un prezzo competitivo una larga offerta di film su internet, e che le lamentele di personaggi vari legati alla parte artistica o affaristica dell’industria cinematografica sono vuote ciance fino a che non ci si deciderà a tappare questo buco nell’offerta al consumatore.
In diversi campi si è già dimostrato come la pirateria sia più un effetto dell’arretratezza dell’offerta dei distributori più che della semplice cupidigia dei consumatori, e che un buon prodotto che ad un prezzo ragionevole consenta di usufruire di un servizio che il file-sharing non può (né vuole) offrire avrà sempre un mercato pronto ad accoglierlo.
Tattiche come i saldi di Steam o l’offerta scalare di Spotify sono ciò che invoglia a spendere i propri soldi, non i piagnistei di dirigenti incravattati che continuano a finanziare i Maschi contro femmine e i Clash of the titans di questo mondo, ed è ridicolo aspettarsi che il futuro di un’industria o addirittura di una forma d’arte possa dipendere dall’ossequio prestato dal consumatore medio a una “moralità” imposta ai legislatori dalle stesse entità che da essa traggono (traevano, lol) profitto.
L’unica circostanza che ha mantenuto l’industria cinematografica in salute migliore di quella discografica è la maggiore, ma molto relativa, difficoltà che l’aspirante pirata incontra nel procurarsi un film rispetto ad un disco o ad una canzone, ma un domani in cui la crescente velocità delle connessioni comprimerà ulteriormente i tempi di download di file ingombranti come i film, e una maggiore percentuale di persone non scapperà terrorizzata alla sola menzione di un file .srt non è così distante e a quel punto il castello di carte necessariamente crollerà.
La pigrizia della gente è molto facile da monetizzare, se non si riesce a fare nemmeno quello lamentarsi e sventolare spauracchi non ha senso.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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