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Where women glow and men plunder

Il programma per questo venerdì prevede una piccola escursione spazio-temporale che ci porterà nell’emisfero australe indietro di 18 anni. Vorrei infatti parlare di due film usciti nell’ormai maggiorenne 1994 che ebbero una discreta risonanza all’epoca della loro uscita, dando anche l’avvio a qualche carriera, ma che forse oggi come oggi in pochi ricordano.
I film in questione sono l’australiano Muriel’s Wedding e il neozelandese Once Were Warriors, opere apparentemente molto distanti in quanto a tono e tematiche, ma che per certi aspetti possono essere considerate due facce di una stessa medaglia.
Muriel’s Wedding è una commedia musicale, a tratti molto nera, che racconta il percorso di emancipazione della protagonista -il cui nome potete immaginare- dalla sua alquanto disfunzionale famiglia e dal soffocante ambiente di cittadina provinciale in cui è cresciuta. Once Were Warriors al contrario è un film apertamente e duramente drammatico, che non risparmia colpi anche molto duri allo spettatore per raccontare il declino e la definitiva spaccatura all’interno di una famiglia maori, squarciata dall’alcolismo e la violenza del padre che uno ad uno finisce con l’alienarsi tutti gli altri membri del nucleo.
 

Seppur presa da lati molto differenti (MW è pieno di canzoni degli ABBA, OWW di violenze domestiche) la decostruzione del mito del nucleo familiare come mattone indivisibile ed insostituibile della società è una tematica fondamentale di entrambi i film. Il padre di Muriel non è violento nella maniera in cui lo è Jake (sì, Jake la furia, mai appropriazione di un nome fu più indebita), ma la sua indole da traffichino egoista, la sua mancanza di tatto e la sua becera pretesa di essere considerato un self-made man hanno sui suoi figli e sua moglie effetti possibilmente ancor più devastanti di quelli delle nocche dell’omaccione aborigeno, che se non altro scatenano un sentimento antagonistico da parte prima del figlio maggiore e poi della moglie che finalmente lo lasceranno solo.
 
D’altra parte se Muriel’s Wedding racconta le difficoltà del ritrovare una propria identità dopo aver rifiutato quella che ci pesava sulle spalle da troppo tempo, entrambi i film mettono in guardia dai rischi che un taglio troppo netto con le proprie origini può comportare. La situazione dei maori neozelandesi è simile a quella di molte altre popolazioni investite dall’onda d’urto dell’imperialismo occidentale: la storia di intere nazioni è stata spezzata in due, e i superstiti si ritrovano privi di un posto in cui stare, sia geograficamente, sia all’interno della nuova società ipocritamente “multiculturale” che impedisce loro di ottenere lo stile di vita dei bianchi, ma li tiene egualmente distanti da quello dei loro avi. La frustrazione e la violenza di Jake nascono nel buio di uno di questi squarci nel tessuto sociale degli aborigeni neozelandesi, e il film indica chiaramente un ritorno alle origini, un’accettazione del proprio passato culturale come unica via per riacquisire l’autostima e la sicurezza necessarie a non soccombere sotto il peso della nuova epoca.
 
Sia MW che OWW sono girati con competenza ma senza particolari slanci, e sono dunque gli attori a dare la marcia in più, il che rende entrambe le pellicole molto “gradevoli” e accessibili per una serata sul divano, nonostante la scarsa digeribilità di alcune tematiche soprattutto nel secondo, per cui decisamente try this at home.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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