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Volevo fare una web radio…


Era il 1976 quando la Corte di Cassazione decise di liberalizzare l’etere, cambiamento che portò a una rivoluzione mediatica epocale in un tempo relativamente breve. Le radio pirata avevano già battuto in parte la strada che sarà poi percorsa con intelligenza dalle nuovissime radio private. Nacque, ad esempio, l’intervento telefonico degli ascoltatori, diventato in pochissimo tempo un trademark di quasi ogni trasmissione radiofonica. Le radio, limitate da costrizioni territoriali, andarono alla ricerca di un target ben preciso, rispondendo all’esigenza latente di canali di informazione e d’intrattenimento alternativi alla monolitica cultura ufficiale proposta dalla RAI.
Circa vent’anni dopo, puntualmente in ritardo, l’Italia inizia a vedere la nascita delle prime web radio (fra le altre Radio Anch’io e Radio Cybernet). L’analogia con le radio pirata-libere si può riscontrare soprattutto nel non-professionismo, nell’improvvisazione, e nella sostanziale libertà di espressione, indipendentemente dalla tematica trattata. Le analogie, tuttavia, finiscono qui, innanzi tutto perché se dopo un decennio d’indecisioni le radio libere hanno avuto modo di avere una chiara giurisprudenza, le web radio non hanno avuto per diverso tempo, anche per colpa delle resistenze della SIAE (ma guarda un po’!), una regolamentazione adeguata. 
In questo momento le radio che utilizzano internet sono divise dalla SIAE fra amatoriali, istituzionali e commerciali. Le prime sono quelle che non hanno scopo di lucro, sono intestate a una singola persona che non può ricavarne alcun profitto, pagando un canone fisso di circa 500 euro annuali; le istituzionali pur potendo lucrare con la pubblicità hanno delle serissime limitazioni e pagano in base alla musica presente nel palinsesto. Per quanto riguarda le commerciali il pagamento ovviamente dipende direttamente dagli utili diretti e indiretti della radio stessa.
Ovviamente non tutti pagano la SIAE. Molti amatori aggirano il problema utilizzando piattaforme che permettono un certo numero di ore di trasmissione (come ad esempio Radionomy), altri decidono di trasmettere solo musica open content, non protetta dalla SIAE ma da altre licenze, come ad esempio Creative Commons (anche se a dire il vero il problema viene aggirato solo parzialmente perché per offrire musica attraverso una web radio bisognerebbe in ogni caso registrarsi alla SIAE).
Le web radio universitarie forse sono le uniche a inserirsi come buona via di mezzo fra le web radio a scopo di lucro (quindi difficilmente diverse da quelle che si possono trovare nell’etere) e quelle di tipo amatoriale. Il fatto che dei giovani possano avere a disposizione uno strumento dalle enormi potenzialità senza tuttavia l’ansia da prestazione da profitto che affligge inevitabilmente una qualsiasi azienda con fini di lucro permette a questi di creare palinsesti originali, nuovi e relativamente indipendenti. Tuttavia l’impressione è che talvolta la ricerca spasmodica di audience porti a modelli pubblicitari molto vicini a quelli spesso criticati dei media ‘classici’. Insomma fra giurisprudenza inadeguata, diritti d’autore esosi, e crisi da prestazione, gli unici strumenti che rimangono sempre validi sono passione e abnegazione, con buona pace di chi usa la musica come un business da spremere fino al midollo.
Luigi Costanzo

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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