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Lo spazio ultimo


La rappresentazione di uno spazio adibito allo studio, alla ricerca, all’approfondimento, sintetizza un esercizio considerevole, che consiste nel tradurre l’idea metafisica di un sapere supremo in misure e forme chiaramente intellegibili. Ad oggi, se dovessi individuare alcuni esempi a riguardo, traccerei un sentiero che partendo da un affresco presente nelle “Stanze Vaticane” condurrebbe fino a Robin Williams, lo strepitoso istrione hollywoodiano.  
Raffaello Sanzio, intorno al 1410 affresca con i suoi allievi la Stanza della Segnatura. Qui viene rappresentata una delle più straordinarie scene della Storia dell’Arte mai immaginate, la Scuola di Atene. Un dibattito, un confronto, un duello, una lezione tenuta dai più grandi filosofi e sapienti della storia. Ma in che spazio vengono inseriti i suddetti contendenti? Sopra una pavimentazione marmorea bicroma, caratterizzata da motivi geometrici euclidei, quattro gradoni anticipano uno spazio centrale, cuore della contesa. Tutt’attorno viene scandita chiaramente un’architettura classica e rinascimentale. Un tempio della filosofia, una chiesa del sapere, circonda i presenti, custodendoli dall’indefinito cielo che si staglia in lontananza. La rappresentazione architettonica è necessaria perché preserva la scena dall’assoluto, contiene i presenti offrendogli un campo ideale per la resa dei conti. 
Ebbene il tutto si ripropone, con i distinguo necessari, per mano dell’architetto illuminista Étienne-Louis Boullée, il quale progettando il nuovo salone per la Biblioteca Nazionale di Francia, intorno al 1780, disegna una prospettiva che passerà alla storia. Possiamo serenamente constatare come l’architetto francese superi in audacia l’Urbinate, immaginando uno spazio sublime. Una maestosa volta a botte cassettonata, sorretta tramite un colonnato ionico trabeato, copre l’intero salone. Lo squarcio longitudinale della volta, accompagnando la composizione del disegno che si sviluppa in profondità, ne esalta l’anelito visionario.
E’ inoltre l’entrata in scena dei libri a risultare ancor più prorompente e scenografica (sebbene nello stesso affresco di Raffaello vengano impugnati, consultati ed appuntati, rappresentando un protagonista silenzioso dell’opera). Tre livelli di un ideale stadio del sapere, colmi di librerie colme di libri, corrono lungo tutto il perimetro del salone, generando un effetto capace di mozzare il fiato al solo pensiero di poter abitare uno spazio simile.
Ed ecco che nel 1998, grazie all’uscita di un film a mio modo di vedere notevolissimo (ma rimandiamo al team di Lorenzo Peri per un giudizio tecnico adeguato) il pensiero si realizza ed il sopracitato Salone prende vita. What Dreams May Come, distribuito in Italia come Al di là dei sogni, diretto da Vincent Ward, ripropone, citandolo esplicitamente, l’ambiente solo disegnato e mai realizzato dal nostro Boullée. Risulta interessante come le scene girate all’interno di questa ricostruzione digitale non scalfiscano minimamente la rappresentazione originaria, declinandola se possibile verso atmosfere ancor più oniriche, grazie ad uno specchio d’acqua in sostituzione del pavimento e ad un cielo al tramonto in lontananza.
Tutti esempi di spazi immaginati per contenere un sapere universale, che potremmo definire ultimo. Per questo motivo il vero comun denominatore all’interno delle tre rappresentazioni citate è proprio lo spazio fuori dalla scena. E’ come se l’architettura svolgesse un compito sporco, come se si realizzasse perfettamente scomparendo o interrompendosi, lasciando spazio allo spazio. Lasciando intuire, mediante gli sfondati prospettici, un’infinitezza ultima che la materia potrebbe solo ostacolare.
Jacopo Costanzo 

About Jacopo Costanzo

Jacopo Costanzo
Cofondatore di Polinice e del Warehouse of Architecture and Research - warehousearchitecture.org - Laureato a La Sapienza di Roma, lavoro presso lo studio MA a New York - ma.com -

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