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Il Risiko! delle Banche Centrali

C’è un gioco di tattica e strategia che in molti aspetti ricalca l’economia, il Risiko!. Come spesso accade nel gioco inventato dal regista francese Albert Lamorisse i giocatori che stanno perdendo, come se vi fosse un tacito accordo, iniziano ad attaccare il concorrente che sembra più prossimo a vincere la partita. Lo stesso ragionamento lo stanno portando avanti le Banche Centrali occidentali.

Con una mossa tanto attesa quanto sperata il Governatore della Reserve Bank of Australia Glenn Stevens ha tagliato i tassi d’interesse di un quarto di punto, portandoli al 3%. Per spiegare l’importanza di questa decisione basta pensare che l’Australia non raggiungeva un livello del genere dal 1960, l’anno in cui la Commonwealth Bank venne accantonata dall’Australia per far spazio all’odierno istituto. Secondo alcuni analisti i tassi d’interesse australiani rimangono troppo alti, soprattutto se paragonati a quelli che ormai rasentano lo zero di Unione Europea, Stati Uniti d’America e Gran Bretagna. Ma, dal quartier generale della Reserve Bank of Australia (RBA) di Sidney non se ne preoccupano dato che nel solo terzo trimestre il Prodotto Interno Lordo è cresciuto del 3,1. Un risultato ottimo in tempi di congiuntura mondiale, ma minore rispetto le aspettative. Ad ogni modo i “dadi sono stati lanciati” e l’Australia la propria mossa, per ridare vigore alla propria economia, l’ha fatta.

Per tornare al “Risiko!” è come se il primo attacco fosse stato lanciato dall’Oceania in attesa delle mosse degli altri concorrenti intenzionati a contrastare il giocatore in vantaggio. Tra i concorrenti più intenzionati a invertire una partita, che al momento sembra basarsi sulla sola e mera sopravvivenza, ci sono l’Unione Europea e la Banca Centrale Europea. Come di consueto accade ogni primo giovedì del mese, l’istituto di Francoforte si riunirà per decidere quali strategie adottare per contrastare la crisi economica e finanziaria e allo stesso tempo cercare di favorire la crescita.

La mossa attesa ed al momento auspicata da molti nel “vecchio continente”, sembra voler ricalcare quella della RBA, ovvero un nuovo taglio ai tassi d’interesse. Calcolando che la stessa decisione molto probabilmente in queste ore verrà presa dalla Banca Centrale del Canada, il governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi si troverà nelle prossime ore di fronte ad un bivio. O persegue in nuova LTRO o taglia i tassi d’interesse. Per LTRO s’intende il piano di rifinanziamento a lungo termine, inaugurato e progettato dal Governatore Mario Draghi, che consiste in un’asta di liquidità in cui la BCE concede un prestito alle banche richiedenti, della durata di 3 anni e con un tasso d’interesse agevolato dell’1% annuo. Il cosiddetto LTRO (long term refinancing operation) si è rivelato un piano inefficace e per molti aspetti è sembrato essere l’ennesimo “regalo” della Banca Centrale Europea ai banchieri.

Secondo gli esperti di Ig “Il pessimo quadro macro e il rallentamento dell’inflazione negli ultimi mesi” dovrebbero aprire la porta ad un taglio dei tassi di interesse al nuovo minimo storico dello 0,5%” che significherebbe una riduzione di 25 punti base. Questa al momento sembra l’unica strategia e mossa adottabile da Mario Draghi. Le strade sono due. La prima porta ancora al LTRO e a dare fiducia ai banchieri, la seconda con il taglio dei tassi d’interesse dovrebbe agevolare l’industria. Di fatto per gli analisti di Ig a partire da questo giovedì ed entro il prossimo febbraio la BCE dovrebbe effettuare un nuovo taglio dei tassi.

Così come nel Risiko! Anche nel mondo reale per effettuare un attacco o cambiamento realmente radicale bisogna aspettare la mossa del giocatore situato nel Nord America. Per chiarire il concetto, subito dopo la mossa della BCE, ci si aspetta che la Federal Reserve statunitense giochi la propria partita. Quel che è certo è che, nell’ultima riunione annuale della Federal Reserve, Ben Bernanke sarà chiamato ad aggiornare la politica monetaria statunitense.

Secondo Jeffrey Lacker, presidente della Federal Reserve of Richmond, la Federal Reserve sta perdendo credibilità. Noto per aver bocciato senza esitazione le sette proposte dell’istituto guidato da Ben Bernanke nel corso del 2012, compresa quella riguardante l’attuazione del Quantitative Easing 3, egli sostiene che i cosiddetti “QE3” servano a drogare il mercato. I quali se hanno il merito di una ripresa finanziaria a breve termine, potrebbero a mio parere esser scontati e ripagati successivamente dalla classe media e dai consumatori in generale dati gli alti tassi d’inflazione.

Per dirla breve BCE, Federal Reserve e Reserve Bank Australia stanno attaccando simultaneamente il nemico chiamato “crisi”. In modo da contrastare l’espansione economica e geopolitica della Cina e dell’immortale Russia. La sensazione è che stiano mandando troppo spesso le truppe allo sbaraglio. E quelle truppe non siamo altro che noi.

Antonio Maria Napoli – AltriPoli

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Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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