Home / Cinema / Well the river’s so muddy, but it may come clear, and I know too well what’s keeping me here

Well the river’s so muddy, but it may come clear, and I know too well what’s keeping me here

Con qualche mese di ritardo è arrivato finalmente nelle sale del bel paese Moonrise Kingdom, ultimo film di Wes Anderson presentato a maggio in anteprima al festival di Cannes.
Anderson dopo più di quindici anni di carriera e con una platea di ammiratori sempre più vasta ha bisogno di poche presentazioni; si tratta di uno degli autori più in vista degli ultimi anni, le sue idiosincrasie sono state la fonte di ispirazione di un’intera generazione di cineasti americani, e giunto al suo settimo film si ripresenta forte di una poetica ormai consolidata. Forse fin troppo.
Se infatti posso dirmi un grande fan dei suoi primi film (fino a The Life Aquatic with Steve Zissou, non ho ancora deciso se incluso o meno) e Rushmore si piazzerebbe più che dignitosamente in una classifica dei miei film preferiti in assoluto, non posso però non confessare una certa insofferenza verso i suoi lavori più recenti.
Come avevo già accennato in un post di qualche tempo fa, la compiacenza mostrata verso le proprie idiosincrasie ha portato il buon Wes a crogiolarsi in una sua comfort zone che gli ha secondo me impedito di crescere al di là dei confini di quella che ormai può essere considerata una maniera, alla quale sinceramente gli ultimi episodi della sua carriera hanno aggiunto poco.
Questo lo pensavo prima di vedere Moonrise Kingdom e lo continuo a pensare adesso, per quanto credo di aver apprezzato il nuovo arrivato più dell’ultimo paio di film, ai quali facevo fatica a concedere una sufficienza.
Moonrise Kingdom quindi. La storia è quella di due pre-adolescenti improbabilmente innamorati l’uno dell’altra che decidono di fuggire nell’entroterra dell’isoletta su cui vivono armati del kit da scout di lui e dei libri di lei. Il loro gesto semina il panico tra gli adulti della comunità, che cercheranno goffamente di ricomporre la frattura creatasi tra loro e i giovani ribelli, fornendo le circostanze per quella che Sam e Suzy vivranno come una sorta di prova d’iniziazione.
Molte delle caratteristiche che da sempre distinguono i film di Anderson continuano a essere presenti: l’ambientazione sottilmente surreale, i personaggi stortissimi e iper-stilizzati (che in questo caso, anche più che altre volte, mortificano un cast che definire stellare sarebbe riduttivo) e in generale l’atmosfera non si discosta da un centimetro, nel bene e nel male, da quello che chiunque abbia visto qualcuno dei suoi film precedenti si potrebbe aspettare.
Una ritrovata (o forse mai avuta) compattezza narrativa e una fotografia degna di nota innalzano lievemente Moonrise Kingdom dalla più totale mediocritas a cui tutto il resto lo condannerebbe, e se è pur vero che per un film del genere, più che in altri casi, si può aggiungere con sincerità il solitamente poco incoraggiante aggettivo “aurea”, resta il fatto che sporgendo il naso anche solo di pochi centimetri oltre la generale piacevolezza dell’ora e mezza trascorsa con Sam e Suzy non ci si può non rendere conto di quanto sia conservatore e poco coraggioso l’atteggiamento di un regista che avrebbe ampio spazio di manovra per esplorare nuovi lati della sua, non ne dubito, sfaccettata creatività.
“I fan apprezzeranno, i detrattori non cambieranno idea” non dovrebbe essere un commento applicabile all’opera di un regista così talentuoso e poco più che quarantenne, ma purtroppo non posso esimermi dal constatare questo stato di cose.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

Check Also

album

L’album, una specie in via d’estinzione?

Una delle differenze più ovvie tra gli appassionati di musica casual e i nerd più ...