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Il business dell’arte in tempi di crisi

Ogni anno, puntualmente, nella settimana antecedente al Natale, le porte della casa del mio amico Giuseppe si aprono per “sfamare” e divertire amici ed amiche. Come in tutti gli appuntamenti fissi annuali, si ripetono, due avvenimenti: il primo consiste nella conoscenza dell’amica di famiglia del padrone di casa che diverrà un’inseparabile compagna nel corso della giornata, il secondo consiste nella ormai matematica certezza che tale ragazza non rivedrai mai più se non al pranzo di Natale dell’anno successivo. Quest’anno la ragazza in questione si è rivelata essere Beatrice. Così tra il racconto della sua vita a Londra, delle sciate a Rivisondoli e del fatto che essa ami fare merenda a Shanghai e la cena a Praga si è giunti a discutere dell’arte e delle esposizioni in giro per il mondo. Vi chiederete cosa c’entri il resoconto di questa conoscenza con un approfondimento sul mondo dell’arte. Ebbene, di un’ora di colloquio per un’intera settimana mi sono rimaste fisse, come chiodi nella mente, tre parole: Munch, Sotheby’s e Christie’s.

Se la prima parola si riferisce al “pittore dell’angoscia” Edvard Munch, le altre due sono i nomi delle più importanti case d’aste al mondo. Il nesso tra queste tre parole è il “Mercato dell’arte” ed i suoi paradigmi, con l’opera più celebre del sopracitato artista norvegese “L’urlo”, la quale è stata battuta all’asta per l’astronomica cifra di 119.922.500 dollari dalla casa d’aste londinese Sostheby’s. L’Urlo di Munch è l’emblema di come in un periodo di crisi congiunturale di livello e contagio mondiale, il business che deriva dall’arte ha fatto registrare un forte interesse da parte di fondi d’investimento e della finanza.

Due terzi delle transazioni di questo mercato provengono dall’arte moderna e contemporanea. A contendersi in ogni angolo del globo questo mercato, vi sono case d’aste finanziate e controllate da fondi d’investimento e banche mondiali, con Sotheby’s e Christie’s a farla da padrone. Per comprendere l’immenso giro d’affari che deriva da questo segmento del mercato basta pensare al bilancio della major Sotheby’s che dai 4,8 miliardi di dollari dichiarati nel 2010 è passata ai 5,8 miliardi del 2011.

La diretta rivale Cristie’s, controllata dall’imprenditore francese François Pinault, è stata al centro di molteplici studi di settore, allorchè, nel 2010 con un +53% annuo, fece pensare ad una bolla. Il successivo bilancio in attivo del 2011 ed il trend positivo di quest’anno hanno dimostrato che non si trattava di speculazione, bensì di una nuova concezione delle opere d’arte.

Questa concezione non riguarda la sensibilità di chi acquista, né tanto meno una maggiore attenzione per ciò che di più alto l’uomo può fare, bensì una nuova tipologia di prodotto. Il mercato dell’arte sta attraversando un periodo di notevoli trasformazioni. Innanzitutto, esso viene sempre più considerato un mercato dove è possibile trovare ottimi “beni rifugio”. Basti pensare al mercato finanziario italiano, ove il FTSE MIB che raggruppa più della metà delle transazioni della Borsa di Milano, ha visto in dieci anni calare il proprio valore nominale del 60%. Se esso lo si paragona al “mercato dell’arte”, nello stesso arco di tempo, si noterà come le opere dei cinquanta artisti italiani maggiormente quotati da ArsValue abbiano incrementato il proprio valore del 60%. Ciò non è estendibile all’intero mercato dell’arte italiano che ha fatto registrare nell’ultimo anno una flessione del 15% rispetto all’anno precedente.

Ulteriore trasformazione è rappresentata dalla incessante crescita del mercato statunitense che nell’ultimo biennio ha registrato un +38,7% e dall’alto numero di aste multimilionarie per opere di grande pregio, ove, dati alla mano riguardo alla sola quotazione, resta la predilezione per l’arte moderna rispetto a quella contemporanea da parte degli investitori/collezionisti.

Infine, ed in questo a mio modestissimo parere risiede la chiave di volta e il futuro di questo segmento del mercato, è da un lustro in constante aumento il numero di “new clients”. Per “New clients” s’intendono persone mai interessatesi prima al collezionismo, il cui carattere distintivo risiede nella predilezione per i cosiddetti “private sale” e per le aste online. Nel frattempo non mi resta che guardare il secchio dell’immondizia del Bar La Mescita ove è impresso lo stencil dell’artista romano Sten, come a dire che anche un cappuccino ti può far ammirare ciò che di più bello e sublime i nostri tempi ci donano.

Antonio Maria Napoli – AltriPoli

About Antonio Maria Napoli

Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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