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Doria Doria, anvedi che storia!


In tempi di fantapolitica e marketing spettacolo pare forse pertinente fare un po’ di chiarezza su ciò che accade attorno alle maldestre operazioni mediatiche che s’agitano sui  capolavori del Bel Paese.
Il tema di oggi è il famoso Salone dei 500 in Palazzo Vecchio a Firenze, luogo ove nell’ultimo anno il Sindaco di Firenze e l’ingegnere M.Seracini, in collaborazione con la National Geographic Society e l’Università della California di San Diego si son dedicati alla disperata “ricerca del Leonardo perduto”.
La storia vuole che ilgonfaloniere Pier Soderini abbia affidato a Leonardo l’incarico di affrescare su una delle pareti del gran Salone la Battaglia di Anghiari, momento storico in cui il 29 Giugno del 1440 le  truppe fiorentine si scontrarono contro quelle viscontee. Sulla parete innanzi del Salone avrebbe dovuto aver luogo, per mano di Mastro Michelangelo il grande affresco de “La battaglia di Cascina”. 
La realizzazione dell’opera si fermò al solo cartone e a qualche studio preparatorio. Michelangelo venne poi chiamato a Roma per il compimento della Cappella Sistina. Attualmente l’imponente sala risulta decorata dal Vasari, incaricato di ricostruirla e riaffrescarla da Cosimo I dei Medici nella seconda metà del 1500.
Tornando a Leonardo le fonti storiche ci raccontano che l’ opera non fu mai conclusa in quanto l’artista nel tentativo di usare la tecnica sperimentale dell’encausto mancò di fortuna facendo colare l’affresco rovinosamente: Anonimo Gaddiano (Cod. Magliab. XVII, 17Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze):
« Lionardo da Vinci fu nel tempo di Michele Agnolo: et di Plinio cavò quello stucco con il quale coloriva, ma non l’intese bene: et la prima volta lo provò in uno quadro nella Sala del Papa che in tal luogo lavorava, et davanti a esso, che l’haveva appoggiato al muro, accese un gran fuoco, dove per il gran calore di detti carboni rasciughò et secchò detta materia: et di poi la volse mettere in opera nella Sala, dove giù basso il fuoco agiunse et seccholla: ma lassù alto, per la distantia grande non vi aggiunse il calore et colò. »
 
La Tavola Doria
Nel Maggio del 2012, in una stanza blindata del porto franco di Ginevra è stata ritrovata “La Tavola Doria” , dipinto del primo ‘500 scomparso per 70 anni nel mercato clandestino internazionale e raffigurante proprio l’episodio centrale della battaglia di Anghiari. La Tavola venne mostrata l’ultima volta in Italia nell’esposizione di Milano del 1939, voluta da Mussolini per celebrare il genio nostrano nella “Mostra di Leonardo da Vinci e delle Invenzioni Italiane”. Venne negli stessi anni «notificata», cioè vincolata come bene dello Stato italiano, dopodiché si persero le sue tracce, tra aste clandestine ed acquisti inconsapevoli.
Il valore e clamore dell’opera è evidente già nella sua storia più recente: tale tavola potrebbe essere una copia o un dipinto preparatorio dello stesso Leonardo, magari quello che “l’haveva appoggiato al muro” nella sala del Papa. Resta il fatto che copia o non copia la tavola risplende di qualità pittorica e racconta una ulteriore versione dell’affresco.

Il gruppo a cavallo di sinistra è incarnabile nelle figure di Niccolò e Francesco Piccinino, condottieri milanesi, resi volutamente foschi, attraverso le simbologie esoteriche quali la capra e gli animali marini che ricoprono i loro vestiti. Sulla destra i fiorentini: i due generali indossano a contrasto due draghi sugli elmi. Un gruppo interessante è quello in basso, sotto il cavallo dei milanesi: due figure, vestite anonimamente si azzuffano con atroce violenza: l’uno nel tentativo di cavar l’occhio all’altro. Probabilmente rappresentano quei civili incontrati lungo la strada verso Anghiari e convinti dai condottieri milanesi e fiorentini a partecipare alla battaglia per spartirsi poi il bottino.
Infine i grandi protagonisti della scena: i cavalli che con sguardo incredulo osservano la lotta. 
Particolare della Tavola
L’umanità dell’occhio degli animali condanna la bestialità dell’uomo e la follia delle sue guerre.
Il cavallo rampante ed “umanizzato” sarà immagine ricorrente di opere future, cambiando radicalmente la figurazione statica dei condottieri a cavallo (es. Gattamelata donatelliano).
Il moto leonardesco è riscontrabile in una stessa opera di Rubens: una particolare coincidenza vuole che tale opera sia il ritratto equestre di Giovanni Carlo Doria.
 
 
La Battaglia di Anghiari, Peter Paul Rubens
Doria doria anvedi che storia!
Rubens fu un autore che si dedicò assiduamente allo studio del maestro fiorentino, copiandolo, abbozzandolo, reinterpretandolo. Una delle copie della Battaglia di Anghiari più famosa è proprio quella disegnata da Peter Paul. Quale immagine possa aver ammirato del dipinto leonardesco non è dato sapere.
Chissà che non fosse proprio la tavola Doria a Genova in casa del Giancarlo Doria…
Insomma copia o non copia, con questa Tavola si abbandona il feticismo sui lavori originali: si accendono i riflettori sulle repliche dell’opera in cerca dell’idea generatrice.
Attraverso lo studio metodologico delle copie e l’approccio storico critico l’arte può svestirsi dei suoi abiti sgargianti e spettacolari per entrare a far parte di una scienza storica che ha come fine ultimo la conoscenza e l’educazione del cittadino.
 
Ultimamente la Tavola è stata presentata all’Accademia dei Lincei, dal Prof. Louis Godart, affiancato dagli studiosi Salvatore Settis e Tommaso Montanari, i quali hanno dichiarato che le scoppiettanti ricerche svoltesi nel Salone dei ‘500 sono improduttive.
“Ricostruire quello che c’era, ma non c’è mai stato nella mente di Leonardo” citando Godart sarà dunque possibile grazie alle famose copie e non per mezzo di gastroscopie con sonde high tech dentro e dietro al dipinto del Vasari.
Isabella Zaccagnini
Auguri di un Santo Natale da parte della redazione di PoliLinea.
 

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Isabella Zaccagnini
L'Architettura è uno strumento atto a semplificare la vita dell'uomo. Essendo la vita una realtà complessa, come ogni complessità, per essere semplificata, è necessario il tentativo di spiegarla. In tale direzione va la ricerca personale svolta con PoliLinea.

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