Home / Internazionale / L’ascesa del carbone

L’ascesa del carbone

Superata la nascita di Gesù di Nazareth, il pensiero dei bambini europei va alla festività religiosa dell’Epifania, ove, come tradizione vuole, essi riceveranno altri regali all’interno di una calza posta sopra i camini. Scure per i bambini nella calza dell’Epifania è il carbone. Un tempo realmente preso dai depositi per il riscaldamento delle abitazioni, con il passare degli anni è divenuto dolce e con esso anche l’educazione dei genitori verso i propri figli.

La presenza del carbone nelle calze dell’Epifania dei bambini meno buoni era dovuta al fatto che questo combustibile fossile fosse associato a sporcizia ed inquinamento. Nulla di eccepibile. Infatti, negli ultimi decenni, alla luce dei Trattati di Kyoto e del crescente utilizzo del petrolio, l’utilizzo del carbone è sembrato essere un amaro ricordo. Ma, come quello dei bambini, anche il carbone combustibile sta per diventare dolce per i mercati energetici globali. Se lo scorso anno l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) aveva annunciato al mondo l’inizio di una “Rivoluzione Blue”, che avrebbe visto il consumo di metano aumentare del 50% entro il 2035, quest’anno ha dovuto correggere il tiro. Difatti, sorprendentemente agli occhi dei ricercatori e meno a quelli degli analisti finanziari, la vera star del mercato nel prossimo lustro sarà il carbone.

Carbone, combustibile fossile conosciuto fin dall’antichità e divenuto simbolo energetico della I Rivoluzione Industriale nella Gran Bretagna del diciottesimo secolo, all’alba della Rivoluzione Industriale Asiatica appare tornare nuovamente in voga. Secondo l’AIE, nel Rapporto Medium Term Coal Market, il carbone entro la fine di questo decennio potrebbe superare il combustibile che da oltre un secolo è leader del mercato: il petrolio. Analizzando il Medium Term Coal Market Report si può constatare come la produzione di carbone nel 2017 eguaglierà con 4,3 miliardi di tonnellate quella del petrolio. I ritmi della crescita della domanda, che nel prossimo quinquennio raggiungeranno il 2,6%, sono impressionanti. Lo stupore per questa crescita è dovuto al fatto che secondo alcuni report finanziari e scientifici entro il 2017 si consumeranno 1,4 miliardi di tonnellate in più di carbone rispetto a oggi. Ovvero il carbone che attualmente consumano gli Stati Uniti d’America e la Federazione Russa.

Ora c’è da chiedersi da dove provenga quest’ascesa nel consumo del carbone in questo decennio. Bisogna considerare due fattori principali. La prima ragione di questa crescita risiede nell’avanzamento dello shale gas (gas metano ottenuto dalla decomposizione di materiale organico contenuto nell’argilla) negli Stati Uniti d’America. Ciò ha provocato un abbassamento dei prezzi del carbone nei mercati rendendolo appetibile come fonte energetica anche al mercato europeo. Gli Stati Uniti, in controtendenza con il resto del mondo, stanno apportando una modifica al proprio fabbisogno energetico favorendo le trivellazioni petrolifere e le estrazioni di gas. D’altronde la ricchezza di idrocarburi non convenzionali glielo permette. Secondo un rapporto degli analisti di Citigroup, convalidato dalla stessa AIE, gli Usa raddoppieranno da oggi al 2020 l’attuale produzione di petrolio e gas con il conseguente sorpasso sull’Arabia Saudita nello sfruttamento di suddette risorse energetiche.

Secondo elemento e fattore di ascesa del carbone come prima fonte energetica mondiale è la grande domanda proveniente dall’Asia. La Cina, importatrice netta di carbone dal 2009, in un solo biennio, ha scansato l’altro big asiatico dell’economia, il Giappone, da maggior acquirente e sfruttatore di questo combustibile. Nel Rapporto dell’AIE sopracitato si evidenzia come l’utilizzo a questi livelli del carbone potrebbe far innalzare entro il 2050 la temperatura di ben 6 °C in tutto il globo. Ciò dovrebbe portare a riflettere poiché nel 2017 ancora non saranno state sviluppate tecniche per la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica.

La direttrice dell’AIE, Marie Van Der Hoeven, a margine della presentazione del Medium Term Coal Report, ha affermato che «In assenza di progressi nella cattura e sequestro del carbone e se non vi saranno Paesi in grado di replicare l’esperienza statunitense, il carbone rischia di provocare un grave contraccolpo alle politiche per il clima». Peccato che non tutti i paesi e continenti siano ricchi come gli Stati Uniti d’America di fonti per l’estrazione di shale gas e che al momento non si può, dopo tre secoli d’incessante industrializzazione del mondo occidentale, limitare con la morale di chi ha già tutto il progresso e la crescita dei paesi emergenti, o meglio, emersi.

Continua la Van Der Hoeven: «Il ricorso crescente alle energie rinnovabili, lo smantellamento delle centrali a carbone più vecchie e un riequilibrio con i prezzi del gas faranno diminuire il consumo di carbone quasi ovunque in Europa». Questo avverrà nella ricca Europa. La domanda resta su cosa avverrà nel resto del pianeta, dove, se le cose non cambieranno, l’unico conto da pagare, come per i bambini cattivi, sarà per le generazioni future che si ritroveranno un pianeta distrutto per via delle emissioni di CO2. Insomma, per molti decenni aspettatevi nella calza il carbone amaro.

Antonio Maria Napoli – AltriPoli

About Antonio Maria Napoli

Antonio Maria Napoli
Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd bevendo un bicchiere di Nikka.

Check Also

Nicolas Jaar – Il compositore del futuro

Lo scorso mercoledì ha incantato Roma e il Just Music Festival con le sue eclettiche ...