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X-Factor

Quando conosco delle persone nuove si crea sempre un’inevitabile impasse quando, superati tutti i territori intermedi di conversazione, si passa a parlare di musica. Prima di addentrarmi in argomenti (per me) spinosi provo sempre a capire se l’interlocutore è un fruitore casuale o interessato, nel tentativo di bypassare discorsi che potrebbero farmi apparire spocchioso, antipatico, saccente. Crescendo è importante capire che non è bello attirarsi le antipatie altrui solo perché si ritiene che un interesse personale sia la cosa più importante al mondo.
Spesso però non c’è filtro che tenga e, nonostante tutto, si cade inevitabilmente in quelle polemiche che definire ‘infinite’ sarebbe assai riduttivo, soprattutto vista la totale irrilevanza della tenzone. Tra le domande che più mi hanno messo in difficoltà in questo 2012 c’è ‘Cosa ne pensi di X-Factor?’.
Una merda. Questa è l’unica vera risposta giusta alla domanda. Tuttavia per le ragioni succitate non si può fare, quindi in genere tento di impostare il discorso cercando di far capire che la musica non dovrebbe avere nulla a che fare con le gare, e a maggior ragione non dovrebbe significare cantare ‘bene’ pezzi altrui tagliati con l’accetta per ragioni televisive. Nessuno dei personaggi di X-Factor è in alcun modo dotato ‘di talento’, figuriamoci se possono essere chiamati ‘artisti’ (ovviamente fino a prova contraria).
E’ piuttosto evidente, in un periodo di crisi nera del mercato discografico, come siano proprio i talent l’unico grande serbatoio rimasto in mano alle major. Basti vedere come anche Sanremo, kermesse da sempre discutibile, ma mai così in crisi come negli ultimi anni, sia colmo di ragazzi provenienti da queste realtà. La logica è semplice ma estremamente efficace: sarà il pubblico a scegliere la sua prossima pop-star, non solo in base alle qualità canore, ma anche influenzato da quegli stralci di vita di tutti i giorni che il format mostra. Inutile specificare come sia cruciale creare una certa familiarità fra artista e pubblico e che invadere immediatamente la privacy del partecipante – sorte che una volta ti investiva solo dopo il successo – ormai è una condicio sine qua non per raggiungerlo.
Non serve quindi una mente particolarmente fine per capire come X-Factor non sia altro che un enorme macchina da soldi del mercato musicale, nella quale non c’è nessuna reale promozione della musica come urgenza espressiva, o come linguaggio umano creativo. Insomma, nulla a che vedere con l’arte. La presenza di personaggi come Stefano Belisari (in arte Elio) e Marco Castoldi (in arte Morgan) è soltanto l’ennesima intelligente mossa volta ad apporre una sorta di ‘bollino di qualità’ su uno spettacolo in cui tutto è studiato a tavolino.
Invito tutti gli appassionati di musica, e di arte in genere, a non seguire un’eventuale nuova edizione. Se i problemi sopraelencati non vi disturbano in alcun modo, spegnete il cervello e godetevi lo show. 

Luigi Costanzo

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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