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Le grandi Opere tutte romane.

14 Dicembre 2012, Palazzo dei congressi, Roma.


Conferenza : “La gestione della sicurezza nelle grandi opere” , il protagonista è il complesso cantiere del nuovo palazzo dei congressi dell’EUR , concepito da Massimiliano Fuksas durante una vacanza in barca a vela, quando, osservando il cielo greco, una nuvola , quasi come fosse l’arcangelo Gabriele disceso verso la Vergine Maria (il quale si è però limitato ad annunciare un volere Superiore) ha depositato nell’architetto il seme prolifico di un’opera salvatrice.


Al termine dell’evento, la gita al cantiere ormai in sicurezza ed in fase di chiusura, è il “pezzo forte” della serata ed è del mio primo incontro con quest’opera atterrata sul suolo romano che vorrei parlare.

Tralascio le questioni laterali e non specifiche in materia di sicurezza e cantierizzazione del progetto, già ampiamente approfondite da tecnici, ingegneri ed architetti, tra i quali la stessa giovanissima direttrice dei lavori subentrata a cantiere avviato, la quale ha voluto ringraziare dinanzi una nutrita platea l’amministratore delegato della EUR S.p.A. Riccardo Mancini per averle “dato la possibilità di fare questa esperienza bellissima”.

EUR S.p.A. è l’ente promotore della conferenza di cui il video allegato descrive in dettaglio interessi ed attività, tra le quali, appunto, il progetto della Nuvola di Fuksas.

Dopo la ritardata apparizione del Sindaco Gianni Alemanno, causa di malumori tra gli ingegneri già, peraltro, frustrati dalle voragini progettuali lasciate dal suddetto “archistar”, ci si dirige a passo celere verso il colosso vetrato.

Tanta gente e tante macchine fotografiche, tra cui svariati colleghi di Valle Giulia.

Oltrepassata la recinzione esterna sul lato corto della “teca” opposto all’affaccio di Via Cristoforo Colombo, la struttura si manifesta in tutta la sua poderosa e colossale precarietà.

Palese lo sforzo tecnico/costruttivo nel doversi adeguare ad un’immagine aprioristicamente definita dal fervido immaginario di cui questa categoria di architetti è dotata. L’ incapacità di concepire una forma intesa come qualità della materia (a cui è indissolubilmente legata in quanto suo attributo), relega la materia stessa ad un ignobile servilismo, di conseguenza ad un’assordante dissonanza  dell’immagine. I montanti e i traversi di acciaio, perpendicolari e ordinati nella teca , ingarbugliati e confusi nel nucleo interno, definiscono il grado di vitalità dello spazio. La loro quantità eccessiva e la scarsa attenzione nella progettazione, rende lo spazio oppressivo, confuso ed estremamente caotico.


Il mancato allineamento del reticolo esterno con quello interno della teca che definiscono la profonda “camera d’aria”, la scelta del modulo troppo piccolo per coprire le vaste superfici e l’eccessiva stratificazione sono le prime cause di disturbo della vista. Nel nucleo, invece, il sovraffollamento e l’assenza di qualsiasi geometria generatrice (nonostante l’architetto abbia affermato di aver studiato i frattali per l’occasione).

 Citando Argan: “Nella linea si cerca la sostanza primaria, la pura e suprema idealità della forma […] in una specie di sublimazione che assottiglia e volatilizza la materia ma la presuppone”.

La linea è sublimazione della massa ma la presuppone, nella nuvola la linea stessa si fa massa, materia pesante ed opaca.

Il senso di pesantezza della struttura è incrementato dalla presenza delle numerose rampe di sicurezza (completamente omesse dai render di progetto) che si sviluppano all’interno della prima camera d’aria della teca, e che si cerca di mascherare utilizzando dei vetri serigrafati a bande orizzontali. Non è necessario parlare dei mastodontici punti di appoggio del nucleo interno, palesemente contraddittori con la volontà estetica alla base del progetto. La struttura  “a nudo” priva dei rivestimenti esterni manifesta la sua vera essenza, la precarietà di un ponteggio già crollato i cui tubolari non hanno finito di assestarsi sotto il peso del primo fenomeno con cui l’architettura si relaziona, la gravità.



Jacopo Magrini



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