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«Anarchia, stato, utopia»


In senso lato, possiamo definire il libertarismo come un corrente di pensiero politico volta a garantire la massima autonomia del singolo. In tal senso, i diritti individuali vengono anteposti a quelli collettivi e le libertà negative (assenza di impedimento) vanno a prevalere su quelle positive (capacità di partecipazione del soggetto alla vita politica). Come evidente conseguenza di tutto ciò, il potere dello Stato risulta fortemente limitato.


A prima vista, il libertarismo può certamente essere inteso come una posizione “di destra”. Questo è generalmente vero, in quanto, non di rado, la teoria politica libertaria si pronuncia contro politiche fiscali ridistribuite e espressioni di solidarietà sociale quali la gratuità dell’istruzione e delle cure mediche (vedi in tal senso l’esempio dei Tea Parties americani).
Una simile massimizzazione della libertà individuale, d’altra parte, affonda le sue radici nel pensiero anarchico e nella particolare antropologia filosofica sviluppata da Max Stirner nell’ambito della cosiddetta sinistra hegeliana. Insomma, se i prodotti del libertarismo sono “di destra”, le sue origini sono chiaramente “di sinistra”. È per tal motivo che, parlando di tale corrente politica, occorre una particolare cautela: le categorie tradizionali “destra-sinistra” risultano infatti incapaci di categorizzare pienamente il libertarismo.

Tra i massimi teorici del libertarismo troviamo Robert Nozick. Nel suo “Anarchia, stato, utopia“, il nostro analizza, anzitutto, le modalità con cui emerge il potere statale.
Come afferma J.Locke, nello stato di natura, i cittadini vivono in una condizione di estrema incertezza, in quanto i loro diritti non vengono garantiti da alcuna autorità. Emergono quindi, nella proposta di Nozick, le cosiddette “associazioni protettive”. Esse sono liberi aggregati di cittadini che si riuniscono per garantire la sicurezza di chi ne fa parte.
Col tempo, una singola associazione protettiva diventerà prevalente in un singolo luogo. Otterrà pertanto lo status di monopolista dell’uso della forza (Stato ultra-minimo). Non solo. L’associazione protettiva dominante, col tempo va ad assorbire anche coloro che non sono in grado di pagare un contributo per “iscriversi” a tale società. La ragione di tale gesto è pragmatica: se un cittadino restasse privo di protezione, esso sarebbe costretto a farsi giustizia da solo. Tale procedura è, d’altra parte, «troppo rischiosa e pericolosa [in quanto] comporta comporta un rischio altissimo di punire un innocente»1. La nostra associazione protettiva diventa così uno Stato propriamente detto, in quanto «soddisfa le due condizioni fondamentali necessarie per essere uno Stato»2, è infatti l’unica associazione presente sul territorio (è monopolista) e protegge i cittadini originariamente non associati «anche qualora tale protezione debba essere finanziata»3. Tale aggregato sociale prenderà il nome di Stato minimo.

È legittimo a questo punto, proporre uno Stato che non sia minimo? No, secondo Nozick. Uno stato che, ad esempio, proponesse una libertà di tipo marcatamente socialista (la libertà dal bisogno), sarebbe radicalmente iniquo. Tale Stato, infatti, garantirebbe le cure mediche a tutti i cittadini, anche quelli che non la desiderano. Ma tale gesto sarebbe “violento”: un individuo che ha bisognodi un medico potrebbe fruire delle sue cure gratuitamente, in quanto tali cure sarebbero a carico della società. Ma, allora, perché non garantire anche un barbiere alle barbe più incolte? Perché non allocare i servizi di un giardiniere «presso i prati che più ne hanno bisogno?»4.
Nozick svolge analoghi ragionamenti nei confronti di società che garantiscano giustizia nei possessi, pari opportunità, assenza di sfruttamento e diritto a partecipare di decisioni che interessino la propria esistenza. Insomma, Nozick critica le forme a noi note di democrazia.

Se “Anarchia, stato, utopia” si concludesse qui, non nego che la proposta politica di Nozick sarebbe assai povera e per nulla interessante. Non solo, sarebbe un abominio e un delirio di arroganza. Non è invece così: l’autore conclude con una terza ed ultima parte che prende il nome di “Utopia”. Qui si comprende appieno il progetto politico di Nozick. Lo Stato minimo, non è fine a se stesso, ma orientato alla costituzione di una serie di comunità autonome i cui partecipanti possano liberamente adottare la lingua, gli usi, i costumi che preferiscano. L’unica regola da rispettare è quella di rimanere compatibili con lo Stato minimo, con la struttura di base. Tali comunità, infatti, non possono essere violente e devono rispettarsi tra di loro. Insomma «Chiunque può dare inizio a qualunquetipo di nuova comunità desideri (compatibile con il funzionamento della struttura). Nessuno è infatti obbligato a farvi parte»

Concludendo, lo stato minimo è una struttura politica libertaria finalizzata alla realizzazione di una società di stampo moderatamente anarchico. «Lo stato minimo ci tratta come individui inviolabili, (…) ci tratta come persone dotate di diritti individuali con la dignità che ciò comporta. Trattandoci con riguardo, rispettando i nostri diritti, ci permette, individualmente o con chi vogliamo, di scegliere la nostra vita e di realizzare le nostre aspirazioni (…) con l’aiuto della cooperazione volontaria di altri individui dotati della stessa dignità. Come potrebbe uno stato o un gruppo di persone osare fare di più? O di meno?»5.


Giulio Valerio Sansone



1 R. Nozick, Anarchia, Stato e Utopia, Milano 2008, pagina 106.
2 Ibidem, pagina 130.
3 Ibidem, pagina 130.
4 Ibidem, pagina 243.
5 Ibidem, pagina 337.

About Giulio Valerio Sansone

Giulio Valerio Sansone
Triennale in Filosofia a Roma, studente di Economia dell'Innovazione a Milano. Orgogliosamente parte della ciurma di Polinice dai suoi gloriosi albori. Vi fracassa le scatole un mercoledì ogni quattro.

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