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Nancey Murphy, «Bodies and Souls, or Spirited Bodies?» Una recensione


Cari lettori di PoliNietzsche, ve ne sarete accorti: adoro scrivere recensioni.
Vorrei oggi proporvi uno dei testi più discussi della filosofia della mente americana, «Bodies and Souls, or Spirited Bodies?» di Nancey Murphy (attualmente in vendita solo in lingua inglese). Proseguo così nel mio intento di recensire e presentare nella maniera più semplice e chiara possibile alcuni dei titoli più discussi nella filosofia contemporanea, sia analitica sia continentale (mi si passi la distinzione). 


Di cosa stiamo parlando?


La natura umana fin dall’antichità è stata uno dei nuclei tematici centrali della ricerca speculativa. Nel corso della storia, a partire dalla sua nascita, la visione cristiana dell’essere umano è stata, tutto sommato, egemone, o comunque protagonista. Tutto questo fino alla nascita delle moderne neuro-scienza (potremmo utilizzare come riferimento il 1873,  anno della scoperta del neurone da parte di Camillo Golgi). Tutte le domande a cui la religione e la filosofia da secoli tentavano di dare risposta, oggi sono più o meno soddisfatte dalle scienze empiriche. A fronte di ciò, chiunque voglia continuare a porre quelle stesse questioni in termini filosofici, non può esimersi dal confronto con tali progressi scientifici. Viceversa, lo scienziato che voglia dare un’interpretazione più esaustiva del valore delle proprie scoperte, dovrà porsi in dialogo con il mondo della filosofia e, in casi più estremi, della religione. 

In questo senso va colta la posizione di Nancey Murphy, docente di filosofia presso il Fuller Theological Seminary di Pasadena, California. Nell’ambiente accademico cristiano, la Nostra è oggetto di aspre critiche derivate dalla sua apertura al fisicalismo, la dottrina filosofica secondo la quale l’essere umano è un sistema biologico puramente materiale, frutto dell’evoluzione e capace di interagire con l’ambiente attraverso l’interazione neuro-fisica. Murphy definisce il suo approccio filosofico nonriduttivo. Il suo intento non è tanto quello di liquidare fenomeni umani fondamentali come la preghiera, il rapporto con il divino, le esperienze affettive e più autenticamente umane riducendoli a pure dinamiche psico-fisiologiche, quanto di spiegare tali fenomeni conformemente alla visione attuale della scienza. Il tentativo di Murphy è notevole e risponde all’esigenza, caratterizzante buona parte del panorama accademico attuale, di un dialogo tra le esigenze della fede e quelle della ragione.


La struttura dell’opera


«Bodies and Souls, or Spirited Bodies?» è l’opera più divulgativa della Murphy. Si compone di quattro capitoli:

1.  Do Christians need souls? Theological and biblical perspectives on human nature
2. What does science say about human nature? Physics, evolutionary biology, and neuroscience
3. Did my neurons make me do it? Reductionism,morality, and the problem of free will
4. What are the philosophical challenges to physicalism? Human distinctiveness, divine action, and personal identity


Problematiche


Nel primo capitolo, l’autrice affronta una storia del concetto di anima. Compie qui una piccola esegesi dei testi biblici, facendo notare che il concetto di dualismo – secondo il quale l’uomo si compone tanto di un corpo quanto di un’anima, e non di solo corpo, come vorrebbe la Murphy – non viene citato in questi stessi. Le poche fonti bibliche che usano la parola anima lo fanno in contesti non spirituali come cadere, morire, ecc. La stessa risurrezione del corpo, secondo la Murphy non presuppone necessariamente il concetto di spirito (vedi la tradizione ebraica). Contro il dualismo, eminentemente presente nel pensiero di Platone e Descartes, l’autrice propone una gerarchia complessa di sistemi viventi. L’anima sarebbe, in altri termini, stata introdotta strumentalmente nel pensiero cristiano, per sole ragioni etiche.
Il secondo capitolo offre un sunto delle attuali scoperte scientifiche sul cervello e delle ipotesi sulle dinamiche e funzionamento dei neutroni del nostro cervello. Se noi siamo l’anima, perché allora un danno alla corteccia cerebrale ci mette fuori combattimento?
Il terzo capitolo affronta un tema caldo: il libero arbitrio: il fatto che siamo un insieme denso e complesso di reazioni chimico-meccaniche determinate non ci rende in un certo senso determinati a nostra volta? Le nostre azioni sono mere conseguenze dei nostri meccanismo materiali? In effetti qui la Murphy più che rispondere in modo soddisfacente, si limita ad inquadrare la questione, non riuscendo a dare una risposta adeguata.
L’ultimo capitolo pone a chi operi la scelta del fisicalismo in ambito cristiano le problematiche da affrontare. Abbiamo visto che non c’è bisogno dell’anima per avere esperienza di Dio, ma allora cosa avviene tra la morte fisica della persona e la sua risurrezione? Le nostre dinamiche organiche si sviluppano bottom-up, dai nostri nervi al sistema nervoso, o top-down, con il nostro apparato cerebrale che, nella sua interezza, modifica il nostro rapporto con la realtà tanto fisica quanto trascendente? 


Un giudizio finale


Quella della Murphy è di certo un’operazione che dimostra come si possano integrare i dati scientifici nel discorso filosofico, senza per questo cadere in un materialism grezzo e ingenuo. Tale operazione ha tuttavia dei limiti: l’esegesi biblica proposta dall’autrice è povera e spesso imprecisa, mentre certe domande vengono poste ma non pienamente affrontate.
Aldilà di queste perplessità, «Bodies and Souls, or Spirited Bodies?» è una lettura in senso lato consigliata.


Alessio Persichetti




About Alessio Persichetti

Alessio Persichetti
Game Master a tempo perso, oltre ad essere un bibliofilo compulsivo. Nel tempo libero, fin da ragazzino, si appassiona al gioco intelligente (giochi di carte, giochi di ruolo e da tavolo) e ai fumetti, senza però disdegnare i videogiochi.

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