Home / Moda / Braveheart: men in skirts

Braveheart: men in skirts

 

Una premessa è necessaria: Siamo coscienti che 1) la sfilata è occasione di spettacolo, 2) che è un’allegoria del sociale 3) che filtra messaggi di varia natura diffusi dai designer in modo provocatorio, ironico, surreale o serioso e autoreferenziale. Detto ciò, vorremmo segnalare un paio di assurdità viste in passerella nelle giornate recentemente concluse di Milano Moda Uomo.

Primis, l’uomo in gonna non demorde. Una da qualche parte ce la infilano sempre. Memorabile, il completino che Riccardo Tisci fece sfilare per Givenchy lo scorso inverno (spencer color carta da zucchero a stelle nero lavagna con gonna a macro plissé al ginocchio e polacchino stringato).

 

 

La moda maschile presentata sulle passerelle che propongono le soluzioni dell’autunno/inverno 2012-13 appare quindi imprigionata nella ricerca di un modello diverso di abbigliamento, dovendo fare i conti con una fisicità, e con una storia, che non lascia molte vie d’uscita: i pantaloni hanno due gambe, le giacche due braccia e la fantasia vestimentaria non è proprio il campo forte della creatività dell’uomo comune.La punta del concettuale maschile insiste sulla gonna, ricordando al popolo che vari indumenti del genere sono nell’iconografia dell’uomo che si rispetti, dal caftano al kimono passando per il kilt, giusto per citarne tre. E allora Les Hommes, ne butta lì una da prelato glamour, accompagnata da una maglia slim in fantasia optical (bianco e nero). E azzarda anche qualche pelliccia, vero tormentone di stagione. La gonna, proprio quella che conosciamo come massima espressione dell’abbigliamento femminile, è una vera ossessione per gli stilisti che creano anche la moda maschile che cercano di cercano di dimostrare non solo la praticità ma soprattutto la plausibilità estetica di un uomo in gonna. Jean Paul Gaultier, per esempio, ne ha fatto la propria ragione creativa nei suoi 30 anni di pensiero sulla moda, ma anche altri stilisti come Dries Van Noten e Yohji Yamamoto, jil Sanders e John Richmond.

Proprio John Richmondha deciso di far sfilare in passerella come capro espiatorio di questa nuova stravaganza maschile, Stefano De Martino. Lunga fino a metà coscia, con spacco davanti per facilitare la camminata, nera e con motivo di borchie sull’orlo. La skirt for him (giusto per cercare di trovare un altro nome a un uomo con la gonna che non faccia pensare a quei bambini che si provano i vestiti e i trucchi della mamma) è stata indossata da De Martino abbinata a una giacca smoking con revers impreziositi da paillettes, meggings (ovvero leggings da uomo, tanto ormai la virilità se n’era andata da un pezzo) e stivali da biker rigorosamente slacciati.
Commento di Belen: “la gonna in casa la porto io”…. Secoli e secoli a lottare per il diritto di portare i pantaloni..che non ci siamo accorte di chi frugava nei nostri armadi.

Ma non è finita qui. Il prossimo inverno chi volesse calarsi in maculati, zebrati, castorini e tutti –ma proprio tutti- i volumi e gli spessori di pelo animale esistenti, a dispetto delle proteste di moglie, fidanzata, amante, potrà farlo. Jil Sander ha presentato il gilet-coat in vello rasato e t-shirt senza maniche molto efebiche. I codici della virilità ordinaria sono decisamente messi sotto assedio. Tony Curtis nelle sue migliori interpretazioni non avrebbe osato i parigamba in pizzo che strizzano i nerboruti quadricipiti dei tenebrosi in passerella per Versace.

 

Ma la crisi di identità del sesso forte si manifesta anche fuori dalla passerella. A quanto pare, stanno prendendo piede negli armadi dei più fashionisti (sostantivo plurale, maschile), i meggins. Aberrante tentativo di pantalone da uomo che deve il suo nome alla fusione del termine inglese Men con l’ormai universale Leggins. E che, in sostanza, altro non è che una calzamaglia coprente. O, a volerla dire tutta, un deterrente sessuale senza pari nella storia dell’abbigliamento.

Prima che qualcuno possa obiettare che «tanto non prenderanno mai piede», è giusto che si sappia che, dacché il conduttore televisivo Conan O’Brien ci si è presentato in diretta tv nel 2010, numerose celebrity si sono fatte immortalare con i meggins addosso, svelando una versione di sé inedita e oltremodo impresentabile. Tra gli altri, Justin Bieber (che ci mancava solo mettesse i meggins), Russell Brand (paparazzatissimo ex marito di Katy Perry) e – la cui visione è sconsigliata a tutte le sue fan – Lenny Kravitz.

 

Come se non bastasse, pare che diverse marche di abbigliamento (tra cui Uniqlo, Barneys eNordstrom) ne abbiano intuito il successo, e stiano creando delle varianti griffate del nuovo anticoncezionale da indosso per renderlo comodamente accessibile al grande pubblico. Cosa che, in America, sta effettivamente accadendo, considerato che oggi, a New York, trovarsi davanti un uomo in calzamaglia non è più raro quanto dovrebbe.
Da qui, il dubbio che la profezia Maya sia, se non veritiera, perlomeno auspicabile. Anche perché, ricordiamolo, tutto ciò che spopola negli USA prima o poi arriva anche da noi.
C’è già chi annuncia la nascita di una piccola rivoluzione per liberare gli uomini dalla “tirannia dei pantaloni”, ma io vi avverto.. dalla gonna alla ceretta alle gambe il passo è brevissimo…
Ne varrà la pena?!

About Maria Teresa Squillaci

Maria Teresa Squillaci
Caporedattore Moda&Costume. Giornalista. Ho lavorato a La Stampa, Rai News24 e Sky Tg24. Nata a Roma, ho vissuto a Madrid dove lavoravo come ufficio stampa e social media manager. Scrivo di tutto quello che mi capita, dalla politica, alle sfilate, ai bigliettini di auguri, ma la cosa più difficile che ho fatto è stata scrivere questa auto-biografia. Twitter: @MTSquillaci

Check Also

La rivincita degli ex. Brad Pitt chiede scusa a Jennifer Aniston

“Ritornano sempre”. È una di quelle cose che le mamme dicono alle loro figlie alla ...