Home / Architettura / CHRISTO E JEANNE-CLAUDE. Riuscire a ideare e a raffigurare un sogno. Svegliarsi ancora avvolti dallo stupore… e ricordarne tutta la sua immensa bellezza.

CHRISTO E JEANNE-CLAUDE. Riuscire a ideare e a raffigurare un sogno. Svegliarsi ancora avvolti dallo stupore… e ricordarne tutta la sua immensa bellezza.

Se c’è un artista che non si è limitato semplicemente ad essere originale questo è Christo. Christo nelle sue opere artistiche è andato ben oltre l’originalità, ha inventato un modo assolutamente personale di vedere l’arte. Christo Vladimirov Javasev, artista di origine bulgara, nato a Grabovo dopo gli studi di Belle Arti a Sofia, nel 1958 si trasferisce a Parigi, dove incontra la donna che presto diverrà sua moglie, Jeanne-Claude Denat de Guillebon, di origini franco-marocchine, nata a Casablanca, nello stesso giorno di Christo (13 Giugno 1935). Dopo questo incontro, i due diventeranno un’unica realtà umana e artistica. 
Surrounded islands. Miami, 1983. Disegno preparatorio.

Surrounded islands. Miami, 1983.

 Due menti, un solo cuore in comune, uniti in una miriade di strepitosi progetti, che porteranno i due artisti, trasferitisi nel 1964 negli Stati Uniti, a divenire un vero e proprio faro nel panorama dell’arte contemporanea mondiale. Christo firmerà i disegni scaturiti dalla sua irrefrenabile fantasia, ma la firma “sull’opera” sarà di entrambi. Il termine “opera” è scritto di proposito tra virgolette, infatti l’opera di Christo e Jeanne-Claude si distacca dalla tradizionale immagine di un’opera d’arte vista come un frammento di materia racchiuso ina tela, delimitato da una cornice, posta su di un piedistallo. Per Christo e Jeanne-Claude la tela è costituita dal mondo intero con la sua straordinaria natura. La cornice è il cielo, la terra e’ tutto ciò che circonda la sua invenzione. Tutto è opera d’arte. Christo sin da giovane si avvicina all’idea artistica della “land art”, ossia una forma d’arte che utilizza lo spazio e gli elementi naturali come parte integrante della creazione artistica, eseguendo opere monumentali immerse nel paesaggio naturale. Scrive Robert Morris: “Ciò di cui si occupa l’arte è qualcosa di mutevole, che non ha bisogno di arrivare in un punto che sia definitivo rispetto al tempo e allo spazio. L’idea che il lavoro sia un processo irreversibile che si conclude con uno statico oggetto-icona, ormai è superata”. Per Christo l’arte è un’entità assolutamente dinamica che si pone come imperativo categorico, quello di porre in relazione le persone con altre persone, gli elementi della natura, la luce, lo spazio il colore. Come scrive Albert Ensen, Christo combina arte e ingegneria per dimostrare che esse non sono nemiche; pone in relazione la gente con materiali e strutture bellissime, mette in comunicazione le persone con il loro passato e il loro presente. Christo e Jeanne-Claude sono divenuti straordinariamente celebri e ammirati per svariate opere eseguite letteralmente in ogni angolo del mondo. Alcune dele opere sono estremamente emblematiche di questo artista. “Surrounded Islands” (1983), “The Umbrellas” (1991), e “The Pont Neuf wrapped”(1985).

The Pont Neuf wrapped. Parigi. 1985. Disegno preparatorio.


Surrounded Islands” , realizzata nella baia di Biscayne a Miami, Fl, è un’opera che stupisce semplicemente nel vederla in fotografia. Undici isole sono state circondate da 603.850 metri quadrati di tessuto di poliprolene rosa, adagiato sulla superficie dell’acqua, fluttuando tra le onde del mare, che si estende per 61 metri all’esterno del perimetro di ciascuna isola. Il colore della sabbia bianca, dell’azzurro del mare, del verde chiaro della vegetazione, entra in contrasto e nello stesso tempo si armonizza con il contorno rosa brillante e luminoso delle isole. Sembra impossibile anche solo immaginare un’opera del genere, ancor più impossibile realizzarla. Christo e Jeanne- Claude ci hanno regalato questa immagine che colpisce, meraviglia, e lascia senza parole per tutta la sua grandiosità e unica bellezza.
The Umbrellas” è stata eseguita sia a Ibaraki, Giappone, che in California, USA. Il progetto dell’artista è stato quello di piantare 1.340 ombrelloni blu, alti 6 metri, in una vallata giapponese che si estende per 19 chilometri, e 3.100 ombrelloni gialli della stessa altezza, in una vallata dell’entroterra californiano per 29 chilometri. Il colpo d’occhio è notevole. Sembra di ammirare un immenso cielo stellato sulla terra, che si perde all’orizzonte.
The Pont Neuf wrapped. Parigi. 1985.

The Pont Neuf Wrapped”, è un’opera in cui l’artista ha progettato di “impacchettare” letteralmente il celebre antico ponte di Parigi con 40.000 metri quadrati di stoffa color “Pietra d’Ille de France” che con i suoi drappeggi scende elegantemente lungo i lati del ponte, regalando alla vista l’immagine delle fiancate del monumento parigino, che alla luce del tramonto emana delle sfumature dorate che si confondono nel riflesso tremolante tra le correnti della Senna.
Per Christo e Jeanne-Claude, l’opera non consiste solo nell’idea e nella raffinata scelta dei materiali. L’opera d’arte comprende tutto ciò che riguarda il compimento del lavoro stesso: l’estenuante e meticolosa organizzazione della struttura (di cui Jeanne-Claude era maestra), la progettazione di ogni dettaglio, la continua richiesta di permessi alle autorità locali per l’utilizzo del suolo pubblico, il lavoro degli ingegneri, metereologi, centinaia di operai, scalatori professionisti, per la realizzazione di opere di tale complessità e imponenza. La creazione di numerosi posti di lavoro, i legami umani che si stringevano tra i lavoratori, il clima, le difficoltà del territorio, ma soprattutto lo spettatore, che non si limita ad osservare, ma diventa parte dell’ambiente e dell’opera stessa, immergendosi completamente in essa e respirandone la magia. 
The Umbrellas. Ibaraki, Giappone. 1991. Disegno preparatorio.

Erano necessari milioni di dollari per realizzare queste opere, che i due artisti ricavavano dalla vendita dei disegni preparatori, plastici, modelli dei progetti che sarebbero stati realizzati. Ogni esosizione durava in media due settimane. Poi l’opera veniva smantellata e i materiali riciclati. Rimangono solo i disegni e i progetti architettonici, oltre alle straordinarie fotografie. Questo perchè secondo Christo e Jeanne-Claude, l’arte non è statica, è dinamica come la realtà che costituisce ogni cosa, come ogni elemento della natura che appare , si offre alla vista e poi scompare per tramutarsi in altre forme, per comparire in altri luoghi. 
The Umbrellas, Bakersfield,CA. 1991.

L’osservatore rimane abbagliato dalla maestosità, dallo splendore, dall’immensa bellezza di tali opere, se ne innamora, per poi vederle dissolversi come al risveglio di un sogno stupendo. Scrive Ettore Camuffo: “…sono grandi progetti, opere d’arte grandiose che richiedono anni ma che non s’impongono per restare, scompaiono per volontà dei loro stessi creatori, lasciando un vuoto terribilmente pieno”.

Giovanni Alfonso Chiariello

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