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These clothes don’t fit us right

L’altro giorno ho visto In Another Country di Hong San Soo, un ottimo film di un ottimo regista, che consiglio a tutti, e come mio solito, specie dopo esperienze cinematografiche positive, sono andato un po’ in giro per la rete a cercare pareri, recensioni o curiosità varie.
Il film non è necessariamente dei più lineari. Ci sono tre storie separate ma sottilmente sovrapposte in alcuni passaggi, e la consecutio logico-temporale degli eventi può diventare scivolosa, cosa che del resto accade abbastanza frequentemente nei film del regista koreano. Forte anche delle precedenti esperienze con i suoi più recenti lavori credevo comunque di aver mantenuto il polso del film in maniera ragionevolmente salda, ed è quindi stato con notevole sorpresa che ho letto un’analisi del film, peraltro non scritta da un critico professionista, che se non metteva esattamente sottosopra l’idea che di esso mi ero fatto, ne sottolineava quantomeno una certa superficialità.

Al di là di una volontà un po’ pedantesca di voler mettere in corrispondenza alcuni procedimenti filmici con il significato del film, l’utente di rateyourmusic.com che aveva recensito In Another Country sul sito aveva sicuramente colto lo svolgersi del film sia a livello narrativo che tematico con una precisione e una lucidità che io non avevo avuto.

Tralasciando le paranoie egotistiche in cui la cosa mi ha trascinato, che dubito possano essere di alcun interesse anche per il mio pur affezionatissimo pubblico, la vicenda mi ha portato a riflettere sullo spirito e il tipo di attenzione con cui mi approccio alla visione di un film, e sulla contrapposizione tra una mentalità analitica e una sintetica. Chiarisco subito che credo di appartenere alla seconda squadra, per cui mi dovrete perdonare qualche probabile tentativo di portare surrettiziamente acqua al mio mulino.
Cosa intendo innanzitutto per approccio sintetico o analitico? Senza lasciarmi appesantire dal significato ben più ingombrante e storicamente delineato che due paroloni del genere possono avere in altri ambiti, con questi termini intendo semplicemente due mentalità inclini una a considerare un film nel suo complesso, cogliendo innanzitutto i movimenti emotivi e sensoriali che lo governano e ci mettono in maniera più immediata possibile in comunicazione col nucleo dell’esperienza, e un’altra che invece presta più attenzione ai dettagli e ai mattoni che compongono il tutto, atteggiamento del resto particolarmente produttivo se applicato ad una forma d’arte come il cinema in cui gli aspetti tecnici e tecnologici giocano un ruolo così importante, e in cui i sentieri di significazione sono così numerosi e disparati.

Questa dicotomia ovviamente non esclude che ci siano vie terze, né che un compromesso tra le due possa essere raggiunto, ma penso che la polarità che ho delineato sia abbastanza intuitivamente percepibile da chiunque frequenti un minimo di critica o analisi di forme d’espressione varie, e pur credendo che la scelta tra le due strade sia in generale non troppo cosciente e deliberata, vale forse la pena di considerare i pro e i contro dell’una e dell’altra.

Come ho anticipato, da portatore sano (?) di un’abbondante e silenziosa autostima, ricado pienamente nel partito di coloro cui piace giungere a conclusioni -nella sfera estetica, se non altro- senza sentire il dovere di condividerle o mediarle con entità astratte e nebulose come le altre persone o la realtà esterna. Credo che questo approccio, sicuramente autoreferenziale, mi lasci una libertà di giudizio che ad altri manca, perchè mi consente di lasciarmi più facilmente trasportare da suggestioni le più disparate, senza i paletti che una mentalità analitica impone. In particolare, uno degli aspetti che più mi affascina della cultura e dell’arte nell’epoca di internet è la magmaticità e caleidoscopicità che la caratterizza, e un approccio metodico può arrivare solo fino a un certo punto nel cogliere questo mare magnum di contraddizioni.
Il rovescio della medaglia ovviamente è una superficialità e un’incostanza da cui non posso assolvermi, se non altro a livello comunicativo. Per scrivere di cinema ambendo a cogliere delle verità essenziali anziché dei singoli aspetti bisogna essere innanzitutto dei bravi scrittori e mi rendo conto di essere solo occasionalmente all’altezza del compito di esprimere in maniera comprensibile dei concetti che pure si affacciano con una certa chiarezza nella mia testa. La critica in generale è un’attività che si trova ad un crocevia particolare, e pur essendoci molte persone competenti e affidabili nel mondo, il vero talento è appannaggio di pochi, e quei pochi sono generalmente quelli in grado di scolpire con gli strumenti del linguaggio delle idee anche molto astratte senza necessariamente scomporle nelle loro componenti atomiche. [Continua la settimana prossima]

About Lorenzo Peri

Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.