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Nietzsche: storia e vitalità

La Seconda considerazione inattuale venne scritta da Nietzsche nel 1874. Il titolo esteso è Sull’attualità e il danno della storia per la vita. Vorrei parlarvene.
Anzitutto: il titolo. Perché le considerazioni di Nietzsche sulla Storia dovrebbero essere inattuali? Per due ragioni. Nietzsche è un grecista, quindi, per sua natura, “ha la testa da un altra parte”. In secondo luogo, perché nella seconda metà dell‘800 la storiografia era un’attività piuttosto in voga. Nietzsche, criticando proprio il valore della storiografia per la vita, non può che essere in-attuale. Appunto.
Criticare il valore della storiografia per la vita, già. Questo l’intento di Nietzsche. Intendiamo criticare in senso kantiano («giudicare», «indagare») ed otteniamo il significato pieno del titolo: il testo in questione è una considerazione contro-corrente su quali effetti abbia la storia sulla vita. Effetti solo buoni? Effetti solo cattivi? Buoni e cattivi insieme? Ecco l’idea di fondo.
Generalizzando un pochino, si potrebbe dire che la categoria più rilevante del pensiero di Nietzsche sia la vita. Vita intesa come attività, volontarietà. In base a questo dato troviamo il metro per giudicare la storia: se essa incrementa il grado di attività di una vita, allora è di beneficio a tale medesima vita; in caso contrario le è di danno.
Dunque ci sono due modi di fare storiografia: uno dannoso e uno utile.
Partiamo dal primo. La storiografia è dannosa alla vita quando la inibisce con il peso dei ricordi, dei rimorsi o delle paure. Prendiamo ad esempio un maestro di sci che, prima di portare il proprio giovane allievo giù per una pista, gli faccia l’elenco di quante volte il piccolo sia caduto nei giorni precedenti. Di certo un simile elenco di capitomboli non incrementerà la confidenza, l’autostima, la vitalità del mocciosetto. Un simile esempio di storiografia (l’elenco dei capitomboli) è di danno per la vita. State certi che alla fine della settimana il piccoletto sarà diventato, a vita, un tipo da mare.
Il problema di questa storiografia dannosa è che essa non consente all’individuo di dimenticare, gli nega la possibilità di riscattarsi.

Non tutta la storiografia è però dannosa, come accennavamo sopra. Esistono ben tre modi di intendere la storia utili alla vita umana.
  • Il primo è quello detto monumentale: l’uomo ambizioso si ispira alle glorie degli antenati per esprimersi attivamente nel presente.
  • Il secondo è quello antiquario: l’uomo stanziale, celebrando le proprie radici, dà una legittimazione al proprio presente.
  • Il terzo è quello critico: l’uomo che soffre per la violenza del mondo, giudicando e condannando quella passata, purifica il presente.
Ora, tra la storiografia dannosa e quella utile, quale credete fosse più in voga al tempo di Nietzsche? Quella dannosa. Tutti noi abbiamo avuto un professore un po’ pedante, con il gusto dell’erudizione, del particolare irrilevante; con la passione per la lente d’ingrandimento e la pinzetta. Ecco. Nel 1874 questo modo di far cultura era la norma.
A chi tocca secondo Nietzsche porre fine a questo (inquietante) stato di cose? Eheheheh… Alla gioventù! Ai zzovani!
Adesso, senza voler essere sovversivi, se avete un amico, un fratello, un cugino che, chino sulla scrivania, a lume di candela, sta imparando a memoria i titoli di tutte le opere di Pietro Bembo (Epistole in 22 volumi incluse), fategli un favore: rapitelo, soccorretelo, ponete fine al suo strazio. Trascinatevelo in libreria e comprategli una copia della Seconda considerazione inattuale (Adelphi20 2012, € 10, 105 pagine).

Giulio Valerio Sansone

About Giulio Valerio Sansone

Triennale in Filosofia a Roma, studente di Economia dell'Innovazione a Milano. Orgogliosamente parte della ciurma di Polinice dai suoi gloriosi albori. Vi fracassa le scatole un mercoledì ogni quattro.

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