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Lo strano caso della democrazia over 25

Nel 1847 un giovane docente di 19 anni, ispirato da un forte sentimento patriottico e da un insaziabile desiderio di libertà, scrisse il testo del nostro amato Inno Nazionale. Goffredo Mameli non si limitò a riportare le sue idee su un foglio di carta, preferì combattere per esse e morì a soli 22 anni per quell’Italia Unita nella quale aveva sempre creduto.

Dopo oltre 150 anni di storia, di battaglie, di discorsi e di lotte sulla democrazia e sul diritto di voto lo stesso Goffredo Mameli che spese la propria vita per la nazione non si troverebbe oggi nelle condizioni di poter scegliere il proprio Governo. Il suo voto sarebbe, difatti, risultato praticamente inutile come quello di tutti i ragazzi che non hanno ancora compiuto 25 anni. Mi riferisco al fatto che, analizzando la legge elettorale attualmente in vigore, si può constatare come la vera partita si giochi in Senato dove le persone aventi età compresa fra i 18 e i 24 anni compiuti non hanno diritto al voto.

Il nostro bicameralismo perfetto, infatti, prevede due Camere aventi i medesimi poteri fra i quali quello di sfiduciare o meno il Governo. E’ risaputo come per poter governare sia necessaria, quindi, la maggioranza in entrambe le Camere, i cui rappresentanti tuttavia vengono scelti secondo un criterio totalmente diverso. Alla Camera dei Deputati, per poter permettere alla coalizione più forte di governare stabilmente, è stato attuato un sistema di assegnazione dei seggi maggioritario per il quale al partito vincitore di più seggi, anche se non dovesse ottenere la maggioranza assoluta, viene data la facoltà di scegliere il 55% dei Deputati. I Senatori vengono, invece, selezionati mediante un criterio che può essere chiamato maggioritario a base regionale. A ogni regione vengono attribuiti un numero di seggi e il partito più votato a livello regionale ottiene come premio di maggioranza il 55% dei posti in palio in quella regione.

Dal momento che in Italia vi è sempre stato un accentuato pluripartitismo risulta molto difficile per un singolo schieramento ricevere più del 55% dei voti anche solo in una singola regione. Automaticamente si ha una situazione per la quale, per poter avere una maggioranza stabile in Parlamento, alla Camera è sufficiente avere una maggioranza relativa, mentre sarà necessario non perdere in nessuna regione o quasi al Senato dove i giovani non hanno diritto al voto!

Visto che parlare di un sistema poco democratico a discapito degli studenti potrebbe sembrare un’ennesima critica populista nei confronti dell’Italia sono andato ad analizzare i sistemi elettorali e parlamentari dei maggiori Stati europei, vale a dire Francia, Spagna, Germania e Inghilterra. Tutte queste nazioni hanno 2 Camere, ma nella prassi è una sola a scegliere il Governo, ad eccezione della Spagna nella quale vi sono due Camere simili alle nostre. In ogni caso si ha sempre diritto al voto al compimento dei 18 anni d’età, Senado spagnolo compreso. Le condizioni di voto nel nostro Parlamento sono, dunque, più uniche che rare.

L’attività politica attuale è fortemente influenzata dalla legge elettorale, basti pensare al fatto che gli accordi pre-elettorali sono già evidentemente condizionati dalla necessità di vincere al Senato. Si nota, infatti, come la coalizione di centro-destra, per poter avere una forte consistenza sia nelle regioni del nord che in quelle del meridione, unisce leghisti e autonomisti del Sud, mentre la coalizione di centro-sinistra, per poter governare, sta cercando di mettere d’accordo ex-comunisti e democristiani: ci manca solo una bel partito di fascisti e partigiani e siamo a posto! Tutto questo, ormai, mi sorprende fino a un certo punto, sono però perplesso dal fatto che avendo 24 anni vedrò la mia generazione assistere a questo teatrino da spettatrice inerme, quando la crisi non siamo certo stati noi a causarla, ma siamo sicuramente noi a subirla. Sono comunque convinto che il mio malcontento possa interessare alla classe politica fino a un certo punto dal momento che, per come sta la legge, sarà più conveniente accaparrarsi le simpatie di chi ha qualche mese più di me rispetto a ascoltare le considerazioni di uno che vota solo alla Camera. E’, purtroppo, una condizione ancora più frustrante quella dei diciottenni che avranno tutto il tempo di disilludersi prima di poter avere un diritto al voto che conti per davvero.

Chissà cosa avrebbe fatto il giovane Goffredo Mameli ai giorni nostri. Molto probabilmente sarebbe stato uno di quei tanti talenti che decidono di andare a vivere fuori. A me piace, però, pensare che avrebbe deciso di rimanere nel suo paese a scrivere poesie e a combattere per quel senso di giustizia e di libertà nel quale ha sempre creduto.

Paolo Biedanelli – AltriPoli

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