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Cenerentola non aveva le mutande

….e alcuni giurano che sia stato proprio per questo che è riuscita a conquistare il principe. Comunque al di la della sua moralità o meno e senza voler mettere in discussione il “c’era una volta”, la sua smutandataggine è un fatto storico. Anticamente infatti le mutande erano un indumento tipicamente maschile, solitamente in lino e di lunghezza variabile a seconda della moda del periodo.
Nel Trecento ad esempio con l’accorciamento della veste maschile sotto all’inguine, le mutande erano cortissime, e bastava che un uomo si piegasse per poterle vedere. Ciò in alcuni penosi casi avviene ancora, non per la lunghezza delle vesti ma per l’ascellarità delle mutande di quelli che per qualche motivo ignoto pensano che mostrare i gatti con gli sci disegnati sui boxer o peggio Calvin Klein, sia in qualche maniera attraente. Le donne solitamente non portavano le mutande. Poi nel corso dei secoli le mutande sono entrate ed uscite dai guardaroba delle donne, ma fino al ‘700 erano considerate un indumento sconveniente.

Caterina de’Medici, nel ‘500, ne introdusse l’uso tra le nobildonne: inventò dei mutandoni con la funzione di coprire le gambe delle signore durante l’equitazione. Questa moda si diffuse tra gli ambienti nobiliari europei, ma, ben presto, le mutande divennero uno strumento di seduzione: erano confezionate con tessuti d’oro e d’argento, ornate da ricami e pietre preziose ( ecco spiegata l’origine delle orride perline che tutt’ora troviamo attaccate al fiocchino centrale degli slip). Indossarle divenne addirittura un segno di eccessiva frivolezza e libertà di costumi. Pensate che la chiesa le osteggiava reputandole un capo osceno e libidinoso. Sempre nel ‘500 divennero un indumento tipico delle prostitute: le autorità veneziane le imposero alle cortigiane per questioni igieniche e di decoro pubblico. Si chiamavano “braghesse” a Napoli era chiamata “vrachessina), il popolino in breve le soprannonimò “briglie da culo”. Insomma Cenerentola era una pudica e casta smutandata e tutte quelle che una volta siamo uscite senza slip perché segnavano hanno anche forti ragioni storiche per giustificare la loro scelta!

 

Il costume poi è evoluto, (le norme igieniche anche) e nessuno ha intenzione di professare di non usare la biancheria, anche perché Cenerentola era anche parecchio scaltra e “no mutande” non coincide con “sposerò il principe Harry”. Quello che voglio dire qui è che è innegabile che il segno della biancheria sotto certi vestiti è brutto, e che certe a volte anche ridurre a una taglia infinitesimale gli slip può essere controproducente perché tanto si vedono pure quelli e l’effetto è solo più volgare..Non potete neanche appellarvi al “tanto chi ci fa caso”, visto che per invidia o per interesse l’occhio da quelle parti ci cade..In conclusione non come scelta di vita ma come soluzione in extremis per non svalorizzare voi e il vestito, un’uscita alla Cenerentola ogni tanto si può fare.

 

In ogni caso tutto si trasforma e nulla si distrugge quindi anche le mutande hanno trovato una nuova collocazione all’interno del panorama modaiolo, e questa volta si vedono e come..Da intimo a capo d’abbigliamento must della prossima stagione, dal cassetto alla stampella, ritorno in grande stile per la culotte. Non più da nascondere, ma da esibire senza pudori. La pioniera della culotte a vista è stata Lady Gaga, che in concerto la porta sopra i collant abbinata a eccentrici bustini con le coppe a punta, come Madonna negli anni Ottanta. In passerella in questi giorni abbiamo visto versioni più sobrie, da portare come shorts con una camicia oversize o effetto vedo-non-vedo sotto abiti traforati e parei di chiffon.

 

Non solo per dormire, non solo d’estate, ora i pantaloncini così corti da sembrare vere e proprie culotte si indossano anche d’inverno. A Milano dominavano tutte le passerelle da Frankie Morello a Kristina T, in vari tessuti, con vari abbinamenti ma sempre cortissimi..
Chissà cosa avrebbe detto Cenerentola…

 

About Maria Teresa Squillaci

Maria Teresa Squillaci
Caporedattore Moda&Costume. Giornalista. Ho lavorato a La Stampa, Rai News24 e Sky Tg24. Nata a Roma, ho vissuto a Madrid dove lavoravo come ufficio stampa e social media manager. Scrivo di tutto quello che mi capita, dalla politica, alle sfilate, ai bigliettini di auguri, ma la cosa più difficile che ho fatto è stata scrivere questa auto-biografia. Twitter: @MTSquillaci

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