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Fresh Prince

I primi mesi dell’anno sono un periodo particolare per un ascoltatore di musica, preso tra la foga di tappare i buchi dell’anno precedente e il desiderio di proiettarsi sul futuro. Spesso è la prima di queste due tendenze a prevalere, rinnovando un salubre ritardo nel ciclo che solo le macchine da recensione possono auspicare di non subire, ma è forse proprio per questo che il primo disco dell’anno nuovo riveste un ruolo un po’ speciale.
Un po’ perchè arriva in un periodo in cui si tende a dare un particolare valore alle cose con un numero più alto di quello cui siamo abituati, un po’ perchè verosimilmente verrà ascoltato nei mesi a seguire più spesso di quanto non avremmo fatto se fosse uscito banalmente a maggio, il primo disco (bello, ovviamente) dell’anno è sempre una questione delicata.
Per molti il 2013 è iniziato nel nome dei My Bloody Valentine, per il sottoscritto in quello di Hendrik Weber, al secolo Pantha Du Prince, ragazzo di Amburgo ormai giunto a un livello di raffinazione tale del suo suono morbidamente techno da porlo tra i produttori più interessanti in circolazione.
Il suo ultimo lavoro, Elements of Light, uscito a nome Pantha Du Prince & The Bell Laboratory, incorpora ancor più che in passato gli analogicissimi contributi -cortesia del laboratorio della campana, credo- di strumenti inusuali come xilofoni, campane e campanelli vari che erano sempre stati parte del repertorio di PDP, ma che in quest’ultima uscita vengono portati definitivamente alla ribalta.
In generale Elements of Light ricorda più This Bliss del 2007 che l’ultimo Black Noise, più spigoloso ed inquieto, e rappresenta sicuramente un ragionevolissimo punto d’approccio per un aspirante nuovo ascoltatore, in particolar modo per chi non fosse troppo avvezzo alle rigidità di certa techno teutonica. Questo principalmente perchè pur conservando l’approccio “a lungo termine” del genere, gli inserti strumentali donano al disco una dinamicità più convenzionale e immediatamente coinvolgente, abbinata a una durata pressochè dimezzata rispetto ai dischi precedenti, che è sempre un bell’incentivo al riascolto.
Non che questo rappresenti un annacquamento o un particolare compromesso. Elements of Light è un disco più maturo e compiuto rispetto a This Bliss e Black Noise, entrambi ottimi work in progress di una mente creativa e consapevole, ma entrambi lontani dall’adulta eleganza di quest’ultima uscita che oltre a suonare più personale e peculiare, funziona innegabilmente meglio come album in termini di scorrevolezza e organicità della tracklist.
Con la data romana di maggio che si avvicina, fareste una gran cosa a prestare un orecchio al buon Hendrik e in particolare al suo ultimo disco, poi non dite che non ve l’ho detto.
Lorenzo Peri

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