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O dobbiamo sperare soltanto in un colpo di fortuna?

C’era bisogno di un altro film sulla crisi della sinistra? Forse no, anche perchè alla luce delle recenti elezioni essa è più palese e acuta che mai. Eppure, Viva la Libertà riesce, almeno in parte, a dipingere con acutezza la crisi strutturale della sinistra e della politica italiana nel suo complesso.

La vicenda si apre all’interno di una campagna elettorale che sta avendo esiti disastrosi: Enrico Olivieri è il leader competente ma privo di carisma del partito di sinistra all’opposizione. La sua improvvisa fuga e la sua rocambolesca sostituzione con il fratello gemello fresco di ricovero psichiatrico, scovato da un Mastandrea nei panni del fedele collaboratore Bottini, riusciranno a creare un inedito scenario in cui finalmente il partito verrà portato in cima a tutti i sondaggi pre-elettorali grazie alla sola azione del “nuovo” leader carismatico.
 
Toni Servillo, sdoppiato nella figura di leader soverchiato dalle dinamiche di partito e di filosofo folle e genialoide, riesce con la sua abilità a dare corpo ad un dualismo che altri avrebbero facilmente reso banale. Le scene del film dedicate al conflitto interiore di Enrico Olivieri, esule a Parigi da una vecchia fiamma sposata con un celeberrimo regista, riescono ad allontanarsi dalla tematica centrale della pellicola, risultando efficaci soprattutto negli episodi metacinematografici. Il complesso rapporto col gemello/doppio, la solitudine, la depressione e la mancanza di rapporti personali autentici vengono intuiti – senza essere sbandierati – dallo spettatore grazie a un eccellente Toni Servillo.
 
Il gemello di Olivieri, Giovanni Ernani, è nella vita di tutti i giorni un membro marginale della società, un folle e solitario filosofo. In politica, invece, diventa immediatamente leader, riuscendo a ottenere credibilità, mettendo alla berlina la classe dirigente del suo partito e l’intero mondo della politica con una tagliente ironia, una sensibilità culturale fuori dal comune e una straordinaria capacità di comunicare profondamente con i cittadini.
 
Roberto Andò sarà sicuramente soddisfatto della trasposizione cinematografica del suo libro Il trono vuoto. Il regista infatti è riuscito nell’impresa di girare un film politico (che brutta parola di questi tempi) con una semplicità e una grazia spesso estranee al cinema italiano. Il tema centrale del film (la riflessione sulla crisi della sinistra italiana) è elegantemente accompagnato da scorci sulla vita interiore dei due protagonisti. Non aspettatevi quindi un contemporaneo Palombella Rossa: qui l’ambizione è ben più circostanziata ma il film è alla fine altrettanto efficace.


Luigi Costanzo e Silvia Pianta

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Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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