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Gorillaz: I ain’t happy but, I’m feeling glad I got sunshine

Durante la primavera del 2001, mentre Luttazzi intervistava Travaglio a Satyricon, Maurizio Beretta censurava Montanelli alla RAI, Milošević veniva arrestato in Jugoslavia, il Milan vinceva 6 a 0 il derby con l’Inter e ‘La Stanza del Figlio’ di Nanni Moretti vinceva la Palma d’Oro a Cannes, su MTV passava sempre il video di ‘Clint Eastwood’ dei Gorillaz. Amo quel pezzo, e con me lo amano migliaia – ma sarebbe meglio dire milioni – di persone. Sarà stato per l’orecchiabilità pur obliqua del brano, sarà stata la perfetta iconografia della band rappresentata da Jamie Hewlett con quattro personaggi di animazione (2D, Murdoc, Noodle, Russel), ma non potevo fare a meno di ‘Clint Estwood’. Nel 2001 ovviamente non mi interessava chi fossero veramente i Gorillaz, sapevo a stento chi fosse Damon Albarn (celeberrimo frontman dei Blur), ma questo non mi impedì di acquistare uno dei miei primi singoli.
L’omonimo disco Gorillaz, facendo leva anche sull’anonimato della band, scala le classifiche inglesi. Poco tempo dopo si scoprono i nomi di tutti i collaboratori del disco, fra i quali spiccano Dan The Automator (già Deltron 3030), Tina Waymouth e Chris Frantz (sezione ritmica dei Talking Heads) e Miho Hatori. Il sound dei Gorillaz è qualcosa di inedito, un sound di matrice urbana che prende a piene mani dalla tradizioni hip hop, dub, e funk per le ritmiche e si impadronisce di rock e psichedelia, passando per l’immensa naturalezza pop di Damon Albarn. Un connubio elegante ma che non dimentica mai di essere orecchiabile e accattivante.
Il 2005 vede l’uscita di Demon Days, attesa riconferma della band inglese, che fra premi  della critica e vendite di pubblico è entrata di diritto tra le realtà più importanti del panorama musicale britannico. Il disco, anticipato dal meraviglioso e virale singolo ‘Feel Good inc.’, vede la collaborazione fra il talentuosissimo produttore Danger Mouse (recentemente anche artefice di El Camino dei Black Keys) e il solito inarrestabile Damon Albarn, coadiuvato da altri illustri collaboratori come De la Soul, Ike Turner, Shan Ryder (Happy Mondays) e moltissimi altri. E’ interessante come Albarn decida quasi di far tabula rasa del disco precedente portando alle stampe un progetto che si rifà alle ritimiche hip hop, ma che strizza l’occhio al pop anni ’80, riprendendo in mano anche la musica soul e quando occore il blues. Un altro gioiello quindi, quello del talento londinese che aspetterà ben cinque anni prima di dare un seguito a questo album.
Arriva nel Marzo 2010 Plastic Beach, quello che per ora può essere considerato  il disco più maturo e ambizioso di Albarn, una sorta di concept album su un’isola di plastica, volto più a fotografare il mondo consumista che a dargli un giudizio di merito (che chiaramente esce, ma senza mai sprofondare nella canzone di protesta-per fortuna!). Albarn, anche questa volta accompagnato da artisti di livello mondiale (tra i tanti citiamo Lou Reed, Mick Jones, Paul Simonon, E. Smith dei The Fall) regala al suo pubblico un disco synth-pop – o come ci piace chiamarlo adesso chillwave – sempre attuale e versatile ma con un sound leggermente più retrò, aspetto che fa da collante al disco, vista anche la varietà di interpreti e di sound differenti. Un disco pop che passa anche per la scelta di un sound che in altre occasioni sarebbe bollabile come patinato, commerciale, ma che viene utilizzato con una tale intelligenza da risultare sempre aggraziato e sofisticato. Un disco dagli infiniti trucchi ritmici e dalle molteplici suggestioni, eppure efficace e immediato: una dualità che configura il lavoro di Albarn per l’ennesima volta come mainstream ‘colto’.
Nel 2011 esce quello che – per ora – è l’ultimo episodio discografico dei Gorillaz: The Fall, che si inserisce in una non troppo nobile tradizione di dischi composti in tour. Registrato quasi interamente con l’I Pad, disponibile gratuitamente, il disco è costruito su una serie di beat ridotti all’osso, molto libero nella scelta dei suoni, tanto da essere difficilmente riconducibile a altri lavori della band ma che allo stesso tempo poco aggiunge ai lavori precedenti. L’impressione è che sia stato più uno sfizio di Albarn che altro, operazione che senz’altro rientra nel progetto ma che tuttavia suona più come un divertissment d’autore.
Luigi Costanzo

About Luigi Costanzo

Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.