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L’ovale. Storia di un cerchio non comune.


Che cosa è un ovale? stando a Wikipedia, che una soluzione la offre sempre, non è altro che “una curva simile a un cerchio allungato in una direzione”. La matematica ne aggiungerebbe di nozioni, informazioni e quant’altro, che però non sono certo interessanti come invece conoscerne la genesi.

In architettura si parla spesso, forse un po’ troppo spesso delle forme, dei loro significati, dei loro intrecci e della loro funzionalità strutturale; si dimentica invece, quasi sempre, di narrare la loro storia, di come certe figure geometriche siano entrate a far parte di un repertorio compositivo un poco restio ai cambiamenti, tanto più se si tratta di un contesto storico in cui si proclamava a gran voce un ritorno alla classicità, rigida, fiera, vibrante, sonora e monumentale.

È infatti in un contesto confusionario, segnato da una tensione verso il passato e un’irrequietudine nei confronti del presente e del futuro, che si apre il Rinascimento, marcato da un amore per l’antichità ma tuttavia contrassegnato anche da un rinnovo radicale dei canoni dello stesso. Badate, non è una sciocchezza; un’avanguardia, una nuova modernità nasce sempre in rotta di collisione con ciò che è stato prima; nasce come rottura, rinuncia, rinnovazione e rifiuto del passato. L’umanesimo, ed il Rinascimento che gli fa seguito, nascono con quest’idea ma il loro ritorno al passato non è un mero riproporre ciò che è stato come magari qualcuno potrebbe sostenere per il Neoclassicismo; è più un rileggere il passato in chiave corrente, cioè dal loro punto di vista di uomini “moderni”.

La nostra storia prende quindi avvio in un clima di battaglie, proclami e scoperte, che rappresentano il background necessario perché vengano a galla una marea di nuove idee. Perché papa Giulio II non può paragonarsi a Giulio Cesare? Perché non esaltare la magnificenza della famiglia dei Medici? Perché non ridicolizzare canoni antiquati che oggi hanno solo funzioni decorative poiché non hanno più alcun valore strutturale? Perché non immaginare nuove forme che si affianchino a quelle già esistenti?

San Pietro di Peruzzi (progetto)

Così Baldassarre Peruzzi immagina, per la prima volta nella storia, in uno dei suoi schizzi per la nuova San Pietro, delle navate laterali dotate di cappelle di forma di ovale.

Il buon Peruzzi però, come i pionieri del suo tempo, è molto cauto; i grandi cambiamenti sono prospettati, sono a portata di mano, ma chi prende le decisioni è nato tanto tempo prima e risente della cultura precedente. Anche allora, come oggi, non era infatti facile convincere le persone anziane, restie e conservatrici. E se persino Bramante, il grande ideatore della nuova basilica di Pietro, non riusciva a convincere la curia della sua volontà di spostare la tomba di Pietro, il principe degli apostoli, per allinearla con l’obelisco di Giulio Cesare (vedete qui come bene si esprime l’idea di uomo rinascimentale per il quale questioni di simmetria sono ben al di sopra di questioni religiose), come poteva pensare Peruzzi di convincerli a scegliere una forma così lontana dai canoni della chiesa tradizionale?

La proposta di Peruzzi quindi finì in un nulla di fatto, ma il seme di un’idea non muore con il contadino che l’ha piantato. Così, alcuni anni dopo, un altro innovatore tornò su quel concetto che tanto pareva fuori dai canoni classici, Michelangelo Buonarroti. Questi, in uno dei suoi primi interventi a Roma, fu chiamato da Papa Paolo III, Alessandro Farnese, a riprogettare la piazza del Campidoglio che allora non era proprio così bella come oggi la vediamo, anzi era talmente brutta che l’imperatore venendo a Roma non poteva passare col corteo in mezzo a tanto scempio. Dunque Michelangelo si assunse l’arduo compito di riprogettare la piazza, ma di tutto questo incredibile intervento ciò che a noi interessa è solo un piccolo dettaglio: la statua dell’imperatore Marco Aurelio, allora scambiato fortunatamente per Costantino e quindi salva da vandalismi di vario genere, tipo o specie. Questo perché il piedistallo di bronzo su cui la statua poggia è di forma di ovale ed è quindi la prima volta in assoluto nella storia che l’ovale fa la sua comparsa sottoforma di oggetto. Michelangelo poi però non porta avanti questa sua intuizione prediligendo invece altre forme e ponendosi con un atteggiamento maggiormente ricco di dramma.

Un tentativo però è degno di nota, il progetto michelangiolesco per San Giovanni dei Fiorentini. Certo qualcuno si potrà chiedere dove sia questa chiesa o se addirittura esista. La storia è così complessa che io non me la ricordo mai tutta, quindi mi limiterò a dire che tra i tanti, tantissimi progetti che segnarono la vicenda di questa chiesa, quello di Michelangelo proponeva uno spazio centrale circondato da otto spazi secondari, alternativamente vestiboli e cappelle ovali.

Fin qui abbiamo visto poco o niente di veramente architettonico. L’ovale dovrà aspettare ancora qualche anno perché gli sia riconosciuta un’autonomia vera e propria; dovrà aspettare l’arrivo a Roma di Jacopo Barozzi da Vignola. Questi infatti progetta e realizza la prima cupola ovale. A San Pietro? no. In qualche basilica? nemmeno. E allora dove? Avete presente via Flaminia, ecco lì, ad un certo punto, dopo piazza delle Belle Arti si incontra un piccola chiesetta aperta addirittura solo la domenica mattina per una rapida messa con quattro o cinque vecchiette e un prete. Ecco, quella piccola chiesetta ha segnato un passo fondamentale nella storia dell’architettura. Tutto comincia con un Papa, tanto per cambiare. Giulio III, Giovanni Maria Ciocchi del Monte, era in prigione, in quanto nemico acerrimo del papa allora in carica, Clemente VII, Giulio di Giuliano de’ Medici. Accadde proprio in quell’anno, il 1527, che Carlo V, lo stesso imperatore che fino a poco tempo prima passava per Roma inneggiato dalla folla per il suo amore e la sua dedizione verso Santa romana ecclesia, ritornò, questa volta alla testa di una moltitudine di lanzichenecchi. Quest’ultimi, da bravi mercenari, non è che si ponessero troppi problemi su paradiso, inferno, o rispetto del clero e dei luoghi sacri; così saccheggiarono la città, costrinsero il papa a rinchiudersi in Castel Sant’Angelo e liberarono i prigionieri. Tra questi indovinate chi c’era? si, proprio lui, il futuro papa che quel giorno però se la vide comunque brutta. Liberare i prigionieri infatti il più delle volte significava la morte, ma il fortunato cardinale non solo sopravvisse ai lanzichenecchi ma la buona sorte fece si che il suo temibile nemico fosse destituito e che incredibilmente fosse eletto proprio lui sul soglio pontificio.

La sorte era stata quindi ampiamente benevola con Giulio III e questi volle ricambiare e ringraziare Dio dell’aiuto datogli. Pensò quindi di realizzare una piccola chiesa devozionale dedicata a Sant’Andrea, cui ricorreva la festività quel fatidico dì in cui scappò di pigione, e decise di ergerla nei pressi della sua villa privata, Villa Giulia per l’appunto.

A questo punto mancava solo l’architetto che svolgesse l’incarico e chi meglio del giovane Vignola che Giulio III aveva conosciuto nel cantiere di San Petronio durante i suoi anni di nunzio apostolico presso la città di Bologna? Questi fu dunque chiamato a progettare Sant’Andrea a Via Flaminia.

Sant’Anna dei Palafrenieri di Vignola (progetto)

Una bella chiesetta, semplice ma ben strutturata; si tratta, per chi non la conoscesse, di un parallelepipedo in laterizio lasciato a vista su tre lati. La facciata è di peperino con un portale fiancheggiato da lesene e sovrastato da un timpano triangolare. La grande novità consiste però nella volta  impostata su una cornice interna ovale, che quindi si viene a configurare come una semi-calotta ovale.

Ora qualcuno, con tutta legittimità, si potrebbe chiedere: dov’è tutta questa novità? insomma, va bene l’idea di usare un ovale, qualcosa di nuovo, moderno, innovativo, ma che differenza fa? la risposta è semplice: tutto. Infatti fino ad allora le chiese erano realizzate tutte a pianta cruciforme, latina o greca che fosse; rari, se non rarissimi erano gli esempi di chiese a pianta centrale. Invece questo modello di chiesa, che qui si preannuncia, avrà un grandissimo successo. Lo stesso Vignola farà un altra chiesa che porterà avanti questo concetto: Sant’Anna dei Palafrenieri. Questa chiesa si delinea come uno spazio longitudinale che incontra l’organicità degli spazi centrici, che in parole povere, significa che Vignola realizza uno spazio ovale inserito all’interno di un rettangolo. Così facendo però l’esterno non anticipa l’interno proponendo un preludio di quel tema dello stupore teatrale che sarà principe nel Barocco.
Iacopo Benincampi

About Iacopo Benincampi

Iacopo Benincampi
sono un architetto e ancora per un po' dottorando in storia dell'architettura. Ad interim aiuto a coordinare Polilinea, sono membro dell'Open House di Roma e collaboro con lo studio Warehouse of Architecture and Research.

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