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Elvis in the ground, there’ll ain’t no beer tonight

I film su, con e per adolescenti rappresentano una grossa fetta del motivo per cui l’industria cinematografica americana oggi come oggi riesce ancora a tirare a campare.
Che si tratti di vampiri, supereroi, comuni liceali o, come succede sempre più spesso, un mix delle categorie, i soldi si investono dove vengono spesi, e Hollywood non può che accodarsi alle case discografiche e ai publishers di videogiochi nel cercare di mungere il più possibile la fascia demografica più affamata di intrattenimento.

I prodotti di questa corsa all’oro si situano in punti anche molto diversificati su di un’ipotetica scala della sofisticazione e sarebbe quindi scorretto cercare di generalizzare più di tanto, ma mi sento di isolare una certa sottocorrente del fenomeno che non sembra voler smettere di causarmi urticarie e ulcere assortite.
Parlo dei film “indipendenti” incentrati su ragazzi creativi e introversi, mediamente intimiditi dall’eccessiva fregnaggine della starlette emergente di turno che pur tanto evidentemente batte loro i pezzi, e che spendono quindi larghe porzioni di queste pellicole mettendo goffamente in mostra i gusti musicali/letterari/cinematografici dei loro tristissimi creatori, solitamente più vecchi di almeno una ventina d’anni rispetto ai personaggi, ma che da bravi mitomani pseudocreativi sono rimasti bloccati alla prepubescenza in quanto a vastità d’interessi e sottigliezza nel manifestarli.
Ultimo rappresentante di questo fertilissimo filone è The Perks of Being a Wallflower, uscito in Italia come Noi Siamo Infinito, e perfetto riassunto di una dozzina d’anni di film per i quali chiunque abbia mai parlato male di American Pie dovrebbe fare ammenda in pubblica piazza.
Per chi si fosse perso le puntate precedenti, ecco alcune delle tags più ricorrenti: trauma, abuso, amico gay, Il buio oltre la siepe, gruppo inglese tristanzuolo.
TPOBAW spunta tutto questo e molto altro dalla sua lista nell’affannoso e riuscito tentativo di imbarazzare lo spettatore per la sua adolescenza comune e priva di spunti cinematografici, e si accoda ad altre ignominie per cui vale la pena fare nomi e cognomi.

The Art of Getting By (L’arte di cavarsela) ci delizia con una delle figure classiche del genere, ossia il nichilista senza un perchè, e se sotto un certo punto di vista è anche ammirevole la pervicacia con cui il film rifiuta di scendere a compromessi sul punto della totale insopportabilità del protagonista, lo sforzo non può che portare all’insopprimibile istinto di farsi ricrescere i capelli, di installare Quake III, di iscriversi a più forum possibili.

Restless (L’amore che resta) nonostante il regista di nome, questo film cammina sul confine tra cattivo gusto e ingenuità mostrandoci nel dettaglio entrambi i lati della frontiera. Mischiare commedia nera e melodramma può forse essere concepibile, ma i mezzi per riuscire nella commistione evidentemente sono evidentemente mancati quantomeno allo sceneggiatore.

The Wackness (Fa la cosa sbagliata) mischia un po’ le carte in tavola, scambiando Leonard Cohen con Nas e i libri con le canne. Si potrebbe sperare in un tono meno auto-consapevole e artificiosamente oppressivo, ma ci si sbaglierebbe, restando vittime peraltro di una fotografia e uno stile visivo così sundance-iano che gli organizzatori del festival dovrebbero chiedere i diritti. Merita menzione anche il film successivo dello stesso regista, 50/50, che porta la stessa aridità, la stessa ridicola pateticità nel mondo dei tardo ventenni. Una chicca.

Concludo con un degno rappresentate nostrano di questa pestilenza, nonché, a tutto tondo, uno dei film peggiori degli ultimi anni, ossia Io e Te di Bertolucci. Non basta che il film sia con tutta evidenza la rappresentazione dell’adolescenza fatta da un vecchio che a quest’ora dovrebbe stare ballando il liscio e poco altro (l’utilizzo dei Muse come musica giovanile e “alternativa” fa tenerezza), non basta che da un libro di trenta pagine si sia riusciti chirurgicamente a levare esattamente le tre cose che lo rendevano sopportabile, Io e Te è anche uno dei film peggio recitati della storia del cinema, e l’incompetenza dei due protagonisti oscilla ripetutamente tra l’inquietante e l’esoticamente ricercato senza sapersi decidere tra le due cose.

La lista potrebbe andare avanti ma non voglio togliervi il brivido di imbattervi in una di queste gemme di inadeguatezza per conto vostro, con tutto lo strascico di nervi tesi e suppellettili danneggiate che portano con loro, vero testamento dell’intensità del fenomeno, per cui andate in pace e alla prossima settimana.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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