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I receive no answer

Da adolescente sono cresciuto per diversi anni col mito della Scandinavia e in particolare della Norvegia, la terra promessa del black metal e della socialdemocrazia. Col diversificarsi dei miei gusti musicali questo alone mistico è lentamente venuto meno, e se continuo a non vedermi sotto una palma a Bora Bora nel prossimo futuro, la mia fascinazione per la proverbiale “civiltà” nordica non è decisamente quella che era una volta.

Anche una visita ad Oslo un paio d’anni fa non era servita a riaccendere la scintilla giovanile, che anzi è stata nel frattempo ulteriormente smorzata da un paio di pur pregevoli film che proprio dalla Norvegia provengono. Uno di questi in particolare l’ho visto di recente, ed è il secondo film di Joachim Trier, regista che avevo conosciuto qualche anno fa grazie al suo primo film -Reprise- ma che avevo dato per disperso dopo una lunga pausa di riflessione che ha fortunatamente portato ad un secondo lungometraggio nel 2011, intitolato Oslo, 31. august e ovviamente ancora non distribuito in Italia.
Il film segue il protagonista Anders, un tossicodipendente di buona famiglia appena uscito da un centro di riabilitazione, lungo quella che si rivelerà essere l’ultima giornata della sua vita.
Il grosso del film riprende Anders aggirarsi per una Oslo semi-deserta, mentre fa il giro di una serie di vecchie conoscenze meditando quale debba essere il prossimo passo nella sua vita, di fatto interrotta negli ultimi anni in seguito allo sprofondare nella dipendenza.
Proprio la città è una componente molto importante del paesaggio del film, e se -come il mio breve soggiorno era bastato a farmi rendere conto- già di per sè Oslo non è certo una metropoli pulsante di vita, il fatto che il film sia ambientato ad agosto in una città pressochè abbandonata contribuisce notevolmente a restituire la sensazione di un parco giochi costruito a misura (piccola) di poche persone con troppi soldi. Di questa circostanza il protagonista del film, ormai deragliato dai binari della sua vita, sembra dolorosamente consapevole nel corso dell’esplorazione che lo ricondurrà nei luoghi e tra le persone, ormai entrambi completamente alieni, che avevano riempito la sua vita precedente, e la cosa sembra essere una diretta conseguenza della conformazione del tessuto sociale norvegese.
Trier è sicuramente un regista di molte pretese. I suoi film sono disseminati di citazioni letterarie e dialoghi poco quotidiani, e pur nell’essenzialità della messa in scena, Oslo 31. august risulta visivamente ricercato, ogni inquadratura studiata e realizzata con una consapevolezza e una cura del dettaglio fuori dal comune. Questo non fa del film un mero esercizio di stile, e anzi, l’impatto emotivo della pellicola è a tratti devastante, pur non risolvendosi mai in scene di grande patetismo.
L’emotività smorzata, l’understatement perfino della tragedia sono i tratti che più immediatamente ricolleghiamo all’indole nordica e che per uno che italiano è nato e italiano resterà saranno sempre fonte di latente disagio; godiamoci perciò almeno i frutti artistici di questa terra lontana spiritualmente anche più che geograficamente.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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