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Syd Barrett


Anche se amava le canzoni semplici, Syd Barrett aveva un modo esplosivo di missare i pezzi – abbassava e alzava i cursori della consolle a tutta velocità e apparentemente a caso, ma sta di fatto che il risultato era sempre fenomenale… Syd era un pittore, e non faceva mai nulla se non in modo artistico. Era un creatore al cento per cento, e sempre molto esigente, in particolare con se stesso”. (Andrew King)

Moderna rappresentazione dello stereotipo dell’artista folle e geniale, Syd Barrett si colloca all’interno della storia della musica come motore propulsivo di quella psichedelia inglese che riuscirà, grazie agli stessi Pink Floyd, a reinventarsi fino ad avere esiti commerciali del tutto inaspettati. Non è un caso che parte della critica veda i lavori dei Pink Floyd post-Barrett come delle opere spurie che coincidono con un lento ma costante declino, portando la band dalla folle genialità degli esordi a un pop elegante, onirico ma mai di rottura. Pur non concordando con questa valutazione, è indubitabile che i Pink Floyd non sono mai riusciti ad eguagliare la brillantezza artistica di Syd, di pareggiare quella capacità di essere straniante pur suonando tre accordi, volti ad accompagnare una strana filastrocca.

Barrett nel 1966 era un giovane artista stralunato e iperattivo, capace  di  trascinare un’intera band nei suoi deliri psichedelici che sembrano influenzati da qualsiasi cosa, ma che non sono simili a nulla uscito fino a quel momento. Il passaggio da band di culto all’interno dei locali underground londinesi a grande rock band avviene grazie ai due singoli: Arnold Layne e See Emily Play, prima prova della sorprendente capacità pop di Barrett.

The Piper At the Gates Of Dawn è uno dei dischi più grandi della storia del rock – bizzarramente uscito in quel 1967 che vede anche l’uscita di altri dischi imprescindibili come ‘The Velvet Underground & Nico’, ‘Sgt. Pepper’s’, ‘The Doors’ e ‘Are You Experienced’ – ed è impregnato della figura di Syd Barrett. Il disco si divide fra favole lisergiche, di impianto quasi favolistico, e improvvisazioni strumentali e dissonanti. Ma non è solo questo; il disco riesce a rimescolare con un fascino impressionante vaudeville, folk music, rumorismo, fantascienza, free-form, trovando conforto in una forma che, pur smantellata, viene da rock music e r ‘n’ b. Eccentrico, libero, affascinante: the Piper At the Gates of Dawn a più di 45 anni dalla sua uscita è ancora un disco irraggiungibile. Difficile trovare un opera così imponente fatta con la stessa fanciullesca naturalezza.

 

All’uscita di The Piper At the Gates Of Dawn i problemi mentali di Syd Barrett cominciarono a essere sempre più evidenti per la band, soprattutto in seguito a un pessimo tour americano. La sua dipendenza dagli acidi non fece che acuire la sua schizofrenia e  allontanarlo sempre di più dal mondo. Barrett divenne sempre meno utile agli scopi del gruppo e, come tutti sanno, fu prima affiancato poi sostituito da David Gilmour. Il managment dei Pink Floyd pensava che Barrett potesse essere il Brian Wilson della situazione, un grande compositore drogato, utile per i dischi ma inadatto per i tour. Ovviamente questo non fu possibile. Nel successivo A Sarceful of Secrets, Syd Barrett contribuì solo con la magnifica ‘Jugband Blues’, uno stupendo pezzo di commiato, un capolavoro, ironico anche verso gli stessi membri della sua (ex)band.

Nel 1970, grazie all’aiuto di David Gilmour, Barrett diede alle stampe due album solisti: The Madcap Laughs e Barrett. Questi due dischi rappresentano appieno l’animo geniale ma sempre più alienato e paranoico di un ragazzo di appena venticinque anni. The Madcap Laughs è un disco folk scarno che vive proprio dell’inquietudine di Barrett. Ogni pezzo è frutto di una rocambolesca live session, ennesima dimostrazione della sua fulgida ma fragile genialità.

Barrett prende le mosse sempre dallo stesso sentimento: anche questo disco è appeso, sembra che Barrett possa crollare da un momento all’altro, ma lui rimane là, fra stonature e scordature, a concludere le sue gemme. Questa volta però il reale, presente in modo così drammatico in The Madcap Laughs – tuttora motivo di dibattito critico – viene parzialmente celato anche attraverso arrangiamenti più completi.

Questi due fragili dischi furono precursori di quello che sarà il folk psichedelico. Barrett si ritirerà in casa affidato alle cure materne, e la sua leggenda si alimenterà di aneddoti fino alla sua prematura morte nel 2006.

Luigi Costanzo

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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