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Considerazioni sulla musica italiana

In Italia è prassi comune, soprattutto fra gli appassionati di musica, di sminuire e spesso demonizzare qualsiasi espressione artistica proveniente dal belpaese. Sento di essere parte di questa macrocategoria, e non nascondo che questo provochi in me numerosi conflitti interiori. Non c’è dubbio che questo possa essere in parte causato dal classico campanilismo che configura l’Italia in tutti i suoi aspetti, ma non è solo questo. L’Italia per tantissimo tempo è stata una terra interessante per gli artisti esteri che frequentemente si son confrontati con il mercato italiano traducendo canzoni,  talvolta esibendosi anche al festival di Sanremo.

Quando si riflette sulle correnti musicali italiane –ricordiamoci sempre che parliamo di musica leggera- vengono in mente soltanto i cantautori italiani, e la vivace scena progressive degli anni ’70 che tuttavia era spesso troppo legata ai modi stilistici inglesi. E’ piuttosto innegabile che gli anni della contestazione, seppur scanditi sempre dalla musica, siano stati importanti nell’influenzare (in negativo) il gusto musicale delle generazioni italiane successive. L’obbligo morale di dover necessariamente parlare di politica, e la volontà incrollabile di categorizzare ogni artista in una corrente definita hanno spesso emarginato chi si rifiutava di entrare all’interno di queste dinamiche esterne alla proprio arte. Un caso paradigmatico è quello di Piero Ciampi, cantautore geniale e sensibile, e spesso poco compreso perché distante dalle classiche canzoni di protesta.


La scarsa integrazione degli immigrati forse è un’altra causa dello scarso rinnovamento della musica italiana; che ci ha privato di quelle contaminazioni utili a creare delle inedite idee musicali.  


Dando per buoni tutti questi dati, ciò non toglie che spesso l’accanimento nei confronti dei nostri artisti è del tutto immotivato e spesso pregiudizievole. Capita non di rado di vedere band di scarsissimo livello essere acclamate ed accolte dopo acerbi album d’esordio, mentre in Italia per emergere è necessario inanellare una serie di lavori inattaccabili, oppure di sperare che la propria proposta piaccia all’estero.

In questo la scarsa attenzione degli addetti ai lavori non aiuta. Le maggiori riviste musicali spesso guardano all’Italia con la coda dell’occhio. Capita fin troppo spesso che queste parlino di un fenomeno quando questo è già esploso, o nei peggiori dei casi, anche terminato.

 Insomma si potrebbe dire che la vera crisi della produzione musicale nostrana non sia altro che la conseguenza di una diffusa miopia da parte di appassionati, e dei critici.


Luigi Costanzo

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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