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The mutant preachers yell: "Yeah!"

Molto poco sorprendentemente agli ultimi Oscar il premio per il miglior film d’animazione è andato all’annuale film della Pixar, l’ottimo Brave di cui abbiamo già parlato in questa rubrica. Un po’ più sorprendentemente questo verdetto è stato da più parti criticato come una scelta troppo “conservatrice” vista la presenza di un candidato che da più parti era stato caldeggiato come superiore. Il film in questione è ParaNorman della Laika, una casa di produzione di film in stop-motion nota per Coraline, film di qualche anno fa diretto da Henry Selick, il regista di A Nightmare Before Christmas. Incuriosito dal piccolo parapiglia creatosi attorno alla questione ho deciso di farmi un’opinione da me, e se devo dire che Brave nel tempo passato da quando l’ho visto non ha fatto che crescere nella mia considerazione assumendo un posto sempre più rilevante nel canone Pixar, e che quindi non vedevo come granchè probabile l’eventualità di un “sorpasso”, ParaNorman sembrava un film legittimamente interessante e meritevole di considerazione.

Non che non lo sia in assoluto ora che l’ho visto, intendiamoci, la tecnica di animazione utilizzata dagli studio Laika ha raggiunto dei livelli insospettabili per chi collegasse ancora lo stop-motion (o clay-mation, a seconda dei gusti) a film come Galline in Fuga o i vari episodi di Wallace e Gromit, ma faccio sinceramente fatica a capire come si possa parlare di “furto” nei confronti di un film scritto seguendo alla lettera il manuale dei clichè di Hollywood, con in più uno sgradevole retrogusto liberal (nel senso che gli americani danno al termine) assolutamente deleterio, col suo trionfo di correttezza politica, all’affermarsi dell’atmosfera gotica e “burtoniana” che il film cerca di evocare.
La storia è quella di un ragazzino, Norman appunto, che possiede la strana capacità di vedere e poter interagire con gli spiriti dei morti rimasti sulla terra a causa di conti in sospeso vari ed eventuali. Norman viene visto come strano ed è costantemente oggetto di scherno da parte dei suoi compagni di scuola, tanto da portare all’esasperazione anche suo padre che non riesce a comprendere la stramberia di molti dei suoi comportamenti. L’abilità di Norman tornerà ovviamente utile nel risolvere una crisi provocata da un’antica maledizione, riscattando il nostro eroe dai suoi precedenti e poco allegri trascorsi.

Partiamo subito da un discorso forse più delicato di quanto mi possa rendere conto, ma sono sinceramente stufo di come il bullismo sia un elemento così prevalente nei film americani dedicati ai più giovani. Non so se dall’altra parte dell’oceano la questione sia particolarmente più accentuata che da noi, o se semplicemente la mia cerchia di conoscenze non è abbastanza larga, ma ho sempre avuto l’idea che il bullismo tra ragazzini sia una di quelle false questioni buone più che altro per un servizio di Studio Aperto ogni due mesi o tre, e che viene comunemente impiegata in film e serie televisive più che altro per la facilità con cui permette di stabilire una dinamica antagonistica tra il protagonista e un “cattivo”, fatto reso ancor più snervante dalla puntualità con cui il bullo di turno si rivela dopotutto essere non una brutta persona. ParaNorman fa un utilizzo così pedissequo e privo di qualsiasi scintilla di questa meccanica, peraltro dando un tono particolarmente vittimistico al suo piagnucolante protagonista, che non vedo come lo si possa preferire all’energia e alle sfaccettature di Brave.

Un’altra questione, come accennato, è l’indefessa ostinazione dello sceneggiatore nel voler infilare nel suo film su zombies e streghe tutta una serie di censure di comportamenti vari ed eventuali, costantemente attribuiti alla mentalità da gregge dell’america paesana, che finiscono col diventare il fil rouge tematico dell’intero film. Il genere horror spesso sa essere inaspettatamente bacchettone, e gli zombies in particolare sono stati usati come metafora di qualsiasi stortura possibile e immaginabile delle società occidentali, ma c’è un punto in cui questi riferimenti al mondo reale arrivano ad annacquare e indebolire terminalmente l’impatto e l’atmosfera che un film del genere dovrebbe puntare ad evocare, e ParaNorman supera questo punto in così tante occasioni che alla fine della pellicola sembra più che altro di aver assistito ad un’interrogazione parlamentare di Dario Franceschini, in particolare quello degli ultimi tempi con quell’incongrua barba da cantautore.

Non voglio essere troppo cattivo e ci tengo a ribadire che ParaNorman è comunque un gioiellino dal punto di vista visivo e che nonostante una sceneggiatura che potrei eufemisticamente definire “poco ispirata” il gioco alla fin dei conti vale abbastanza la candela, ma che attorno a un film del genere si sia creato un movimento d’opinione come quello di cui parlavo all’inizio del post è un qualcosa che mi lascia alquanto perplesso.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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