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Riflessioni sulla crisi dell’editoria musicale

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. E’ con questa appropriazione indebita che vorrei cominciare a riflettere su una delle tante crisi che hanno investito la musica nell’ultimo decennio: la crisi editoriale. Sì, perché se il peer-to-peer ha ridimensionato le maggiori etichette discografiche e ridisegnato per sempre il mercato musicale, non c’è dubbio che il mondo del web abbia assestato un duro colpo anche alle riviste musicali, costringendole a cambiare o, nel peggiore dei casi, a chiudere.

Grazie a internet i fan possono procurarsi in tempo reale informazioni sulla loro band preferita, e possono quindi tranquillamente fare a meno delle recensioni, analisi e monografie offerte dalle riviste, trovandole senza dover spendere un euro su blog e siti specializzati. Il proliferare di siti come Rateyourmusic e Lastfm, in cui gli utenti confrontano i loro ascolti catalogandoli e registrandone la frequenza, ha reso piuttosto inutile la figura del critico musicale, poiché ognuno è libero di scegliere il ‘proprio’ esperto, in genere una persona comune appassionata del genere che si vuole approfondire.

In questo l’Italia, grazie allo scandaloso e iniquo ordine dei giornalisti presenta (stranamente!) un’anomalia ancora più netta, poiché possibili influencer – volendo usare un termine moderno – sono spesso relegati ai margini dell’informazione musicale, mentre incompetenti, venduti e impreparati, figli di un giornalismo desueto e corporativo, che non provano alcun interesse per le nuove uscite, occupano tuttora le maggiori riviste di informazione musicale.

Tuttavia, nonostante io festeggi il proliferare di blog e nuovi siti molto validi, è innegabile che spesso i giovani siti siano altrettanto vittime della corsa al numero e all’audience tanto quanto l’editoria ufficiale, sperperando così l’enorme occasione che il web concede.

Spesso anche le realtà più piccole e quindi meno legate ad interessi economici dimenticano che la prima qualità necessaria, soprattutto se si prova a inserirsi in un contesto artistico-culturale, è la CREDIBILITA’.

In questo contesto di miseria culturale bisogna essere rigidi e intransigenti sperando che prima o poi, anche nel nostro paese, ci sia qualche illuminato che provi a puntare sulla creatività invece che sulla merda facilmente smerciabile. E noi, il pubblico, i piccoli aspiranti giornalisti, critici, portavoce, quelchevolete dobbiamo essere i primi a opporci rigidamente al mercato forte, a dire con violenza che certa musica alla radio non la vogliamo fare più, che i concerti costano troppo, che a Roma i locali in cui si suona decentemente si contano sulle dita di una mano (mutilata), che la musica bella c’è ed esiste e che va fatta ascoltare. Che siamo stanchi di prodotti che scadono in un anno, e che a noi piacciono gli artisti veri.

Solo così il mercato musicale (e non solo) può salvarsi, puntando sugli appassionati, con una prospettiva non miope ma di lungo termine. Putroppo temo che questo non succederà mai.


Luigi Costanzo

About Luigi Costanzo

Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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