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Giuseppe Bergomi, lo scultore del pensiero

Il tempo, dimensione tanto amata quanto detestata dagli artisti di ogni epoca, un nemico apparentemente invincibile. Come fermare il tempo? Come sospendere un’immagine ad un filo invisibile perchè perda la sua dimensione terrena e osservi le cose immobile come da un’altra dimensione? Giuseppe Bergomi ha affrontato il divenire di ogni attimo e ne è uscito vincitore. Le sculture di Bergomi in terracotta policroma o bronzo colorato sono inconfondibili. Appaiono all’improvviso al centro di una sala, come apparse dal nulla. Corpi umani fermi, immobili, statici. Leggere ed eleganti figure umane con lo sguardo fisso, perso nel vuoto. La sensazione che trasmettono é la consapevolezza di essere osservate, mostrandosi tuttavia incuranti degli sguardi di ammirazione, indifferenti alle lusinghe, sole con i loro pensieri. Il distacco è totale. Volti espressivi assorti in una contemplazione interiore con lo sguardo che si perde lontano verso indefiniti orizzonti, ombre, fantasmi con dei corpi bellissimi, levigati dalle mani esperte dello scultore e accarezzati dal riflesso della luce che si staglia sulle forme quasi a scaldare il gelo che si percepisce. I corpi sono intorpiditi, come appena risvegliati da un lungo sonno, tutto il corpo sembra assente dal contesto in cui viene esposto. Duccio Trombadori riassume queste sensazioni suscitate, come una “presenza assente”.
Le sensazioni che queste opere suscitano sono molteplici. Inizialmente dominano sensazioni di tranquillità, il senso di pace nell’osservare questi corpi elegantemente contorti, alcuni con tratti particolarmente sinuosi, sguardi sempre enigmatici. Tuttavia dopo poco, comincia ad emergere un senso di ansia crescente, di palpitante angoscia, la sensazione di disagio naturale e umano che insorge in ogni persona quando avverte l’indifferenza di un altro essere.
Ci sono opere d’arte in cui le figure umane sono caratterizzate da sguardi che sembrano seguire i nostri occhi in qualunque posizione ci poniamo rispetto all’opera. Non è il caso di Giuseppe Bergomi. Le opere realizzate da questo straordinario artista, posseggono uno sguardo vivo ed espressivo ma fisso, perso nel vuoto, lontano da noi. La crezione di Bergomi, non interagisce con l’osservatore, al contrario sembra percepire su di sé l’ammirazione dello spettatore, ma non si cura di lui, semplicemente pensa ad altro.
Giuseppe Bergomi nasce a Brescia nel 1953. Ben presto abbandonerà gli studi di ragioneria per dedicarsi interamente alla sua passione per l’arte. Nel 1978 espone alcuni dipinti presso la Galleria dell’Incisione di Brescia. Tuttavia la sua consacrazione artistica avviene nel 1982 con la prima serie di sculture in terracotta policroma. Il successo è sterpitoso. Gli spettatori rimangono affascinati dall’originalità e dall’intensa espressività.
Tra i primi amori di Giuseppe Bergomi, la “Paolina Borghese” di Antonio Canova, ha impressionato fortemente l’artista, al punto che Alessandro Riva parla addirittura di “folgorazione”. Bergomi rimase affascinato dalla purissima bellezza di Paolina, dalle forme semplici, eleganti, quasi eteree, da quello sguardo sfuggente. Consapevole della propria bellezza, Paolina decide, con garbo, di concedere al pubblico l’ammaliante visione del proprio corpo, tuttavia è lontana, consapevole di appartenere ad un’altra dimensione.
Le figure umane di Bergomi non trasmettono altezzosità né presunzione. L’ indifferenza espressa è piuttosto dovuta all’essere fortemente immerse in pensieri troppo personali, distanti anni luce dalla realtà circostante.
Un’altra opera realizzata prima della nascita di Bergomi, e che certamente Bergomi conosce bene, è “il Pensatore” di Rodin (1902). Quest’ultima opera in bronzo raffigura un uomo seduto, con la schiena curva, tormentato dal dubbio, assorto nei suoi pensieri. Il soggetto é ripiegato su se stesso, chiuso al mondo circostante. Al contrario le opere di Bergomi hanno il viso aperto nei confronti della realtà circostante, il distacco è puramente interiore. La lontananza è una lontananza mentale, insidiosamente enigmatica, che lo spettatore percepisce gradualmente e con crescente stupore.
Cosa significa osservare un’opera di Bergomi? Significa rimanere affascinati dalla bellezza estetica di figure umane perfette nella loro raffinatezza e armonia, con qualche dettaglio di imperfezione tanto da renderle più vicine al corpo di ogni essere umano. Significa smarrirsi in meravigliosi volti e attraenti sguardi. Significa lasciarsi trasportare dall’irrequietezza e dall’angosciante senso di attesa. Incosciamente ci si attende di ricevere l’attenzione di uno sguardo che non si riceverà mai.
Giovanni Alfonso Chiariello

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