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What you get is what you see

Ancora al giorno d’oggi quella del neorealismo è un’eredità pesante nel panorama cinematografico e culturale italiano. Il movimento, nato all’indomani (letteralmente) della liberazione, è stato probabilmente il primo nel dopoguerra europeo a imporsi a livello internazionale e ad attirare l’attenzione e il plauso della critica internazionale, conquistando rapidamente una statura tale da permettere a Ladri di biciclette di trionfare nel primo sondaggio di Sight & Sound sui migliori film di ogni tempo, tenuto nel 1952 a soli quattro anni dall’uscita del più celebre film di De Sica.
In Italia il film neorealista ha rappresentato e ancora rappresenta il più classico paradigma di film d’autore, impegnato e di sinistra, ed è stato in questo senso un grosso deterrente al diversificarsi di una proposta cinematografica nazionale di una certa statura ma non necessariamente legata ad un immaginario e a volte ad un’ideologia che sull’orizzonte culturale italiano hanno esercitato un’influenza spesso confinante col tirannico.

La cosa è piuttosto sorprendente se si pensa che il movimento nacque in maniera decisamente spontanea e che i maggiori autori che ne alimentarono il mito hanno sempre avuto stili anche molto lontani tra loro, ma lo status di standard aureo che il film neorealista ha assunto lungo i decenni è, per come la vedo io, una delle più influenti concause della stagnazione del cinema italiano negli ultimi 30 anni, un po’ nella stessa maniera in cui la scuola cantautoriale della penisola ha impedito lo svilupparsi di una qualsiasi scena in ambito pop, rock o di qualche altro tipo che abbia senso prendere in considerazione nel ventunesimo secolo.

L’aspetto più terribile di queste circostanze è constatare come parallelamente alla crescente sacralità attribuita al canone neorealista, si sia anche affermata nel pubblico generalista la visione di questi film come invariabilmente noiosi e pressochè indistinguibili l’uno dall’altro. La cosa è terribile non tanto perchè la validazione popolare sia indispensabile al costituirsi di un’eredità culturale, ma perchè ci si aspetterebbe una qualche forma di motore economico dietro a un fenomeno dalla così longeva e oppressiva influenza, che invece sembra venire imposto da un’intangibile intelligentsia non dissimile dalle altre innumerevoli cricche che dirigono la vita del nostro paese.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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