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Thomas Nagel. «Cosa si prova ad essere un pipistrello?»

Spesso ci dimentichiamo che vivendo nel contesto contemporaneo siamo influenzati pesantemente dall’idea secondo la quale per avere una descrizione esatta e puntuale di un fenomeno sia necessario ricondurlo ad uno o più fatti semplici i quali combinandosi in certi rapporti originano il fatto stesso. È il procedimento tipico delle scienze esatte (soprattutto naturali ma in questa sede non voglio affrontare la differenza epistemologica rispetto a quelle umane) ed è comunemente definito «riduzionismo».

Queste è la tendenza prevalente nelle neuroscienze. Tuttavia, come ci ricorda un grande come Hilary Putnam in Representation and Reality, la filosofia ha un modo di riflettere ed esaminare le sue questioni non riduttivo. È proprio ciò a darle specificità rispetto ad altre discipline.

« Cosa si prova ad essere un pipistrello?», il testo che stiamo per trattare, fu scritto da Thomas Nagel nel 1974 e rappresenta una pietra miliare della filosofia contemporanea.

Fatta tale premessa, qual è la domanda da porre? Ancor prima della domanda è bene inquadrare il problema: la scienza e le filosofie materialistiche hanno risolto gran parte dei dilemmi relativi al funzionamento della nostra mente-cervello. Il tutto assumendo un approccio empirico.

Tuttavia, afferma Nagel, un approccio di tal genere non risolve. La spiegazione del nesso mente-cervello sarà falsata in quanto le scienze empiriche omettono di considerare quel principio comunemente detto coscienza.

La scienza può definire il back-ground fisico dietro al fenomeno della coscienza, è chiaro. D’altra parte il fenomeno della coscienza non è riducibile al back-ground fisico medesimo. Secondo Nagel esperire la propria coscienza è un fatto soggettivo e dunque non riducibile in termini oggettivi.

Un esempio chiarirà il punto.

Nessuno dubita che un pipistrello abbia esperienze. Vede e interagisce tramite gli ultrasuoni, ha membrane come ali, una certa strutturazione nervosa, etc. Tutte caratteristiche fondamentalmente aliene rispetto a quelle del corpo umano. Possiamo allora effettivamente dire di sapere cosa prova un pipistrello? Siamo noi in grado di immedesimarci nella coscienza del pipistrello? La risposta è no, perché il suo organismo è differente dal nostro e per provare quello che prova lui avremmo bisogno di essere un pipistrello. Potremmo al limite immaginarcelo, ma rimane comunque una descrizione parziale.

Per immaginare davvero l’esperienza cosciente di un altro essere, questo deve essere dello stesso tipo del nostro, avere una struttura fisica identica alla nostra. Seppur con una certa approssimazione, sono in grado di esprimere una stima relativamente plausibile di cosa passi per la testa di Giulio Valerio, essendo egli stesso un altro essere umano e, Dio non voglia, non una balena o un cormorano.

Chiaramente, differenti razze, specie viventi, mettiamo anche un marziano, possono giudicare oggettivamente un fatto fisico come una tempesta, ma non potranno mai esperire il punto di vista soggettivo di un gabbiano che vi si trova nel mezzo. Stesso discorso vale per il sistema nervoso: un conto è osservare gli eventi fisici che hanno luogo nel cervello del gabbiano, altro è dire di sapere cosa gli passa per la testa.

L’obiettivo ultimo di Nagel, dal mio (modesto) punto di vista,  non è quello di affossare i programmi di indagine di tipo materialistici (ci sono molti filosofi fisicalisti come Dennett e Davidson che propongono modelli di esplicazione del fenomeno del pipistrello), quanto delineare il confine epistemologico tra neurofisiologia (studio delle strutture fisiche del cervello del pipistrello) e filosofia della mente (studio della mente del pipistrello).

Identificare queste due discipline non solo non è teoricamente lecito, ma è anche praticamente dannoso. Buoni progressi in tal senso verrebbero se ognuno rispettasse i confini del proprio ambito di ricerca. La scienza continui a spiegare per riduzione le dinamiche fisiche del cervello, mentre ciò che rimane non ridotto e soggettivo sia oggetto della filosofia, che per suo metodo proverà spiegare in che cosa davvero consista la nostra coscienza.

 

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