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Il matrimonio del mio migliore amico

Avrei indossato uno di quei vestiti a meringa e i guanti bianchi lunghi come quelli di Sailor Moon. Avevo cinque anni ma le mie idee sul matrimonio erano già molto chiare: poco importava chi fosse lo sposo, l’importante era che la torta fosse la viennetta Algida, quella blu al cioccolato. Fortunatamente nei quindici anni successivi la Viennetta è uscita di produzione e il mio abito da sposa ideale è un po’ cambiato ma la sostanza del mio discorso è sempre la stessa: ogni donna ha pianificato almeno una volta il proprio matrimonio. E non parlo di un piano sommario ma di una scaletta dettagliata lunga anni e anni: le tue amichette delle elementari sono state le prime candidate damigelle, sculture e cigni di ghiaccio sono subentrati nell’ adolescenza e l’immagine di te con la macchinetta spara prezzi che punti ogni possibile oggetto da inserire nella lista di nozze è un evergreen. Ma perché il fatidico giorno non si trasformi in un ballo in maschera a tema matrimonio è necessaria una lunga gavetta, e quale miglior palestra degli sposalizi altrui?!

A Maggio ogni chiesa suona la marcia nuziale. Ma orrori ed errori di stile non riguardano solo la sposa: per ogni vestito bianco troppo fasciante che lascia trapelare rotolini da sotto l’ascella c’è un’incauta invitata che zoppica sui tacchi a spillo di vernice o inciampa in scollati vestiti animalier. Indovinare il look giusto non è affatto facile. E se per la sposa vale il mantra “non sei tu che scegli l’abito ma è lui che sceglie te”, l’invitata non ha questo attenuante e le male lingue che si sono tenute al “se qualcuno ha qualcosa da dire..” si sfogheranno con i più spietati commenti su tutti i convenuti.

 

Che fare dunque? Per essere perfette sul white carpet basta seguire alcune semplici regole.

L’invitata non dovrà mai vestirsi in total white o in total black: il bianco è una delle irrinunciabili prerogative della sposa. Anche se lei si vestirà di un altro colore, non importa. In bianco ci sarà o la sposa, o nessun’altra.

Il nero invece è triste e lugubre per un giorno di festa, quindi assolutamente da sconsigliare, a meno che la richiesta non arrivi direttamente dalla sposa, magari in vista di un ricevimento serale, che prosegue fino a tarda notte. Sì invece all’abito bianco e nero, in perfetto equilibrio tra policromia e geometria sartoriale.

 

Abolito anche l’abito lungo, decisamente troppo formale per un matrimonio, salvo richiesta stilistica specifica.

La soluzione è in un abito da cocktail non troppo corto e non troppo scollato, di colori vivaci, colori pastello o a fantasia. Sconsigliato il rosso, che attira l’attenzione e rischia di distogliere lo sguardo dagli sposi. Il modello da scegliere? La libertà prende campo, ma nota bene: l’eccentricità in questo caso non è sinonimo di personalità, ma di una clamorosa caduta di stile. Quindi va bene seguire outfit da passerella e mischiarli ad accessori personalizzati, ma sempre tenendo un occhio allo specchio e una mano sul cuore, giurando morigeratezza.

Se l’abito lascia le spalle scoperte, ricordarsi di portare una stola, un coprispalle o una giacca da indossare durante il rito religioso.

L’argomento calze è uscito dall’intoccabile regola di portarle sempre, d’estate o d’inverno, mattina o sera. Nemmeno la sposa indossa sempre le calze, quindi si può scegliere liberamente se portarle o meno. Nel caso in cui si abbia già scelto la scarpa, è presto detto: le décolletté sono immettibili senza collant, sandali e scarpe peep toe sono inguardabili con i collant. Voilà.

Accessori calibrati: no a maxi bag e sì ad hand bag e pochette. Il cellulare non ci entra? Tanto meglio: è sempre da abolire nelle grandi occasioni. Discrezione anche per trucco e parrucco.

Il cappello è una scelta molto elegante per l’invitata: lo stile approva, ma c’è una condizione importante. Una volta che si decide di portarlo, non può essere tolto prima della fine del ricevimento. Ne va del bon ton dell’invitata.

Insomma, non sottovalutate l’importanza dell’outfit perchè se i più cinici dicono che l’amore è eterno finchè dura, le foto del matrimonio, quelle si, rimangono per sempre.

 

 

 

 

 

About Maria Teresa Squillaci

Maria Teresa Squillaci
Caporedattore Moda&Costume. Giornalista. Ho lavorato a La Stampa, Rai News24 e Sky Tg24. Nata a Roma, ho vissuto a Madrid dove lavoravo come ufficio stampa e social media manager. Scrivo di tutto quello che mi capita, dalla politica, alle sfilate, ai bigliettini di auguri, ma la cosa più difficile che ho fatto è stata scrivere questa auto-biografia. Twitter: @MTSquillaci

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