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So sick of your games, I’ll set your truck to flames

Contro ogni (mia) previsione, non sono mai stato un enorme fan di Takeshi Kitano. Lo humor troppo dissimulato, l’ostentato cinismo, sono tratti che tendono ad alienarmi da una storia, da dei personaggi, e nella mia esperienza il regista giapponese bazzica troppo in quelle zone per incontrare il mio favore. Fui dunque piacevolmente sorpreso un paio (forse già tre ormai) di anni fa da Outrage, film presentato a Cannes e tendenzialmente snobbato da critica e appassionati che lo bollarono come ordinaria amministrazione. Le modifiche alla formula di altri film più celebrati ma che mi avevano dato poco (Sonatine, Hana-bi) erano in effetti sottili, ma il risultato finale era un film molto asciutto, diretto e che gestiva elegantemente una trama nemmeno delle più lineari.

Non so se a causa di un rilevante successo economico o cos’altro, ma di Outrage Kitano ha girato un sequel che riprende la storia dove era stata lasciata e ci ricongiunge con i (pochi) superstiti del film precedente.
Questo nuovo capitolo si intitola Outrage Beyond e non si discosta troppo dal sentiero battuto dal primo film, soffrendo purtroppo anche di un certo affaticamento dovuto alla sensazione di deja-vu e a una minore affilatezza e messa a fuoco di intenzioni e risultati.
Per chi non conoscesse gli altri film che ho nominato, Outrage e Outrage Beyond sono gangster movies ambientati nel bizarro mondo della mala giapponese, la Yakuza, e più che spingersi in territori d’azione o epicamente drammatici stile Padrino prendono la questione da un lato umoristico. Non aspettatevi film comici, ma la narrazione alquanto impersonale, le curiose forme di interazione -specie tra superiori e sottoposti- e la mancanza di qualsiasi empatia nei confronti dei personaggi creano un’atmosfera alquanto grottesca e surreale che è un po’ il marchio di fabbrica di Kitano.

La storia di entrambi i film è quella di una sconclusionata e sanguinosissima guerra tra bande in cui le parti in contesa tendono a mischiarsi tra loro modificandosi sotto la pressione di eventi e interventi più o meno casuali, fino a portare la situazione iniziale a uno stato di irriconoscibilità che nemmeno l’arco parlamentare a fine legislatura, e lasciando dietro di sè una scia di sangue che al momento dei titoli di coda è ormai diventata un fiume in piena.

La regia metodica e mai sopra le righe è un’altra caratteristica immancabile del cinema di Kitano, e si sposa molto bene alle atmosfere asettiche e alle assurde conversazioni che si susseguono nei due film, complementando perfettamente lo stile di deadpan humor che il solo volto del regista (che recita anche in entrambi i film) è in grado di rievocare istantaneamente.
In conclusione si tratta di un’accoppiata di film decisamente interessante, probabilmente più accessibile del film medio di Beat Takeshi e che nonostante la mancanza di spunti particolari del secondo film rispetto al primo riesce a mantenere un buon livello di coinvolgimento attraverso le quattro ore scarse che ci vogliono a guardare entrambi i capitoli.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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