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Enrico Ghinato. Divertire dipingendo il rombo di un motore.

“Ma come fa?”. In tutta sincerità é questo il primo pensiero che mi é venuto in mente quando ho ammirato per la prima volta un’opera di Enrico Ghinato.
Ciò che affascina dell’arte contemporanea in senso ampio, é il suo essere profondamente enigmatica. Nell’arte contemporanea la bellezza e l’allusione, il simbolismo e la disincantata profondità si incontrano mettendo in primo piano il significato filosofico, la dimensione interiore, il pensiero che l’artista intende esprimere. Enrico Ghinato, pur essendo un artista tra i più contemporanei, si discosta da questa visione. Ciò che colpisce al primo sguardo, in un quadro di Ghinato, è la tecnica pura, la quasi maniacale precisione delle sue mani, la bravura estrema, l’abilità con cui raffigura i suoi soggetti: le automobili. In controtendenza con artisti che prediligono l’invito alla riflessione, Enrico Ghinato pone come soggetto della sua opera la bravura tecnica. Le automobili di Ghinato sono perfette, bellissime, così vicine alla realtà, sembra quasi di poterle toccare, di poter aprire la portiera di una delle sue decappottabili, accendere il motore e partire a tutta velocità. Le fiancate, i fanali, gli specchietti sono caratterizzati da colori accesi, sfumature raffinatissime, riflessi di luci e ombre, in termini semplici e senza alcuna esagerazione, sembrano vere. Per un attimo si ha l’impressione di udire il rombo assordante del motore, di rimanere abbagliati da lame di luce che si riflettono sul cofano dell’automobile fiammante, di essere incantati da figure indefinite che si specchiano sulla superficie. Basta trovarsi a un solo metro di distanza ed osservare il quadro, per essere convinti di essere di fronte a una stampa, una fotografia. Poi avvicinandosi lentamente, e, accostando lo sguardo, ci si rende conto che non si tratta di un poster, ma di un dipinto olio su tela.

Enrico Ghinato inizia la sua formazione pittorica giovanissimo, studiando i pittori fiamminghi, per poi avvicinarsi progressivamente all’iperrealismo americano di grande successo negli anni ’70. Sarà questa la sua fonte di ispirazione, ed un numero veramente esiguo di artisti sono riusciti a raggiungere quel livello di precisione quasi chirurgica in grado di compiere un’opera di avvicinamento pressoché totale alla realtà. Enrico Ghinato é uno di questi.
E’ curioso come un autore così avvenieristico e dinamicamente moderno si avvicini tuttavia, in maniera paradossale, alla mentalità caratteristica di tutte le varie correnti artistiche sviluppatesi nei secoli fino ai primi decenni dell’ottocento, fino all’invenzione quindi  della macchina fotografica. Questo apparecchio cambierà a tal punto il modo di interpretare l’ ispirazione artistica, tanto da rivoluzionare il concetto stesso di arte.
Prima dell’avvento delle pellicole fotografiche, l’intenzione artistica era quella di rappresentare la realtà nella maniera più precisa possibile, con tecniche pittoriche basate sull’immensa bravura tecnica dell’artista (attenzione, senza mettere in secondo piano la sensibile profondità e l’enorme intensità caratteristica delle opere dei grandi artisti di ogni epoca).
Dopo l’avvento della macchina fotografica, andava progressivamente diminuendo il desiderio di rappresentare le cose per come appaiono all’occhio dell’osservatore. Il concetto, il pensiero implicito dell’artista prende il posto della tecnica in quanto tale.
Enrico Ghinato dipinge automobili modernissime con uno spirito tipico di epoche lontane. Avvicina il passato al presente. Ghinato abbraccia l’iperrealismo portandolo all’estremo delle sue possibilità. L’effimero dettaglio di un’automobile viene elevato, esaltato, posto al centro dell’attenzione. Un particolare viene spiegato in tante sfaccettature, ognuna a sua volta caratterizzato da una moltitudine di altri dettagli, ognuno rappresentato in maniera unica, con il massimo della cura e con esasperata attenzione per ogni suo tratto.
Personalmente ritengo che un’opera di Ghinato abbia un potere molto particolare. Lo sguardo viaggia tra le spigolature delle automobili, tra i riflessi, tra i bagliori di colori metallici. L’attenzione naviga in maniera rilassata su ogni dettaglio, perdendosi e ritrovandosi, senza sforzarsi di ricercare un significato, solo contemplando la forte bellezza dell’immagine, per poi dissolversi lentamente e lasciare la mente libera di pensare a qualsiasi cosa.
Giovanni Alfonso Chiariello

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