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Thrown back at me

Grazie all’intervento di non so quale divinità, è un paio d’anni che nelle sale italiane stanno uscendo diversi film di Hayao Miyazaki che precedentemente avevano avuto una distribuzione solo in home video. L’iniziativa ha evidentemente avuto un certo successo visto che siamo ormai arrivati al quarto giro, e sebbene con Miyazaki peggio di tanto non vi potrà mai andare, il film che è in sala in questo momento merita menzione particolare anche all’interno di un’opera mastodontica come quella del maestro giapponese.

Sto parlando di Kiki consegne a domicilio, uscito in Giappone nel 1989 e largamente considerato uno dei film minori di Miyazaki, spesso e volentieri oscurato dalle uscite targate Studio Ghibli dell’anno precedente.
Kiki è in effetti un film piuttosto canonico e lineare rispetto ad altre pellicole di Miyazaki; manca la qualità onirica di Totoro, mancano le dimensioni epiche di Nausicaa e Mononoke e in generale, essendo ambientato in un mondo abbastanza simile al nostro, posso capire che ill film faccia fatica a saltare all’occhio se messo accanto ad altre creazioni Ghibli meno parsimoniose in quanto ad elementi fantastici e vertiginosi voli d’immaginazione.
Se però è vero che la spiazzante vastità e naturalezza dei mondi immaginari creati da Miyazaki è uno dei punti di maggiore attrattiva dei suoi film, è anche vero che al nucleo di ciò che rende questi film memorabili c’è un qualcosa di molto più elementare ed intangibile, e Kiki è stato il film che più di ogni altro mi ha “aperto gli occhi” riguardo a questo nucleo, gettando una nuova luce su tutti gli altri (compresi quelli che avevo già visto).
Non so quale potrebbe essere un paragone calzante per farvi capire la portata che ha avuto per me questo film, magari Il Padrino o Pulp Fiction per altri, ma Kiki, strano a dirsi, è stata una delle prime a farmi gettare uno sguardo nell’abisso di possibilità espressive del mezzo cinematografico, una delle prime a farmi capire cos’è che davvero voglio quando mi siedo in sala o davanti alla TV e per questo rimarrà sempre una pietra miliare insostituibile.

Mi rendo conto che il periodo e le circostanze del mio primo incontro con Kiki mi rendono un giudice parziale dei suoi meriti, e che non necessariamente la streghetta Ghibli potrà rivestire per tutti il ruolo epifanico che ha avuto nella mia esperienza di cinefilo e non solo, ma non succede molto spesso che sia disponibile nelle sale un film che posso sentirmi di raccomandare così ciecamente a chiunque e in qualunque caso, dal condannato a morte all’impiegato in banca, e non mi sarebbe stato possibile passare la cosa sotto silenzio.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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