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Fine Before You Came: S f o r t u n a

Era un sacco di tempo che volevo scrivere qualcosa su questo disco. Ho pensato di farlo a quattro mani con il mio amico Stefano, mi son convinto che non l’avrei fatto mai più, e infine mi ritrovo finalmente a parlare di uno di uno dei dischi più importanti degli ultimi cinque anni di musica italiana.
Nel 2009 -a dieci anni dalla nascita – i Fine Before You Came, nati e cresciuti a Milano, escono con il loro primo disco in italiano S f o r t u n a. Senza la benché minima promozione, in free-download e con una distribuzione semi-inesistente, ma soprattutto con un passaparola a dir poco contagioso, S f o r t u n a si è imposto, abbracciando i fan dei generi più disparati, me compreso.
Spiegare cosa ha in più questo disco rispetto alle uscite di genere (qui si parla di emo-core) è veramente complesso. Sin dall’inizio con Lista, i Fine Before You Came si mettono a nudo, offrendo il fianco e riuscendo con una semplicità che definirei sconcertante a creare un inscindibile legame con l’ascoltatore. Non troverete un fan di questo disco che non abbia una storia da raccontarvi, un aneddoto, una ragione che lo leghi indissolubilmente a questo album.
S f o r t u n a tocca  sentimenti umani, senza rinchiudersi in microcosmi come spesso accade alla musica nostrana. Qui non si parla di ambienti o di sensazioni proprie a una piccola parte della popolazione umana, S f o r t u n a parla d’amore, frustazione, rabbia e ne parla in modo tanto viscerale quanto poetico. Impossibile ritrovarsi indifferenti di fronte ai testi di Jacopo Lietti quando canta: “mi concentro su un particolare e tutto mi è chiaro / vedo la nostra fine / solo una piccola parte di me risponde all’appello ma tu non la senti”, o che “oggi è una così bella giornata / e io vorrei che tu tornassi a casa per cena”. Senza parlare di Fede, forse il brano che conquista di più al primo ascolto con un ritornello che fa rabbrividire una generazione di ventenni e trentenni con  la meraviglisa scansione della frase: “io non mi sono mai vestito da adulto”, sino ad arrivare ad uno struggente addio:“quella canzone che ascoltavamo andando al mare non l’ascolto più / non mi piace più / da quando tutti hanno smesso di chiedermi di te”.
Nulla a che vedere quindi con pariolini appena maggiorenni, biblioteche comunali, e cose di cui non frega un cazzo a nessuno che abbia un cuore.
Curiosi quanto commoventi i retroscena delle sfighe (giusto per non dire un’altra volta S f o
r t u n a) avvenute durante la registrazione dell’album, ennesima prova della veridicità che viene trasmessa nelle tiratissime take di questo album, rifatto pressoché ex-novo più di una volta.
Un disco che fa di testi meravigliosi e di una musica che ora prende dagli amati padri putativi dell’emo-core, ora si impossessa del post-rock più diretto ed emozionale, una sintesi magistrale che non ha precedenti nella musica italiana.
Si potrebbero ancora dire tantissime cose, tuttavia si tratterebbe di spostarsi dal personale all’arbitrario, dal sentimentale all’accorato. L’unica cosa che mi resta da dire è che S f o r t u n a  è la rappresentazione più alta del do it your self nell’Italia del nuovo millennio. Un disco che sicuramente ricorderò e ricorderemo.

Luigi Costanzo 

About Luigi Costanzo

Luigi Costanzo
Laureato in Lettere per hobby e per errore, fondatore di Polinice, collaboratore per Nerds Attack!, batterista di Departure ave. e The Wisdoom. Scrivo di musica, suono la musica, parlo di musica. Il resto del tempo mi annoio molto.

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