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Trouble is my middle name

In uno dei primissimi post che ho scritto su questo blog avevo parlato dell’allora imminente premiere della quinta stagione di Mad Men. Nonostante l’esaltazione che avevo lasciato trasparire non mi sono deciso a guardare effettivamente questa quinta serie fino a poco fa, quando mi sono reso conto che la sesta era in corso e che rischiavo di rimanere troppo indietro. Mad Men è uno show che da sempre ha prestato molta attenzione alla presentazione, e la coerenza nello stile visivo è sicuramente uno degli elementi di maggiore familiarità ogni volta che ci si riavvicina a Don e compagnia; uno strato di familiarità stilistico, questo, che viene però “mandato avanti“ per meglio amalgamare degli sbalzi di tonalità drammatica a volte anche brutali.

Questa prassi è stata affinata col tempo, e la quinta stagione risulta quindi la più omogenea e limata, complice una tendenza a minimizzare gli elementi di satira e commedia nera che avevano da sempre striato le vicende alla Sterling Cooper, in favore di un approccio più classicamente drammatico, stranamente enfatizzato dal graduale rientrare nei ranghi del cast collettivo di quello che in passato era molto più ostensibilmente il protagonista e che continua ad essere il volto della serie.
Con la (quasi) uscita di scena della moglie, che nelle prime serie era stata il più forte contrappeso drammatico fino quasi a rubargli la ribalta, Don Draper è diventato infatti, più che un protagonista nel senso canonico del termine, una specie di collante e punto di fuga delle vicende di altri personaggi che magari tutt’ora hanno un minutaggio on-screen inferiore, ma che incarnano più significativamente le problematiche dello sceneggiato. Quello di Peter Campbell è il caso più flagrante di questa tendenza. Ormai elevato al ruolo di figura tragica a tutto tondo, il giovane accountant si muove in uno spazio proprio che non condivide ormai nemmeno con la moglie, ridotta ad un (per lui) inquietante soprammobile.
Joan è un altro personaggio che era stato dato un po’ per scontato in passato e che sempre più emerge come un pilastro della serie, specie ora che le altre protagoniste femminili “storiche” sono state messe un po’ da parte, e l’episodio finale della stagione 2012 lascia presagire che l’importanza del suo ruolo andrà addirittura aumentando.

Più in generale trovo notevole che una serie arrivata ormai a un’età piuttosto veneranda, e nonostante la pressione derivata da un rilevante successo di pubblico (anche se devo confessare di avere spesso l’impressione che di Mad Men ci siano più persone che ne parlano di quante siano quelle che effettivamente la guardano) sia in grado di mantenere un livello altissimo e anzi, probabilmente di raggiungere una sicurezza e una qualche forma di “classicità” che nelle prime stagioni non c’era, pagando per tutto questo un prezzo minimo in termini di prevedibilità e concessioni alle aspettative del pubblico.

In molti vedono in questi ultimi anni una specie di età dell’oro per le serie televisive, e credo sia fuor di dubbio che di questa epoca Mad Men resterà come uno dei migliori esempi in una forma di narrazione che può essere contemporaneamente popolare e raffinata. Capisco che mettersi a recuperare intere stagioni di uno show ben avviato sia sempre un’impresa impegnativa, specie quando, come in Mad Men, non siamo quasi mai in presenza di una grossa tensione rivolta a una qualche particolare rivelazione, ma in questo caso stiamo trattando di un’opera di una magnitudo tale che lo sforzo verrà sicuramente ripagato se non altro dal capire il perchè del brusio che circonda questa serie, e molto probabilmente dal puro e semplice godimento di uno sceneggiato di rango.

About Lorenzo Peri

Lorenzo Peri
Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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