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Missoni, Highlander della Moda

Creatori di moda e tendenza, dissacratori e conservatori del costume, inventano, reinterpretano, rinnovano l’abbigliamento e gli oggetti che segnano il nostro tempo. Gli stilisti sono il fulcro centrale della moda. Miuccia, Giorgio, Gianfranco o Donatella, basta un nome per riconoscere un pezzo della storia del Made in Italy. Un nome che porta dietro di se un’idea di stile, un’immagine dell’uomo e della donna che sono e che saranno, un’arte. Il rosso di Valentino, i tessuti di Prada, le linee di Armani, le trame di Missoni. Apparteneva anche lui alla speciale categoria degli Highlanders della moda.

Si è spento, a 92 anni, Ottavio Missoni, patriarca di una generazione di grandi stilisti. Iconiche le righe colorate, iconiche le fiamme e le fantasie a zig zag. Tutti conoscono e riconoscono la maglieria Missoni ma forse pochi sono a conoscenza della storia straordinaria del suo fondatore. La guerra, la prigionia, lo sport, l’amore e poi dopo, solo dopo, la moda.

Nato nel 1921 a Ragusa (ora Dubrovnik), è cresciuto a Zara. È stato più volte campione di atletica, nei 400 metri piani e a ostacoli: ha vestito 23 volte la maglia azzurra, e ha conquistato 8 titoli italiani, l’oro ai mondiali studenteschi nel 1939. Ha partecipato alla battaglia di El Alamein durante la quale viene fatto prigioniero dagli alleati e detenuto per 4 anni in un campo di prigionia in Egitto. Nel 1946 torna in Italia, a Trieste, dove aprirà il primo laboratorio di maglieria.

Poi l’incontro con Rosita, moglie, socia e compagna di una vita, sotto la statua di Cupido a Trafalgar Square. Si sposano nel ’53 e passano subito dall’altare alla macchina da cucire: si chiama Rachel ed è nata per la lavorazione degli scialli. I due la impiegheranno per maglie e abiti, improvvisando un laboratorio a Gallarate, praticamente nella cantina sotto casa. È così che nelle nebbie degli inverni della Lombardia, nasce il marchio Missoni. Tra fili e colori, tra sudore sulla fronte d’agosto e mani ghiacciate a dicembre. Sopra si vive, sotto si lavora, finché i confini non si vedono più.

E’ l’inizio del miracolo, la prova generale di uno spettacolo tutto da vedere. Nel ’66 la prima sfilata di moda, nel ’69 l’apertura dello stabilimento a Sumirago, tutt’ora sede dell’azienda, con annessa villa per la famiglia. Casa e bottega, fili e affetti: tutto si intreccia nella famiglia Missoni mentre le fantasie a greche, quadretti, rombi finiscono nelle vetrine di tutto il mondo. Gli americano lo chiamano “Put together”, metti tutto insieme: nelle trame dei maglioni, infatti, c’è tutto, il folclore, l’Africa, i ricordi di guerra, le corse ad ostacoli, l’amore di Rosita, i volti e le storie dei tre figli. La svolta arriva quando Anna Piaggi, mitica redattrice del primo periodico di moda femminile italiano, Arianna, scopre per sbaglio una maglia lavorata a zig zag, un arazzo diventato maniche, scollo, dritto e rovescio. Lo vede alla Rinascente e lo pubblica subito sul giornale. Nel 1967 Arianna avrà in copertina una modella con una creazione Missoni.

Ai giornalisti diceva: “non mi chiedete di moda, non ne capisco nulla, fa tutto Rosita”. E anche che quella fantasia, così riconoscibile, secondo lui era frutto di un caso, delle macchine che avevano in maglieria, che prima facevano le righe e poi lo zig-zag.

Che sia o meno andata così poco importa adesso. “Dietro un grande uomo c’è una grande storia” dicono, “dietro un grande uomo c’è una grande donna” dicono anche, sicuramente dietro quell’etichetta “Missoni” c’è un pezzo della storia della moda italiana.

Che sia o meno andata così poco importa adesso. “Dietro un grande uomo c’è una grande storia” dicono, “dietro un grande uomo c’è una grande donna” dicono anche, sicuramente  dietro quell’etichetta “Missoni” c’è un pezzo della storia della moda italiana.

Maria Teresa Squillaci

About Maria Teresa Squillaci

Maria Teresa Squillaci
Caporedattore Moda&Costume. Giornalista. Ho lavorato a La Stampa, Rai News24 e Sky Tg24. Nata a Roma, ho vissuto a Madrid dove lavoravo come ufficio stampa e social media manager. Scrivo di tutto quello che mi capita, dalla politica, alle sfilate, ai bigliettini di auguri, ma la cosa più difficile che ho fatto è stata scrivere questa auto-biografia. Twitter: @MTSquillaci

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