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«Emergenza». Una proposta di filosofia della mente

Il dualismo emergente di William Hasker
Oggi i filosofi che vogliano esaminare il problema del rapporto tra mente e corpo alla luce delle recenti conoscenze neuro-fisiologiche, fisiche e chimiche non possono non trovarsi fra due radicali e diverse impostazioni del problema comunemente discusse: il materialismo (nelle sue forme riduttive e non) e il dualismo sostanziale. Secondo quest’ultimo la persona è una sostanza che nelle sue proprietà è completamente differente dal corpo. Tale sostanza sarebbe dunque immortale e relazionata al corpo in maniera non necessaria.

Entrambi gli approcci al problema riservano vizi di riduzione o falsificazione dell’esperienza mentale : nel primo caso, le interazioni descritte dalla fisica riconducono in termini di particelle o cromosomi tutto ciò che ci rende autenticamente umani come la la giustizia, la religiosità, la ricerca della verità, la distinzione tra bene e male e così via. Ci appare difficile dare giustificazione di tutto questo in termini meramente fisici.
D’altro canto il dualismo sostanziale non pare essere una risposta sufficientemente esaustiva alla problematica del rapporto mente-organismo materiale: in che modo una sostanza radicalmente diversa dalla materia può provocare e interagire con stati fisici nel sistema nervoso e dare spiegazione a un rapporto ciò nonostante così stretto fra le due parti?
Una risposta soddisfacente alle problematiche qui evidenziate è dato dal concetto di emergenza, alla base della filosofia della mente di William Hasker: «The core idea of emergence is that, when elements of certain sort are assembled in the right way, something new comes into being, something that was not there before».
Per chiarire prendiamo l’esempio di un’equazione matematica: sostituendo le variabili con certi valori all’interno di un sistema di coordinate, otterremmo l’immagine di un frattale. Non è aggiunto dall’esterno, ma è in realtà originato e qualitativamente distinto dagli elementi costituenti che l’hanno prodotto, quando viene raggiunta una certa configurazione sufficientemente complessa da permetterne l’emergere dal livello più basso, ciò è appunto definito «emergenza».
Possiamo parlare di emergenza anche in biologia, quando un insieme di materia combinandosi in un certo modo in una certa situazione da origine alle cellule, le quali collocandosi in una determinata struttura in numero sufficiente danno vita a fenomeni come la sensazione, la coscienza di sé e tutto quello che caratterizza un essere vivente evoluto. Se il caso di emergenza, riguardante il frattale e l’equazione, può essere accettato facilmente, diventa difficile dire lo stesso per il caso biologico. 
L’emergenza, nel caso biologico, non consiste nel prodursi di nuove proprietà o nuove funzioni, ma ha la capacità di dare vita a nuove entità individuali complesse, come la nostra mente: «If this where the case, we would have an emergent individual, an individual that comes into existence as result of a certain configuration of the brain and nervous system but that is not composed of matter which makes up that physical system».
In sostanza la nostra mente, o per meglio dire la nostra anima è frutto di una configurazione della materia del nostro sistema nervoso, che raggiunto un certo grado di complessità, fa emergere un livello superiore non riducibile, seppur sempre dipendente rispetto a quello inferiore: a thing in itself.
Non è nulla di magico o che appare all’improvviso: nasce dalla potenzialità della materia. È questo ciò che rende l’organismo umano una persona cosciente, piuttosto che i semplici eventi fisici che lo sorreggono.
Hasker lo spiega con una metafora molto efficace: la mente sta al sistema nervoso come il campo elettromagnetico sta alla calamita che lo produce. La mente è un’entità fenomenica dell’evento fisico alla base del cervello, seppur non riducibile nel suo funzionamento a quest’ultimo particolare. La mente è sostenuta dall’organismo e senza di esso chiaramente non è nella condizione di funzionare. A certi attributi che vengono definiti dall’attività non riduttiva dell’anima corrisponde l’attivazione di certe parti del cervello, evitando dunque di suddividere l’integrità della persona stessa come accade in certe forme dualismo e non entrando in conflitto con le attuali teorie scientifiche (tra cui la teoria evoluzionistica).
Non male no?
Per chi volesse leggere qualcosa di più: J. B. Green, In Search of the Soul. Four Views of the Mind Body problem, InterVarsity Press, Eugene Oregon, 2005-2010.

Alessio Persichetti

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